23 giugno 2008

FUTURO. E se ricapita l’occasione? Facciamo il medesimo errore

"Ah, se potessi tornare indietro, come si fa con la memoria d’un computer!" Quando si ripristina il sistema a una data voluta, ammettiamolo, questo è il pensiero che fa capolino. La soddisfazione della palingenesi, di poter rinascere o ripartire come se niente fosse, poniamo, dal I gennaio del 2001, almeno nel piccolo mondo del pc, è bilanciata dal rimpianto di non poterlo fare nella vita vera. Perché non è stato ancora inventato un sistema per "salvarla" a futura memoria. Sì, ci sono parecchi personaggi, più o meno truffaldini, che nella Storia si sono definiti "Salvatori", ma nessuno di loro ha funzionato davvero. Ci vorrebbe un Web-master potentissimo
I matti sono, in questo, avvantaggiati. Non comportandosi in base ad una logica, cioè secondo la propria personalità e il proprio carattere, ma casualmente, può accadere che al ripresentarsi della medesima situazione possano prendere finalmente una decisione saggia.
Ma per noi comuni uomini "normali" dotati di una certa razionalità e coerenza, lo svantaggio è evidente. Perdurando il nostro concetto di "utile" personale, la nostra visione del mondo, la nostra psicologia, insomma continuando ad avere la medesima mentalità, è inevitabile fare il medesimo errore che vorremmo cancellare.
Perciò mi piace il neo-proverbio, sotto forma di aforisma crudele, alla Woody Allen, che la Mustang, un sito americano che invia vignette "filosofiche" con proverbi, detti e aforismi al Newsgroup alt.binaries.clip-art (uno dei 60 che ho sottoscritto nella mia posta). Ne riporto (v. in alto) solo l’aforisma. E’ vero, sarà amaro, ma a pensarci bene, "Il futuro è il periodo in cui avresti dovuto aver fatto quello che non stai facendo ora". Che è come dire: inutile sperare in un ravvedimento, l’oggi è il tempo degli errori, il domani del pentimento. Siamo noi, non il tempo che passa, il problema.
E i fortunati, non si pentono? Si pentono anche loro, perché ogni uomo ha in mente un proprio "voler essere" al quale si rapporta. Per questo, è noto, il ricco è più infelice del povero, perché assaporato il primo grado della ricchezza aspira ad arrivare al sommo della scalinata. E perciò cova ambizioni e invidie terribili. A nulla vale obiettare che con la sua fortuna uno sfortunato ci sguazzerebbe benissimo sentendosi un Paperon de’ Paperoni: la sfortuna del "fortunato" è proprio questa, che è fortunato a metà. Il Caso lo tortura, almeno così a lui sembra:
gli offre il caviale, ma dentro uno stretto collo di bottiglia.
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JAZZ. Una registrazione d'epoca di "One Sweet Letter From You" registrata l'11 settembre 1939 a New York dall'orchestra di Lionel Hampton, che vale solo per il caldo e barocco assolo iniziale del sax di Coleman Hawkins. Il trasandato e svociato vocal dovrebbe essere dello stesso Hampton. Diciamo che rovina il brano. Come si dice a Milano: "Ofelè fa el to mestè", pasticcere, fà il tuo mestiere. Il video è un mistero: un'immagine fissa che non riesco ad attribuire né ad Hawkins, né ad altri musicisti del gruppo (tra cui Chu Berry, Hampton, Chistian, Gillespie, Cozy Cole). Chi mi aiuta a risolvere il nistero iconografico?

