01 febbraio 2012

POLITICI LADRI? I rimedi drastici ma sicuri, che non piacciono agli Italiani

vignetta_corruzione_italia (part da Mauro Biani) VIL RAZZA DANNATA (MA ANCHE D’ANNATA). Non scandalizza tanto che il tesoriere dell'inutile partito della Margherita (ideologia? differenze ideologiche con altri partiti?), ovviamente fatto eleggere perfino parlamentare, come càpita a quasi tutti i tesorieri, si sia appropriato di milioni di euro di tutti noi, soldi del finanziamento di Stato al suo partito, ma piuttosto

1. l'incapacità di Rutelli, fondatore e dirigente della Margherita, e dei suoi colleghi di controllare, e anche di capire le persone, e di scegliere in base all'onestà e ai meriti accertati. Si ritiene comunemente, infatti, che i dirigenti politici siano “intelligenti”, anzi, furbi. Però è altrettanto noto, e questa volta tra scienziati, che un minimo di comprensione psicologica sia doverosa in ogni persona intelligente; 2. la faccia di bronzo di chi evidentemente aveva già un “rimedio” pronto nella manica, e la mite pena che se tutto va bene lo aspetta; 3. il poco scandalo e, tutto sommato, le blande reazioni dei colleghi politici, che sanno bene quali sono le vere motivazioni dei candidati alla carriera politica, e dell'opinione pubblica (se ci fosse stato Berlusconi, avreste visto...), tra cui – horresco referens, esito a riferirla, tanto è atroce – la richiesta di “espulsione dal PD”.

Altro che stipendi dei parlamentari, la cosa certo meno grave di tutto il malcostume pubblico italiano, su cui però il ragioniere di Lodi, la casalinga di Macerata e il maestro in pensione di Caltanissetta ottusamente battono di continuo ripetendo sempre le stesse domande e lamentele sulla “Casta” a Zapping (Radio Rai 2). Qui c’è ben altro: un’attività criminale diffusa di spoliazione, ai danni dello Stato, cioè di tutti noi, intrapresa come unica speranza di carriera da chi si “iscrive alla Politica” in Italia. Partendo ovviamente dalla Provincia, perché pochissimi sono i politicanti di professione originari di Roma, Milano e delle grandi città. Si direbbe che la “carriera politica” sia oggi il furbo ultimo miraggio della gente di provincia, almeno quella che sa alla meno peggio “parlare in pubblico” (quindi rappresentanti di commercio, avvocati ecc.), come un tempo lo erano la carriera nell’esercito, tra i Carabinieri, nella Chiesa. Nel Sud soprattutto, ma anche del Nord.

I rimedi? Ne proponiamo sei, non uno di meno. E funzionano solo se presi tutti insieme:

1. Pene molto aumentate per le grosse cifre (un tipo così, p.es., dovrebbe stare in carcere 10 anni),
2. No al finanziamento pubblico dei partiti,
3. Obbligo dei partiti a rendiconti certificati da società professionali, alla trasparenza e all'ordinamento interno democratico,
4. Liste elettorali stilate solo dopo reali elezioni primarie popolari (controllate da osservatori di altri partiti), con auto-candidature dei cittadini rispondenti a precisi requisiti di merito, eccellenza e moralità.
5. No alle liste coi nomi di una persona o con una persona proprietaria di tutto o di una parte del partito (radio, giornale, logo ecc.),
6. Educazione civica ed etica pubblica in tutte le scuole, tenuta dal prof. di Storia dopo corsi severissimi e ideologici del prof stesso,
7. Premi di ogni tipo (p.es. detassazione, assunzioni di lavoro ecc.), però con gravi pene per chi denuncia il falso, a chi fa scoprire ruberie, ammanchi, furti, corruzioni, raccomandazioni, evasioni fiscali o atti illeciti. In modo da ricreare artificialmente quel sano “controllo sociale” etico che esiste spontaneamente nei Paesi anglosassoni e liberali, e smantellare così l’antica e borbonica omertà mafiosa e amicale italiana (oggi sorretta anche dalle furbe scuse-razionalizzazioni come garantismo, privacy, rifiuto di una società di delatori ecc.).

Ma poiché il punto 6 costringerebbe tutti gli Italiani – i veri colpevoli della situazione di degrado morale, politico, sociale, economico – a cambiare finalmente vita e idee, non se ne farà nulla. Ed esisteranno sempre i ladri e rapinatori del denaro pubblico.

