15 marzo 2006

L'ABBACCHIO NEO-FASCISTA. Vegetariani di lotta e di potere

E' un appello che si ripete ogni anno, a Pasqua e a Natale (che ci sia dietro lo zampino - oops, stavo per dire lo "zampone" - della Chiesa?), quello dei vegetariani e degli animalisti. "Non mangiate agnello o altri animali". La Cronaca di Roma del Corriere, quasi a volerne fare un caso più politico (propaganda pre-elettorale?), visto che a Roma ci sono anche le elezioni comunali, intitola: L’appello della Cirinnà: «Basta con la strage di agnelli per imbandire le tavole» Gli animalisti contro il pranzo di Pasqua.      Vabbe', siamo persone navigate: sono cose che si fanno nei giornali schierati. E in Cronaca, poi, accade di tutto. Però noi da liberali e anticonformisti, sì, però anche da vegetariani della prima ora (record a Roma tra persone note: dal 1 gennaio 1970), anzi in qualche modo teorici del vegetarismo (abbiamo fondato club, studiato gli aspetti scientifici e storici, scritto libri, organizzato corsi, tenuto conferenze), come la prendiamo? Insomma, bando alle ciance, siamo contro o a favore?
      La prendiamo con molta ironia, anticipiamo subito. Da vegetariani e da pratici di cose politiche, oltre che di psicologia della comunicazione. Intanto la notizia del Corriere di oggi:
Di tradizione si tratta. Cotolette, arrosticini e spezzatino d’agnello, per Pasqua imbandiscono (non poco) le tavole degli italiani. A Roma, i piatti d’«abbacchio» vanno in realtà tutto l’anno. Lo sa bene il consigliere capitolino delegato per i diritti degli animali Monica Cirinnà che ieri, dal palco del terzo «Forum vegetariano» svoltosi in Campidoglio, ha invitato gli amanti degli animali «a rifiutare, soprattutto nell’imminente periodo pasquale, piatti a base di agnello o capretto, perché la ricorrenza non divenga l’ennesimo inutile massacro di animali». Nella Capitale sono circa 500 le associazioni che si occupano di ambiente, animali e, contestualmente, di alimentazione vegetariana. Il convegno, organizzato dal consiglio comunale di Roma, ne ha chiamate a raccolta alcune: «siamo un insieme disordinato che deve organizzarsi - ha detto Franco Libero Marco, presidente del «Forum vegetariano» - spero che un giorno tutte queste onlus abbiano concretamente la possibilità di riunirsi». Un’idea del genere sembra già essere andata in porto, e la Cirinnà incoraggia l’esperimento, «il Comune ha offerto un palazzo storico in cui decine di associazioni di donne hanno potuto riunirsi, possono farlo anche le onlus «vegetariane», magari spedendo una lettera al sindaco». Il fenomeno c’è, tra progetti del vivere vegetariano e gruppi «vegan» (gli ultraortodossi dell’universo in questione), i ristoratori se ne sono subito accorti. A Roma, ma non solo, aumentano i locali che offrono l’alternativa alla carne. Monica Cirinnà vorrebbe che si attrezzasse anche la tv: «Ho chiesto un impegno specifico per avere pari dignità nelle trasmissioni televisive di cucina, ai piatti di carne o pesce, sarebbe bene affiancarne uno vegetariano». Re. Do.
Be', intanto, caso strano, noi non siamo stati neanche invitati al Convegno. Forse perché non ammanicati politicamente? Altamente probabile in un "convegno" tenuto in piena campagna elettorale, a cui l'occhiuta segreteria del sindaco Veltroni (che gestisce direttamente, pensate un po', l'affidamento delle sale comunali, tanto è strategico nella loro "politica del far sapere", più che del fare...) ha concesso una bella sala del Campidoglio. Che se la chiedo io a nome dei liberali, anche se gli porto Cavour imbalsamato, non solo non me la danno, ma mi ridono pure dietro. A convegni del genere, poi, non si invitano mica i veri esperti, ma gli amici, i compagni di merende, sia pure "veg". Meglio se rosso-finto-verdi.
      E i vegetariani liberali, o peggio di Destra? Ma poi vi risulta che Marx, in nome della sfruttata classe degli erbivori, rifiutasse costolette di porco e beef-steck quando con Engels "cospirava" - si fa per dire - giocando a dama e scacchi ai tavolini dei caffè di Parigi o nei pub di Londra, finanziato da qualche dama aristocratica?       Del resto, lo stesso Mahatma Gandhi diventò vegetariano a Londra, non in India. Perciò chiediamo alla Cirinnà: come mai non c'è stato posto per un vegetariano esperto, "ma" di idee liberali? Per di più specializzato nello smontare leggende metropolitane e luoghi comuni della sotto-cultura dominante, anche a proposito di vegetarismo? O forse è proprio questa nomèa che ha dato fastidio? E questo solo per la forma, la cornice.
      Nella sostanza, peggio di peggio. Che significa chiedere di non mangiare l' "abbacchio" (romanesco, etimol: "agnellino da latte ucciso con una botta in testa") a Pasqua, o che so, il tacchino nel giorno del Tanksgiving? Non è la più cinica delle ipocrisie, il peggiore degli spot pubblicitari, per cercare adesioni al proprio club, o voti elettorali per una lista? E le cotolette, le salsicce, gli hamburger, le bistecche, le fettine, i polli e i conigli, e perché no, i pesci, "strafocati" (cfr., napoletano pop., sec.XIX-XX) tutti i giorni dalla PIT (Popolazione Italiana Tutta)?
      O forse l'abbacchio è intoccabile, sì, ma in quanto neo-fascista? E il suo rifiuto è "cosa da kompagni"? Magari molto snob, frequentatori di costosi ristorantini chic e à la page, e perfino (stranamente) spiritualisti, ma sempre kompagni? E allora i vegetariani fascisti, o nazisti, come Hitler?
      Quindi, per favore, smettiamola con le cretinate, le falsità e le ipocrisie infantili. Ma anche con le allusioni ad una "superiorità morale" di noi vegetariani, tutta da dimostrare. Perché io conosco dei vegetariani così mascalzoni e figli di puttana, così odiatori degli uomini, che il "nostro" Adolf in confronto era un agnellino, che dico, un abbacchio. Perché, cari amici, poi tutte le furbizie e falsità vengono scoperte. Insomma, ammettetelo, è stata almeno una gaffe organizzativa, politica e comunicativa. Proprio vero che solo "le persone molto intelligenti" possono impunemente architettare qualcosa. Non gli altri. Se volevate avere un titoletto di giornale in cronaca, cosa che dalle nostre parti non si nega a nessuno, per fare propaganda politica e associativa, magari per creare un nuovo piccolo Centro nel sotto-potere comunale, l'avete avuto.         Ma il vegetarismo è un'altra cosa. Gli esperti da convegno, poi, e i giornalisti, e i politici capaci di parlarne senza farsi ridere dietro, un'altra cosa ancora. E non ho ancora affrontato l'argomento "vegan", su cui cadono troppi asini. Ne riparleremo.