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18 giugno 2008

DELITTI PERFETTI. Attenti ad acquistare set di coltelli in tv

Ma benedett’uomo, lo sa che i magistrati lo vedono come il fumo negli occhi, e che ogni volta che lui si insedia a Palazzo Chigi tirano fuori ogni genere di imputazioni e processi. Sarà pure una vittima, ma il Cavaliere certe accuse se le cerca. Prendiamo il caso dei coltelli. Che bisogno aveva di acquistare un nuovo set di affilatissimi coltelli? Non è una provocazione della Sorte? Come se poi in cucina ci fosse lui e non il suo cuoco. (In quanto alla moglie Veronica, ha l’aria intellettuale di chi non sa cucinare neanche un uovo al tegamino).
Non solo, ma ha comperato la serie di coltelli addirittura pubblicamente, in una televendita, come riferisce non la Gazzetta di Roccasecca ma il Corriere della Sera. Dico io, ma si può essere più imprudenti? Con milioni di telespettatori testimoni a carico?
Anzi, lì per lì, i buoni conduttori del programma televisivo di televendite avevano pensato al solito scherzo d’un buontempone. La voce era perfetta, ma ormai i Fiorello che imitano Berlusconi non mancano. Però carta canta, e di fronte agli estremi del bancomat e all’indirizzo della villa di Macherio dove inviare i coltelli, si sono dovuti ricredere.
"Conveniente" il set di coltelli? Non sappiamo. Fatto sta che subito dopo l’azzardato acquisto pubblico di coltelli da parte di Berlusconi, due episodi gravissimi accadevano. Guarda la malasorte. Sempre il Corriere della Sera online poche ore dopo (i delitti perfetti, si sa, si compiono in una manciata di minuti, tra due alibi) annunciava che nelle campagne di Ugento (Lecce) era stato ritrovato il coltello dell’omicidio Basile. Gli accertamenti diranno se è quello del delitto. Ma intanto, mettetevi nei panni degli investigatori: con quel po’ po’ di indizio a carico del premier, che dovrebbero fare? Ditelo voi.
Non solo, ma quando la jella ci si mette, il Popolo della Libertà non va a stravincere in modo plebiscitario in Sicilia, nota patria del coltello, tanto che pare che i contadini locali lo usino ormai al posto della forchetta, anche per arrotolare gli spaghetti? Ahi, ahi, Cavaliere, cominciano ad esserci indizi convergenti.
Nel frattempo, mentre a Palazzo Chigi si attendono nuove comunicazioni giudiziarie, i set di coltelli (ma che ci avranno mai da tagliare ‘sti italiani?) vanno a ruba nelle televendite della cattivissima Vanna Marchi, richiamata a furor di popolo siculo in permesso speciale dal carcere per una, diciamo così, "televendita di beneficienza". A chi? A se stessa, of course. Col bollino "Berlusconi’s Knife" ora costano il doppio: tanto poi con villa Macherio fanno a metà, capito er business?
Naturalmente, per salvarsi dall’accusa di "incitamento a compiere delitti" la confezione speciale "per appassionati di riti voodoo" ("Uccidi virtualmente il tuo capo-ufficio", "Finisci tra una pietanza e l'altra il tuo convivente", "Invita per l'ultima cena il tuo avversario politico", erano gli slogan davvero di cattivo gusto della manchette pubblicitaria), una postilla in caratteri piccolissimi, secondo le recenti norme UE, spiega che "non bisogna provare questi coltelli su bambini minori di 6 anni". Così rientriamo nella legge.
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JAZZ. La grande orchestra di Fletcher Henderson, in una tarda (1937) versione del celebre Stampede del 1926 (cfr. Study in Frustation). Qui siamo alla fine della carriera del genio Fletcher, quando si era ridotto ad arrangiare per Goodman. Qui il tutti orchestrale ha la meglio sul solismo (brevi soli di Emmett Berry tp e Chu Berry tenor). Il brano è irriconoscibile, ma diversamente delizioso. Piuttosto si apprezzi la raffinata regia dell'aitore del video: un disco a 78 gira su un pregiato mobile di radica dell'epoca con un rarissimo cambiadischi automatico perfettamente funzionante. Una cura della ricostruzione filologica quasi commovente. E per essere un 78 giri la riproduzione è accettabile.

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17 giugno 2008

ODI FREDDI. Narcisista ex-seminarista, più anti-cristiano e anti-ebraico che ateo?

Però, anche suo padre, che caratterino: si laurea studiando di sera per gelosia della laurea del figlio. Lo capisco il Piergiorgio, i suoi odi freddi e il suo esibizionismo per prendersi la scena partono dalla famiglia. E dai suoi quattro anni di seminario (oddio, ve l’immaginate don Odifreddi?). Del resto, la Chiesa la devi frequentare per disprezzarla. Preti e suore, se li conosci li eviti. Poi, dice che “uno si butta a sinistra” (Totò). E infatti l’ex-seminarista diventò prima comunista e poi ateo militante, ma sempre con la Bibbia, i Vangeli e Gesù in bocca, sia pure formalmente per criticarli. Come non capirlo, non dirò giustificarlo, sul piano psicologico?

E invece, a proposito, chi è che difende la Chiesa anche quando è indifendibile? Chi non l’ha conosciuta e quindi non la evita. I politici clericali che la strumentalizzano senza aver mai messo piede in parrocchia o al catechismo, come tanti anni fa il toscanaccio non credente Pera (ricordate?), altro personaggio che amava stare sotto i riflettori, o il super “ateo devoto” Ferrara, che da piccolo abitava a Mosca nei palazzi privilegiati per gli apparatnicki dei partiti comunisti stranieri, come il padre Maurizio, comunistone, sposato - se non sbaglio - con la segretaria di Togliatti.
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DAL SEMINARIO A SANTIAGO DI COMPOSTELA.
Odifreddi, che è docente di matematica e scrittore di molti libri brillanti e polemici, non solo ha fatto il seminario e ha letto e interpretato la Bibbia, non solo è stato comunista, ma poche settimane fa, in uno dei suoi tipici eccessi di esibizionismo narcisista alla Pannella (come dire: “Faccio qualunque cosa, vado anche col Diavolo, purché si continui a parlare di me”), ha fatto anche a piedi il cammino di Santiago di Compostella, come i pellegrini credenti e un po' fanatici, discutendo di Dio - è proprio una fissazione - col cattolico Valzania (Rai). Lo ha rivelato Claudio Sabelli Fioretti, gran camminatore che era con lui e che lì avrà deciso di intervistarlo, prima di ritirarsi.

Vabbè, allora anch’io nel mio piccolo ho fatto l’asilo dalle suore. Che odiavo. E di odi caldi, non odi freddi. Erano, come tutte le suore, cattivissime. Inutilmente, autolesionisticamente, perfide. Capirai, piove sul bagnato: donne e per di più religiose e represse. Quando c’è (e l’ignoranza la rende inevitabile), in questi casi la cattiveria diventa davvero ottusa. Solo rarissimi maschi, i più infantili, riescono ad imitarla. Oppure i bambini. All'asilo infatti mi vendicai tagliando con le forbici una spazzole monacale. Fecero il diavolo a quattro e convocarono mia madre. Il reato era grave: rovinare una spazzola a una che è insieme suora e donna. Dico, ma li avete mai osservati bene gli abiti delle suore? Non fanno una piega. Mai una chiazza di unto. Sembra che stiano sempre a stirarsi, lavarsi, spazzolarsi, imbellettarsi, ‘ste vanitose di Dio.