IMMAGINE. Politico che ruba, uno stereotipo verissimo in Italia che alimenta vignette e satira di costume. Ecco una immagine ricavata da una vignetta satirica sulla corruzione del disegnatore Mauro Biani.

JAZZ. Chu Berry (tenor sax), Lionel Hampton (vibes) e Clyde Hart (piano) in un video con "Shufflin' at the Hollywood" del 1939 (autori: Hampton e il chitarrista Allan Reuss).

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29 gennaio 2012

PARCHI A ROMA. Quello che non fanno vandali e turisti lo fanno i giardinieri

Ringhiera da palazzina di periferia nel parco di villa Pamphili (29 genn 2012)Roma, ex capitale del Regno, della Repubblica, dell’Impero Romano, dello Stato della Chiesa, infine dello Stato italiano. Tra opere ancora in piedi e quelle nei musei, la più alta concentrazione di monumenti, rovine archeologiche e opere d’arte al Mondo,

Insomma, di armonia e bellezza artistica, in teoria, dovrebbero intendersi, da noi, anche i più rozzi contadini, ammesso che ne esistano ancora (di contadini, perché di rozzi è piena l’Italia). Non potrebbe mai essere come ad Atene, dove il concetto di armonia, bellezza e “decoro urbano” non esiste, non esiste la manutenzione, tutto sembra “non finito”, e nell’indifferenza generale dai piloni di cemento grezzo delle case abitate spuntano i fasci di tondini di ferro dell’armatura, nella vana speranza di un secondo o terzo piano che mai verrà. M i Greci, si dirà, erano già decaduti al tempo dei Romani, a cui vendevano le loro statue, e poi come popolo di pastori subirono senza reagire secoli di dominazione cristiano-ortodossa (coi preti fanatici e ottusi che fondevano le statue pagane per farne calce per costruire le loro orribili chiesette), e poi turca.

Nessun paragone è possibile con la nostra civiltà, che non ha mai avuto soluzione di continuità. A Roma e in Italia, se non altro, dovremmo possedere in tutti gli strati almeno il semplice buonsenso estetico che i Greci non hanno, perché lo abbiamo ereditato nel nostro Dna culturale collettivo. E allora, come mai negli ultimi 20 anni i peggiori “burini” e “cafoni” sembrano arrivati al Potere? Come mai la gente più rozza e grossolana sembra essersi impossessata (basta sentirli parlare) di Municipi, Comune e Regione? E non parliamo dei servizi tecnici! Insomma, è davvero inquietante e inspiegabile – se non con l’ascesa al potere di uno strato sociologico di rozzi arrivisti attratti solo dai soldi e dal comando – l’attuale disinteresse per il decoro urbano, l’armonia e il Bello.

Prendiamo un esempio minimo, perché è dalle piccole cose – rivelatrici, perché su di esse si esercita di meno lo spirito critico – che si giudicano uomini e città. Ma di altri esempi piccoli, medi e grandi ce ne sarebbero migliaia, solo a Roma.

Nella manutenzione dei parchi cittadini dovrebbe essere istintiva la scelta della pietra, del legno, del metallo più appropriato all’ambiente. Oppure non bisognerebbe far niente, lasciar fare alla Natura, cosa mille volte più dignitosa, in certi casi. Per esempio nei parchi cittadini, specialmente quelli che hanno ampie zone “selvagge” come villa Pamphili. E invece, che accade?

Ecco, invece, come nel 2012 d.C. ignoti giardinieri, geometri, fabbroferrai, architetti, piscicoltori, avvocati, insegnanti logopedisti, archivisti di III classe aggiunti in prova, ragionieri, disegnatori, laureati in filosofia a Cassino, insomma non si sa quali misteriosi specialisti pagati a caro prezzo (lo stipendio) dal Comune di Roma – nota accolita di raffinatissimi dandies e maniaci esteti capaci di morire in difesa del Bello – hanno affrontato e risolto il problema paesaggistico-stilistico-estetico di accompagnare con qualcosa di analogo e accettabile la siepe di alloro visibile sullo sfondo, nell’altrimenti bellissimo parco di villa Pamphili.

nico4 011Attenzione, chi non conosce villa Pamphili, siamo nella parte più inglese, più selvaggia dell’area verde, dove già una siepe troppo inutilmente pareggiata e rifinita, l’insopportabile “ghiaietta romana” nei vialetti, una tuja o un abete natalizio, o un albero abbattuto senza essere soppiantato da un albero nuovo (altro viziaccio del Servizio Giardini di Roma), per non parlare delle tante inutilissime targhe toponomastiche (altrimenti i postini a chi la recapitano la corrispondenza diretta agli alberi del parco?), sono una dolorosa stonatura, provocano una fitta al cuore nei più sensibili all’estetica.