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2 Comments:

Blogger daniele ambrosini said...

se leggete storia del terzo reich di shirer,capirete che hitler non era vegetariano,ma gli fu consigliata una dieta del gènere per motivi di salute dello stòmaco;credo,a parte questa precisazione,che esistano persone morali o meno in ogni schieramento,paese,o razza;comunque, ritengo che porsi il rispetto e la sacralità della vita di tutti gli èsserei animati e provanti gioia e dolore,sia una prova di indubbia sensibilità d'ànimo;è dìfficile che un vegetariano sia un'èssere immorale,e se ciò lo è in qualche caso,non si può gettare un'esteso cono d'ombra sulla categoria.saluti,Daniele Ambrosini.titolare libreria antiquaria Fonte del Sole,via Sant'Agostino 28 rosso,50125 Firenze .e-mail fontedelsole@interfree.it

11 dicembre 2008 13:51  
Anonymous Anonimo said...

Semplicemente pensiamo senza criticare gli altri, Hitler può anche aver salvato 300 mucche evitando di mangiarle ma la sua pazzia lo ha portato ad uccidere essere umani, nel peggiore dei modi. La coscienza di un vegetariano è singola e la collettività serve per sensibilizzare un potenziale vegetariano deviato dalla massa o semplicemente dalle abitudini. E comunque siamo tutti vegetariani, solo c'è chi se ne frega delle sofferenze di una vita volta esclusivamente alla produzione di un povero animale nato in gabbia e morto in gabbia e la cui specie continuerà ad essere prigioniera finchè l'uomo non accenderà il cervello e spegnerà lo stomaco. E' bellissimo riuscire a vivere senza dover uccidere....

26 dicembre 2008 15:56  

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