Ma io avevo cinque anni e non avevo ancora coscienza di me quando avevo questi odi caldi, mentre Odifreddi ne aveva 18 quando stava in seminario, era psicologicamente adulto, e la cosa è più grave. Questa sua ambivalenza (nell'intervista - v. in basso - dice che in fondo la Natura è Dio, e che uno scienziato non può non essere in qualche modo "credente", sia pure in un ordine superiore) spiega forse l'acredine, ma non farà piacere ai comuni amici dell’Uaar, l'associazione degli atei.

Peccato, però, perché forse non a suo padre, ma a me il narcisista Pierluigi risulta un personaggio in fondo simpatico, sempre sopra le righe. Un attore nato. Sembra fatto apposta per la televisione all’italiana, dove infatti è sempre presente. Poi sa parlare a effetto, ama la battuta rapida e tagliente come piace ai registi tv. Ho duramente polemizzato con lui sul Salon Voltaire (basta inserire "Odifreddi" nella finestra di ricerca in alto, a sinistra) perché considera "fascista" lo stato di Israele.
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LE ACCUSE INGIUSTE A ISRAELE.
Sono insorto quando ha detto – e ora nell'intervista di Sabelli Fioretti sulla Stampa lo ripete – che Israele è uno stato autoritario e fascista, con argomentazioni che non tengono conto della pervasività e dell'autoritarismo di ogni Stato, e prendendosela con l'unico Stato democratico accerchiato e in guerra. Le accuse di anti-sionismo, anti-semitismo e – ora con la rivelazione del Seminario si capisce meglio – anche anti-giudaismo, se le va proprio a cercare.