Macché, quasi come in Grecia (be’, non esageriamo) al Comune di Roma non si pongono proprio problemi estetici. Così il brutto regna sovrano dappertutto. Il decoro urbano è rovinato. Spesso col benestare della Sovrintendenza, sia comunale che di Stato (famigerate le enormi obbrobriose palle di ferro che delimitano la fontana delle tartarughe in piazza Mattei, immiserendola).

Ma torniamo al rispetto del paesaggio verde. Alberi bellissimi vengono tagliati alla base per i più diversi motivi. E mai rimpiazzati. Oppure vengono “capitozzati”, cioè orrendamente potati, e pure nel periodo vegetativo sbagliato, in genere in primavera… Il ricordo dei cento pini di 80 anni di età tagliati a viale Medaglie d’Oro, e delle stupende quinte di alti arbusti di alloro sradicati all’ingresso del Gianicolo di villa Pamphili in occasione della visita del dittatore Gheddafi, per evitare che vi si nascondessero eventuali attentatori, è ancora doloroso e non si marginerà mai.

Ora, sempre a villa Pamphili, vicino alla cascina Farsetti, sul lato di via Aurelia Antica, una misteriosa proprietà ha spostato in avanti i suoi confini rubando diversi metri alla villa, compresi bellissimi alti arbusti di alloro, subito tagliati alla base (l’alloro, rustica e stupenda pianta-simbolo della storia di Roma, sembra l’arbusto più odiato). Una cosa mai vista: villa Pamphili anziché ingrandirsi viene ridotta. La inquietante proprietà fantasma, dove non si vede mai nessuno, ma è protetta da tre enormi e altissimi fari di sorveglianza non proprio tipici di una qualunque proprietà privata, segno che una priorità è impedire e individuare subito eventuali intrusi (servizi occulti, Polizia, centralina di Stato, altro?) si protende per oltre quattro metri nella Villa. Tutto lascia pensare che sia una proprietà pubblica di Stato, che come sempre ha rubato lo spazio all’uso dei cittadini (Centinaia sono i palazzi di Roma acquisiti dal Potere, a spese del cittadino: il Governo Berlusconi ci ha già abituato a questo e ad altro).

Ebbene, tutto questo lato ha perso la bellissima cortina di alti arbusti di alloro e piante spontanee che coprivano alla vista la bruttura della casetta e degli annessi, compreso un probabile fienile abbandonato, al di là del recinto. Che aspetta il Servizio Giardini a ripristinare vicino alla cascina Farsetti il paesaggio così com’era, cioè a ripiantare una serie di arbusti di alloro? E se il proprietario al di là della rete metallica lo impedisce illegalmente, lo si renda noto. Così i cittadini sapranno chi è che ruba spazio ai parchi romani.

Quel che è certo, per mancanza di idee e personalità, per sudditanza a Governo, casta politica, Vaticano, ipermercati e speculatori finanziari, La Giunta Alemanno, come si vede anche dal disprezzo che riserva all’ambiente, al paesaggio e alla bellezza, è una delle peggiori della Roma democratica.

Ringhiera da palazzina di periferia nel parco di villa Pamphili 3 (29 genn 2012)Inutile protestare col Servizio Giardini o in Comune. Si sa già che cosa direbbero, come del resto hanno detto in passato: “Signore mio, beato lei che pensa a queste cose, con tutti i problemi che ci sono. Noi non abbiamo tempo. Già è tanto, col personale che abbiamo, coi turni e le licenze, se possiamo garantire il minimo… Che cos’è, un giornalista, uno scrittore, un pittore? [cioè, notoriamente dei perditempo, NdR]. Loro, sì, che lavorano, sono professionali, non hanno tempo da perdere, i Socrate misconosciuti di Giardinetti, i Seneca di Grottarossa, gli Einstein di Torpignattara.