Ma è una bugia colossale, come si spiega in questo articolo: Israele è uno stato liberale, con luci ed ombre, come tutti, dove c’è dibattito, ci sono contrasti molto aspri, il Governo non è né più né meno democratico di quello di Francia, Gran Bretagna, Germania o Stati Uniti. Anzi, rispetto all’Italia c’è infinitamente più libertà per la scienza (i ricercatori israeliani sono tra i primi al mondo) e per i diversi. I gay vi accorrono anche dai Paesi arabi e dalla cosiddetta Palestina. Gli arabi vi vivono indisturbati, praticando la religione islamica e facendo affari: lo stesso non si può dire per gli ebrei nei Paesi arabi (o nell’Urss tanto amata dal matematico). Ma Israele è un Paese in guerra. Guerra che non ha iniziato ma ha subìto. E' stato attaccato, è tuttora accerchiato da arabi e terroristi d’ogni tipo che vogliono distruggerlo. E Israele, checché ne pensi Odifreddi, ha tutto il diritto di difendersi con ogni mezzo. Se no, muore.
Lo sa Odifreddi quanti fastidi e limiti per i cittadini c’erano in tempo di guerra in Gran Bretagna, Stati Uniti, Francia e Italia? Altro che Israele! Qui, anzi, riferiscono i cronisti, l’umanità e la dolorosa sopportazione dei suoi abitanti permette ogni giorno veri e propri miracoli, primo tra tutti cercare di vivere "quasi" normalmente sapendo che da un momento all’altro si potrebbe saltare in aria per un attentato.
PIU’ ANTI-CRISTIANESIMO E ANTI-EBRAISMO CHE ATEISMO. Poi c’ il sospetto, che riguarda gran parte degli atei italiani, di essere in realtà più che atei degli anti-cristiani e anti-ebrei, contro cioè la cosiddetta civiltà “giudaico-cristiana”. Come mai? Forse per spirito di opposizione, visto che cristiani ed ebrei li abbiamo in casa e hanno contribuito a formare la società occidentale moderna. E Odifreddi molto spesso dà l’impressione di essere più che ateo un anti-ebreo, un anti-cristiano (anti-cattolico in particolare). In questo va ad antipatia, curiosamente è poco razionale, i suoi sono odi caldi, non freddi. Infatti non si pone il problema razionale della pericolosità delle religioni, di quanto oggi possano realmente incidere sulla libertà e la vita dei cittadini. Altrimenti saprebbe che mentre il Cristianesimo ha tiranneggiato e asservito le coscienze e perfino ucciso in passato atei, eretici e blasfemi (ma oggi non più, grazie alla dura lezione impartita dal Liberalismo), mentre l’Ebraismo non ha mai fatto nulla di simile, e a differenza del Cristianesimo (anzi, neanche fa missionarismo, cioè non cerca neanche di convertire), l’Islamismo al contrario è sempre a caccia di anime e corpi, cerca di convertire, anche con la forza, e – ne parlano quasi ogni giorno tutti i giornali – tortura e uccide atei e peccatori, “blasfemi” ed eretici, e in alcuni casi anche islamici di altre tendenze. Quindi per un razionale, tanto più ateo, l’islamismo dovrebbe essere il vero nemico, non certo l’innocuo e liberale ebraismo, o una Chiesa ormai senza artigli. Perché le religioni non sono tutte ugualmente aggressive, e gli atei davvero razionali dovrebbero perciò concentrare i propri sforzi contro le più pericolose. Ma Odifreddi, invece, mentre continuano le violenze e le stragi islamiche, continua imperterrito la sua personale e inutile campagna contro il Cristianesimo, specie cattolico, e l’Ebraismo, o Israele. Questo ci divide in modo irreparabile.
E CI SONO ANCHE COSE IN COMUNE, MA... Poi ovviamente ci sono cose apprezzabili che sono anche mie, come almeno l’asserita “razionalità”, l’humour, l’amore per la scrittura, il polemismo, l’ateismo stesso come metodo agnostico e relativista, fino alla divulgazione scientifica (il mio campo è l’alimentazione) e alla piccola curiosità del nome significativo (il mio è più bello del suo: "Invero laico"). Ma è per questa sua ricorrente caduta nell’astio irrazionale e immotivato contro Israele e l’ebraismo (e mai, guarda caso, contro l’Islam o le altre religioni) che non l’ho inserito tra i "miei personaggi" come avrei voluto (v. colonnino accanto). Sì, perché in questo la sua polemica rischia spesso di apparire emotiva, caratteriale, oppure recitata, “di ruolo”, puramente teatrale, esibizionistica, chissà. .
ATEISMO NOBILE E ATEISMO MESCHINO.
Ma l'errore più grave per un laico è confondere tra Chiese, cioè le strutture di potere delle religioni, e i credenti. Certo, tutti noi abbiamo sempre pensato, che i Cristiani, anche al di là dell’etimologia, siano un po’ cretini. Io me ne sono accorto a 8 anni, leggendo le sciocchezze del catechismo. A 14 anni ne ero assolutamente certo. Ma con che animo andare a urlarlo in faccia alla vecchietta inginocchiata nella chiesetta del villaggio? Suvvia, ci vuole tutta la "crudeltà" un po’ infantile d’un ex-seminarista pentito per prendersela con i credenti stupidi anziché con i papi furbacchioni.
Perché noi atei, signorilmente pietosi dell’ignoranza e immaturità altrui, abbiamo evitato finora di offendere inutilmente le religioni davanti al popolino (che non capirebbe). Sarebbe stato come sparare non sulla Croce, ma sulla Croce Rossa. Il postulato, il mai dichiarato finora gentlemen agreement, era duplice. Mai parlare di Dio, sia pure per negarlo, tra intellettuali, quasi tutti atei: sarebbe stata considerata una caduta del gusto, come parlare di oroscopi tra donnette. Tanto meno, un intellettuale, anche l'ateo più duro, doveva perdere il tempo e la faccia a polemizzare attorno al presunto Dio con la gente semplice.
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I SECONDI FINI DELLA FEDE.
E' ovvio per mille segni che questo Dio non c’è, che nessuna divinità può esistere, e che gli Dei conclamati lo sono solo per invenzioni del Potere di leggendari Sacerdoti-Re che avevano di fronte torme ignoranti e quindi paurose (cfr. a Roma il Rex Pontifex Maximus, capo supremo, sommo sacerdote e costruttore di ponti: oggi diremmo capo del Genio Militare), divenute poi Tradizioni assurde e incomprensibili. Tanto che perfino la gente che crede di essere "credente" in realtà è attaccata non all'essenza etica della religione (p.es. vivere onestamente e amare il prossimo), che è solo un furbo pretesto inapplicato da tutti, ma vuole lo spettacolo delle antiche tradizioni rituali, le rassicuranti certezze che de-responsabilizzano e rafforzano i "deboli di spirito" (cfr. Gesù), cioè gli scemi, e nella religione cattolica il comodo perdono a buon prezzo dopo aver fatto i propri comodi egoistici. E se donne mature e uomini con la barba si piegano davanti a ridicole immaginette adatte a bambini di 3-5 anni, lo fanno in modo obliquo, per nostalgia dell’infanzia e della mitica Età dell'oro della semplicità perduta. Ecco il fascino antropologico e psicologico delle religioni sui poveri di spirito.
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SOTTOCULTURA E PSICOLOGIA DELLE RELIGIONI.
E' così che tutte quelle sciocchezze sono state sapientemente fatte diventare cultura, vissuto personale. Eh, ma Odifreddi questo fattore "culturale" antropologico che purtroppo svolgono le superstizioni, non lo capisce. Noi, invece, per combatterlo dobbiamo prima capirlo.
E' proprio questo carattere psico-patologico e culturale che impedisce alla nostra Ragione di far breccia sui semplici, i cosiddetti cretini. Ma non sono loro il vero obiettivo della nostra azione intellettuale. Sarebbe stupido l’intellettuale che perdesse tempo col credente per dimostrargli che è da stupidi credere. Un missionarismo al contrario. Il vero stupido sarebbe il professore, ignaro di psicologia, non il contadino.
Poi venne Odifreddi, a dare del cretino in tv o sui libri solo al povero cattolico, al povero ebreo qualunque. Un po' sospetta questa fissazione sul filone giudaico-cristiano appreso dalla Bibbia in seminario. E gli inventori originali delle varie religioni? Altro che cretini, erano furbissimi. La religione non è un calderone in cui tutti sono uguali. C'è un abisso tra papi, cardinali e preti, e la gente semplice e ignorante (o con qualche problema psicologico) che li ascolta e gli dà credito. Possibile che Odifreddi non lo afferri? O anche lui disprezza la psicologia e l'antropologia?
Noi laici, anticlericali e atei siamo severi con le Chiese e con chi diffonde superstizioni, ogni genere di superstizione, per calcolo di potere, ricchezze e privilegi, o per ignoranza. Ma dobbiamo avere umana compassione per i plagiati, per le vittime dell’ignoranza e dei deficit psicologici. Ebbene, questa differenza, per niente sottile, l’inutilmente "crudele" Odifreddi, se non l’ha capita finora non la capirà mai. Per il resto, abbiamo le medesime idee.
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L’intervista a Odifreddi sulla Stampa è leggibile sul sito di Claudio Sabelli Fioretti. In alto la copertina dell'ultimo volume di Odifreddi: Perché non possiamo essere cristiani, ed. Longanesi.
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JAZZ. Una testimonianza storica è il concerto dal vivo nel tipico jazz club Half Note (NYC) del quintetto di Lennie Tristano, grande innovatore dello stile del piano e del cool jazz. Il brano è 317 East 32nd (durata 9::45). In evidenza oltre a Tristano al piano, Warne Marsh. Il quintetto era costituito da Lee Konitz (as) Warne Marsh (ts) Lennie Tristano (p) Sonny Dallas (b) Nick Stabulas (d). Giugno 1964.
AGGIORNATO IL 27 DICEMBRE 2014

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11 giugno 2008

ARCHEO. E meno male che ci sono i Carabinieri: acquisiti nuovi reperti

I Governi passano, ma loro, i Carabinieri, per fortuna restano, silenziosi, magari lenti, ma tenaci e con una memoria da elefante. Perché, se fosse per i politici, staremmo freschi: chi pensa al patrimonio artistico, ai reperti archeologici in Italia? Nessuno. Ne sa qualcosa un'altra "benemerita", Italia Nostra, che denuncia in continuazione trafugamenti di opere d’arte e reperti archeologici, danni al patrimonio artistico, tentativi di distruzione di monumenti, furti, cambiamenti di destinazione. Inascoltata.
I politici, con la loro ottusa equiparazione Politica=Elezioni, e il populismo teatrale delle "Grandi Opere" con la scusa falsa che "portano voti", in realtà spesso inutili al cittadino (ma utilissime ai grandi industriali, che poi si disobbligheranno dando soldi ai partiti), non amano l’arte, la cultura e la Storia. Gente rozza e di poca cultura, per lo più avvocaticchi del Sud e ragiunatt del Nord, credono furbamente, da stupidi, che la cultura non serva alla Politica. Non si lamentino, perciò, se gli intellettuali hanno ormai inserito in blocco la classe politica italiana in un virtuale Index Stultorum, l’indice dei cretini. Perciò ringraziamo, ancora una volta i Carabinieri.
Si è svolta a Roma, il 6 giugno 2008, presso la sede del Reparto Operativo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale una conferenza stampa nel corso della quale sono state illustrate le complesse attività d’indagine, attuate al fine di contrastare i traffici illeciti di materiale archeologico trafugato da numerosi siti italiani.
È stato recuperato un ingente quantitativo di reperti archeologici: circa 2000 tra integri e ricomposti, oltre 1800 frammenti, 500 monete in argento e bronzo. Le indagini, denominate "Eufronio 2" e "Rutuli", sono state dirette dalla Procura della Repubblica di Roma.
L’esito della operazione definita "Eufronio 2" è il seguente. Gran parte dei beni recuperati presentano rilevante interesse storico-archeologico – come un nuovo e inedito frammento della Kylix del V sec. a.C., opera degli artisti Eufronio ed Onesimos - e proviene da diverse aree geografiche dell’Italia: Etruria meridionale (Cerveteri), alcuni dalla "Tomba delle Cinque Sedie", Apulia, Campania e altre regioni meridionali. Tutti i reperti ceramici sono pertinenti a contesti di diverso tipo (funerari, depositi votivi, abitativi). Il valore approssimativo dei beni sequestrati è stimato in oltre 1.000.000 di euro.
Quanto all’operazione "Rutili" l’azione investigativa è stata indirizzata sulle aree archeologiche di Ardea, Anzio, Satrico e Lavinio, (anticamente abitate dal popolo dei "Rutuli"), ed ha consentito il recupero di migliaia di reperti. Tra i reperti spiccano, per rarità e importanza: - una grossa maschera votiva di dimensioni superiori per due volte a quelle reali; - una statua femminile frammentata in terracotta, seduta su un trono, relativa ad una divinità, attualmente oggetto di approfondimenti scientifici. Se immessi sul mercato clandestino, il valore economico complessivo dei beni recuperati sarebbe stato di due milioni di euro.
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JAZZ. La stupenda e purtroppo mai davvero popolare CBBB, cioè la Clarke Boland Big Band organizzata dall'italiano cosmopolita Gigi Campi (restano su MPS dei 33 giri indimenticabili), che oscurò quasi tutte le grandi orchestre moderne per brillantezza, verve, impeto e ritmo, è qui presente con un brano minore ma interessante e complesso come una suite scritto per la colonna sonora di "Fellini 712" (deformazione tipografica inevitabile di "Fellini 7 e mezzo"). Durata, oltre 9 minuti. Al posto del filmato moltissime belle foto di musicisti della CBBB (tra cui Johnny Griffin, Kenny Clarke, Francy Boland, Dusko Goykovich, Sahib Shiab, Ronnie Scott, Benny Bailey, Tony Coe, Eddie L. Davis, Ake Persson, Jimmy Woode, Idrees Sulieman), ma anche musicisti che non c'entrano niente, manifesti di film di Fellini ecc.