Così, ignorando i saggi Romani antichi e l’uso del legno o delle siepi, non leggendo neanche le riviste specializzate, ma prendendo a unico modello la vezzosa ed elegante ringhiera del balconcino della palazzina di periferia in cui vive, l’ignoto “tecnico” comunale ha “risolto” il problema estetico. Altro che balaustra in tronchi di legno incrociati, tradizionale da molti secoli a Roma! Altro che siepe di alloro o di bosso, come suggeriva la siepe di fronte. Ecco, invece, una “elegante” ma inadattissima ringhiera ringhiera da terrazzino condominiale. Eppure, sarebbe stato meglio e più facile non fare nulla! Visto che “non hanno tempo”, come dicono.

Le cartacce, le plastiche e le bottiglie vuote sui prati non le raccolgono. Gli alberi non li piantano. Potano soltanto o abbattono. Il loro strumento di morte ideale è la sega circolare. Roba da serial killer da film di quart’ordine, quelli che piacciono ai ragazzini psichicamente disturbati .  “In cuor loro – ha detto alla radio il curatore d’una rubrica di giardinaggio – i giardinieri comunali si sentono boscaioli mancati”.

Se è così, se in fondo in fondo, i parchi, gli alberi, i cespugli,  i prati, il verde, la bellezza, li odiano (mentre non odiano le cartacce, le plastiche e le lattine vuote), perché emigrando a Roma da Trapani, Ferentino o Salerno volevano fare l’usciere o il commesso, non il giardiniere, ebbene, se ne vadano, cambino lavoro. (A proposito, che specializzazione ha il direttore del Servizio Giardini? E per caso controlla quello che combinano i suoi un po’ dappertutto?).

Insomma, il Servizio abbandoni del tutto i parchi, non prenda iniziative, e si limiti alla ordinaria manutenzione, cioè alla pulizia dei prati. Questo il nostro consiglio. Se ne vadano! Chiudano in rimessa trattori e macchine e seghe. Il Paesaggio, gli alberi e la Natura non potranno che ringraziarli. Con soddisfazione non solo dell’occhio ma anche del portafoglio.

Ma, no, pur nella famosa pigrizia senza controlli tipica dei lavoratori municipali romani, come càpita agli inadeguati sono attivissimi e instancabili nel pensare, programmare e realizzare il peggio.

JAZZ. Il grande chitarrista zigano francese, attivo tra anni Trenta e primi anni Cinquanta, reinterpreta un famoso standard: I had to be you.

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06 gennaio 2012

CIBO-SPAZZATURA. Signori ministri (Salute e Finanze), tassate il junk food!

junk_food APPELLO  AI  MINISTRI  DELLA SALUTE  E  DELLE  FINANZE

Premesso che in un sistema liberale ognuno deve poter acquistare e mangiare quello che vuole, senza proibizionismi moralistici o salutismo coatto di Stato;

premesso, d’altra parte, che lo Stato illuminato in un sistema liberale deve tener conto non solo di alcuni, ma di tutti i diritti, soprattutto dei più deboli, dando la prevalenza semmai alla salute dei cittadini-acquirenti (oltretutto numerosi) piuttosto che agli interessi dei produttori (oltretutto pochi);

premesso che è provato da migliaia di studi scientifici mai smentiti che non solo fumo e alcol, ma anche il cosiddetto junk food (“cibo spazzatura”: bevande e alimenti ricchi quasi soltanto di zucchero, sale o grassi) sta aumentando a dismisura il rischio di molte e gravi malattie degenerative in bambini, giovani e adulti, con altissimi costi per la società e lo Stato, non solo economici (milioni di euro all’anno in diagnosi, cure, mancato lavoro e invalidità a causa di sovrappeso, obesità, diabete alimentare, malattie cardio-vascolari, cancro, ecc), ma anche di felicità, in quanto offre soltanto dannose “calorie vuote”, senza dare né vero nutrimento né quella protezione che ormai si richiede ad una dieta corretta;