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06 giugno 2008

STUPRI ETNICI. "Uomo morde cane": donne italiane vendicate

Poi dice che uno fa il cinico. In realtà è la notizia in sé che è ghiotta. A Patrica, paesino della Ciociaria (Frosinone) alle falde dei monti Lepini, dove d’inverno si beve la "acquata", un vinello leggerissimo di seconda spremitura ottenuto dopo aver aggiunto acqua ai graspi già spremuti, questa volta stapperanno vero vino d’annata. Le donne del luogo – madri, figlie e nonne – che durante la guerra furono "marocchinate", cioè violentate dalle truppe del Marocco affiliate all’esercito francese, e le tante ragazze italiane violentate da immigrati marocchini d’oggi, sono state finalmente vendicate.
Un italiano, tale Gaetano Calicchio, dopo innumerevoli attacchi del nemico ad italici imeni, con sprezzo del pericolo, non rendendosi conto del gravoso compito di rappresentare, lui solo, l’intera Nazione italica in questa singolare guerra etnica per stupri, avrebbe controstuprato a Milano – secondo gli investigatori – una
ragazza del Marocco, scelta giovanissima, 13 anni, quasi avesse voluto imitare in una perfida citazione lo "stile marocchino".
Cambiano i tempi, andiamo sulla luna, anzi di più, su internet, eppure ancora un titolo come "Uomo morde cane" si fa leggere nei sonnacchiosi saloni di barbiere del vecchio Sud, come nella metropolitana di Milano. "Italiano stupra donna marocchina" si guadagna la posizione d’apertura su tutte le "Cronache italiane". E’ come il Chievo che torna in serie A, e quindi – possiamo sperare – le azioni Alitalia che salgono in impennata alla Borsa di Milano, gli abitanti di Napoli che fanno la raccolta differenziata, l’Italia che vende magliette a un euro alla Cina. Di più: un italiano che non si fa raccomandare dagli "amici". Insomma, una cosa rara o impossibile. Il tanto sperato dai giornalisti "Uomo morde cane". Eh, tutto è possibile, signora mia, ora anche gli italiani si mettono a stuprare le immigrate.
"Vento di destra"? Per caso c’è lo zampino della Lega Nord? E’ la seconda parte, la parte segreta, del vero "pacchetto sicurezza"? E se si trattasse addirittura dei prodromi di una strategia segreta di AN per disincentivare l’immigrazione clandestina, d’una contorta provocazione dei Centri Sociali, oppure dell’ottuso piano programmato da frange dissidenti di Forza Nuova per mettere in difficoltà la Destra di Governo? Ah, saperlo.
Intanto a quest’ora della notte, nella redazione della "Gazzetta dei Lepini" non c’è più nessuno, sono l’unico redattore rimasto, e un articolo di fondo lo devo pur scrivere sul fatto che domani, ne sono sicuro, sarà sulla bocca di tutti i patricani. Ma sì, finirò l’editoriale così: "Questo giornale esprime sdegno e vivo rincrescimento per l’accaduto alla giovanissima marocchina, e fa voti che questi barbari episodi non abbiano più a ripetersi. La violenza, è sempre riprovevole, e quella sui bambini in particolare. Ma come disse a discolpa il cinico capitano francese delle sue truppe nordafricane che nel ’45 avevano rastrellato casa per casa Patrica e Morolo rubando prosciutti e violando fanciulle (anche di nove anni), "si sa, i giovani sono giovani, e questa è una guerra".
E’ vero anche oggi, siamo in guerra, una guerra continua. Non crediamo che quelli di ieri o di oggi coinvolti nelle tragedie di Patrica o di Milano siano "giovani", anzi erano e sono vecchi dentro. Solo che la guerra è un altra: contro gli stupidi. E anche se Calicchio non sa nulla del passato, non sarà un curioso e giornalisticamente eccitante ricorso storico, quasi una Nemesi, a farci cambiare idea.
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JAZZ. La big band di Thad Jones (tromba) e Mel Lewis (batteria) in un brano dal vivo, probabilmente del 1966, "Once Around". Riconoscibili Roland Hanna piano, Joe Henderson e Eddie Daniels tenor sax, Jerome Richardson e Jerry Dodgion alto, trombe Danny Moore, Snooky Young. tromboni Jimmy Knepper, Garnett Brown, Eddie Bert, e Cliff Heather. Richard Davis bass. Durata. poco più di 3 minuti.

02 giugno 2008

LOVE. L’orgoglio dei "Lovers", noi etici, ma sani, lacto-ovo-vegetarians

"VEGETARIAN IS BETTER: ETHIC AND HEALTHY" (Anonimo).
Ma sì, "Vegetariano è meglio: etico e anche salutare". Per festeggiare il mio 2 giugno, data di nascita "molto ben scelta" – ha detto qualcuno – ho deciso di fare un piccolo regalo a me e agli amici vegetariani creando un appariscente simbolo grafico (v. nel colonnino in basso e il nuovo sito blog dedicato), che una volta tanto denoti il vegetarismo in positivo, con orgoglio, vitalità e allegria.
Ma sì, basta con le accuse sanguinose, mi sono detto nel mio giorno di festa. Niente più negatività. Altrimenti, a forza di maledire gli altri che mangiano carne, visti come "diversi" (ma i diversi non eravamo noi?), lanciando rimproveri e denunce, mostrando rivoli di sangue in foto, blog, video, manifesti e cortei – l’ultimo, quello del Veggie Pride di Roma, mal riuscito anche per questa assurda recriminazione – finiremo per sporcarci il grembiule come macellai e di ammalarci di cattive vibrazioni.
Che simbolo scegliere? Avevo pensato a un ravanello. Ma poi, niente insalata, mi sono detto: sarebbe come "parlare di corde in casa dell'impiccato", cioè offrire un argomento di sfottò ai nostri finti amici: "Che mangiate ogni giorno, insalata? Poverini". Non sanno, gli scemi, che "anche loro" dovrebbero consumare, secondo i Consensus internazionali di oncologia e cardiologia, almeno 6 porzioni tra verdure e frutta ogni giorno. Così imparano a fare gli spiritosi.
No, ci metto un simbolo più definito e tondeggiante, quindi meglio accetto psicologicamente, d’un colore forte che smentisca l’atonia, la debolezza, la perenne paura vegetariana. Un simbolo rosso, forte e vincente. Il pomodoro? Certo, sarebbe perfetto, visto che è molto più ricco di antiossidanti della mela e che il suo consumo è più facile, più completo (neanche il torsolo si butta), più abbondante (tra salse, insalate e salsa ketchup di cibo "tomato-equivalente" se ne può mangiare a mezzi chili), più resistente al calore (il doppio concentrato è un concentrato di licopene), più economico (il frutto meno costoso esistente) e più universale della mela.
Ma il pomodoro nel mio blog già c’era: è il simbolo dei miei Corsi, così ho scelto la mela rossa. Banale? No, perché è vistosa e usata solo come lavagna per scriverci sopra l’acronimo fantasioso che è davvero la cosa nuova della faccenda: LOVE. Ma sì, le iniziali di "Lacto-ovo-vegetarian", la definizione scientifica che i ricercatori danno del "vegetariano normale", pluralista, completo, statisticamente anche più sano e tranquillo – viste le difficoltà acrobatiche e perciò le insufficienze e tensioni dei fratelli vegan – ma anche senza tanti grilli per la testa, come l’illusione, l'utopia impossibile della non-violenza assoluta, visto che quando camminiamo uccidiamo formiche, ragni e vermi, e quando respiriamo oppure mangiamo la nostra cara frutta e verdura, ecco che i nostri macrofagi, il nostro lisozima, il nostro acido cloridrico, uccidono per noi virus e batteri. Che sono forme di vita complete. E, a proposito, non dobbiamo essere razzisti verso le specie: anche un ravanello o cespo d’insalata è un soggetto vivo che noi vegetariani o vegan "uccidiamo". Purtroppo non esistono cibi per l'Uomo davvero non-violenti, tranne i pochi frutti di piante e animali selvatici.
Realismo quindi, che vuol dire razionalità, scientificità e onestà. Niente bugie o ipocrisie. Ma anche un pizzico di orgoglio "vegetariano", ma vegetariano vero, parola che non deriva da vegetabilis (vegetale), ma da vegetus (sano). E infatti è la stessa radice indo-europea vag o veg, da cui il latino vigor, significa "forza". Insomma, vegetariano è bello, forte, e visto che è sano, anche sexy.
Da tempo rimuginavo sulla curiosa sigla formata da "Lacto-ovo-vegetarian". Un vegetariano, cioè che si alimenta in prevalenza (e nell’ordine, come consigliato da Scienza e Tradizione) di cereali (possibilmente integrali), legumi, verdure e frutta, ma con piccole integrazioni quotidiane di latticini e-o uova. Cibi di provenienza animale, ma "a basso impatto violenza", cioè ottenuti senza uccidere, profittando parassitariamente dei "frutti" che gli animali concedono. E, sia chiaro, anche gli allevamenti sono violenza, ma è una violenza inferiore a quella dell’uccisione. Scopo di una persona razionale e ragionevole non è "eliminare" ma ridurre, quanto più possibile e compatibilmente con la propria vita, il carico di violenza inutile nel Mondo. Tenendo conto che anche l’Uomo è una specie animale, e su di esso bisogna ridurre al minimo la violenza. Anche evitando un’alimentazione insufficiente, tossica, dannosa, innaturale, artificiale, ricca di radicali liberi.
Il paradosso è che in certi casi, e alla lunga, il meno violento è proprio il LOVE lacto-ovo-vegetariano, non il vegan. Infatti, la piccola violenza della selezione degli animali per indurli a produrre più latte e uova di quanto ne produrrebbero per i loro piccoli, ma anche la violenza dello stesso allevamento, sono spesso di gran lunga inferiori alla violenza che un uomo può fare a se stesso o ai figli col cibo sbagliato o carente (ma anche...lontano dai pasti). Penso ai lattanti rachitici o in fin di vita perché "allevati" con latte di riso o di mandorle. Penso ai cattivi rapporti umani che hanno molti vegetariani o vegan. Queste violenze non contano?
Certo, il lacto-ovo-vegetariano non deve esagerare con queste integrazioni animali non-violente, perché non tanto le uova (il colesterolo degli alimenti negli organismi sani viene pochissimo assorbito), ma i formaggi sono un rischio alto per uomini e donne, in caso di prolungati eccessi.
Mi sono chiesto dove mettere questo LOVE. Sul cuore no, perché, per come oggi è disegnato non assomiglia a nessun cuore reale. Gli antropologi hanno spiegato che è l'atavico, primordiale culo della donna, che l'uomo prendeva da dietro, come aveva visto fare agli altri animali (more pecudum, nel linguaggio della Chiesa). Perciò, come culo rovesciato e con grosse natiche, il grottesco cuore di oggi è diventato il simbolo del sesso e poi dell'amore. Mi chiedo, piuttosto, che penseranno i cultori del Sacro Cuore di Gesù.
Invece, su una mela rossa LOVE ci sta benissimo. Così, questo sito-blog d’ora in poi userà il simbolo forte e beneaugurante della mela rossa LOVE (v. in basso nel colonnino che fa da collegamento al nuovo sito vegetariano). E chi vuole potrà metterlo sul proprio blog o sito. E visto che la definizione scientifica è in inglese, piacerà anche ai bloggers e gestori di siti stranieri, specialmente anglosassoni. Facciamoci vedere, ma stavolta con un simbolo positivo, senza recriminazioni.
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INSERITE NEL VOSTRO SITO LA MELA ROSSA "LOVE" (Lacto-Ovo-Vegetarian) riportata nel colonnino in basso, ma col collegamento al presente articolo, che spiega lo spirito e le ragioni dell'iniziativa, così citando l'autore, secondo le prescrizioni minime della licenza Creative Common. Col tasto destro del mouse si può leggere il modello HTML della pagina blog. La stringa giusta da copiare è quella, verso il basso, che contiene l'espressione "orgoglio dei lovers". Si può anche inserire il logo senza collegamento, ma allora secondo i dettami della Licenza (cliccare sul rettangolino del logo) bisogna citare la fonte, cioè il sito di Nico Valerio http://nicovalerio.blogspot.com/, evitando ogni utilizzo improprio, contrastante con lo spirito del vegetarismo o commerciale.
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JAZZ. Il trombettista e grande stilista del be-bop Dizzy Gillespie in un audiovisivo registrato durante un concerto al Festival di Montreux nel 1977 col giovane virtuoso di tromba John Faddis.
Gillespie per vari anni fu vegetariano. Negli anni 80 all'albergo La Rosetta di Perugia, durante Umbria Jazz, prese le mie "difese", contro i colleghi critici che al tavolo del ristorante mi prendevano in giro, rivelando di essere diventato anche lui vegetariano. "He's right - disse loro indicandomi - and you are wrong people". Naturalmente sorrideva, ma intanto fece restare muti tutti i colleghi.

2 GIUGNO. Dopo il XX Settembre è la data più bella. Ma non per tutti…

Oggi ricorre una delle più belle date nazionali. "Ma il 29% degli italiani dichiara di essere all’oscuro di cosa sia successo il 2 giugno", nota il demografo Mannheimer sul Corriere di ieri. Ne sono offeso due volte. La prima perché sono nato proprio il 2 giugno, e la circostanza – dico io – dovrebbe ormai nota al Popolo Italiano. Ma la seconda è che è il giorno della proclamazione della Repubblica. Come laico predestinato (l’anagramma perfetto del mio nome è "invero laico"), non potevo evidentemente scegliere data di nascita più simbolica. Solo nascere il 20 settembre mi avrebbe dato più soddisfazione liberale.
Ed è un anniversario, il 2 giugno, per noi teoricamente più importante delle analoghe ricorrenze in altre Nazioni, come la proclamazione d’indipendenza degli Stati Uniti (4 luglio). Perché in Italia il 2 giugno 1946 non solo fu proclamato l’esito d’un referendum sulla forma dello Stato – monarchia o repubblica? Quelli, sì, che erano referendum chiari e semplici – ma acquistò il significato d’una vera e propria rifondazione dello Stato italiano.
Infatti, non solo la Repubblica bisognava proclamare (e la cosa fu indolore, grazie anche ai primi due Presidenti della Repubblica galantuomini, entrambi monarchici e liberali), ma doveva essere ricostruito l’intero Stato, distrutto da una guerra devastante e screditato da una monarchia che aveva permesso la dittatura, aveva abbandonato gli italiani dopo la sconfitta, e così aveva tradito il Risorgimento e la gratitudine dei liberali per i Savoia.
Ecco perché, dopo il XX Settembre, data della riunificazione dell’Italia, il completamento del Risorgimento liberale e la liberazione dal giogo della Chiesa, il 2 giugno è la più simbolica delle ricorrenze. Fa male, perciò, leggere in un articolo che per colpa di insegnanti fannulloni o senza intelligenza o senza il giusto amor di Patria, i giovani italiani non sappiano che cosa vuol dire il 2 giugno.
La festa della Repubblica fu istituita nel 1949, e dal 1950 fu anche una parata molto popolare delle forze armate. Stupidamente abrogata come festività nel 1977, fu reintrodotta nel 2001 dal presidente della Repubblica ex azionista Carlo Azeglio Ciampi, al quale va anche il merito di aver diffuso, con una insistenza benevola ma fortemente pedagigica, l’amore per la bandiera e per l’inno d’Italia. Come è vero che l’educazione serve! Ora tocca agli insegnanti e alle famiglie: si mettano in testa che il campanilismo e il provincialismo è da persone poco intelligenti, e finché si vanteranno solo di essere abitanti di Borgotaro, di Serino, di Borgone di Susa, di Agnone, di Milazzo o di Budrio, saranno sempre dei fessi qualsiasi. E che non potranno mai diventare europei senza sentirsi prima italiani.
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JAZZ. Un lungo e lirico assolo di John Coltrane, geniale stilista e tenorsassofonista del post-be-bop, col suo quartetto caratterizzato dal piano di McCoy Tyner e dalla batteria di Elvin Jones. Ma qui in "I want to talk about you", del 1962, si ascolta solo "Trane". Si tratta di un concerto dal vivo. Pessimo il video, quasi "solarizzato", grande la musica. Durata: 6:49.