Bibite dolci di varie marche e tipi (etichette sfocate)preso atto che in tempi di grave crisi economica e finanziaria lo Stato è alla ricerca disperata di risorse, e che è intenzionato comunque, piaccia o no, a porre nuove o più alte tasse, ancor più insostenibili per i cittadini in quanto non sembrano legate ad un criterio logico;

poiché ci sembra civilmente doveroso che coloro che intendono continuare ad ogni costo, nonostante la trentennale messa in guardia della scienza – ed hanno tutto il diritto di farlo – a consumare prodotti nutrizionalmente inutili e molto dannosi a base di zucchero, grassi e sale, chiaramente collegati all’aumento di gravi malattie già molto diffuse (considerando anche che questi prodotti hanno in genere un prezzo molto basso, che ne facilita la diffusione), contribuiscano almeno in minima parte all’aggravio di costi a cui condannano ingiustamente – in tempi di grave crisi economica – il  resto della popolazione e le strutture pubbliche;

proponiamo, perciò, come un criterio di tassazione indiretta sensato, intelligente e utile alla società quello della utilità o dannosità rispetto alla salute dei cittadini, tanto più rilevante se si tratta di beni e alimenti di larga diffusione e a basso prezzo;

junk_food_2esortiamo, dunque, il Ministro della Salute e il Ministro delle Finanze ad applicare tasse diversificate (colpendo maggiormente i prodotti più economici e-o di più largo consumo), e comunque in modo molto significativo, come del resto si fa o si sta progettando di fare in vari altri Paesi liberali (p.es Australia, Francia ecc), i seguenti generi di largo consumo, alimentari o no, al momento della produzione o dell’acquisto:

tabacco, alcolici e aperitivi (tranne vino, birra e sidro), patatine, chips, salatini e snacks, bibite dolci in bottiglia o lattina, estratti o nettari di frutta con o senza zucchero aggiunto, zucchero da cucina, caramelle e praline, confetture e marmellate, biscotti dolci confezionati, gelati, budini confezionati, cioccolato al latte, cioccolatini ripieni, prodotti da pasticceria fresca e conservata, creme dolci spalmabili a base di grassi, creme di latte, yogurt dolcificati, margarina e, se a base di farina 00 o 0, tramezzini, panini, pizze, pizzette da bar, sandwich, croissant o cornetti (anche non dolci).

Riteniamo che da questa misura la salute dei cittadini, i bilanci sanitari delle Regioni e il bilancio dello Stato trarranno sicuramente vantaggio..

In molti Paesi progrediti si sta discutendo sull’opportunità di tassare bevande zuccherate e cibi junk food. Del resto, in vari Paesi, e non solo anglosassoni, le tasse su alcuni prodotti dannosi (alcolici, tabacco) ci sono già da tempo, e sono molto alte. In Italia, la Coldiretti si è detta d’accordo con la tassazione delle bibite gassate, allo scopo di favorire la frutta naturale. Non tiene conto, però, che anche i “succhi di frutta” ed estratti di frutta, pur essendo ottenuti da frutti naturali, e in alcuni caso senza aggiunta di zucchero (le confezioni si presentano di solito in cartoni dotati di beccuccio), finiscono per essere ricchissime di zuccheri semplici, quelli dolci per intenderci, a causa della concentrazione. E perciò sono ad alto rischio, soprattutto per i bambini e i giovani. Insomma, non è solo questione dell’origine di questi zuccheri (anche lo zucchero bianco puro è di origine naturale), ma del danno che l’eccesso di zuccheri (saccarosio, fruttosio, glucosio ecc) può arrecare all’organismo.

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IMMAGINI. 1. Tipico pasto junk food: panino con hamburger, patatine fritte e bevanda alla cola. 2. Le bibite industriali in bottiglia o lattina o cartone (aranciate, limonate, acque gassose dolcificate, bibite alla cola, chinotti, succhi di frutta, bibite energizzanti o con integratori, tè, nettari di frutta, estratti di frutta ecc) sono ricchissime di zucchero, anche più del 10%. Non conta, ai fini della salute, se lo zucchero sia naturale o aggiunto. Infatti non pochi frutti naturali hanno la stessa percentuale di zuccheri, ma dei frutti non si abusa. Conta, perciò, il fatto che il basso prezzo, il fatto che siano freddi o ghiacciati, l’errata convinzione che siano “dissetanti”, la facilità di acquisto e di consumo, e l’adesione a modelli sociali di comportamento suggeriti dalla pubblicità, spingano enormi fasce della popolazione, soprattutto i giovani e i bambini, ad un consumo smodato. Senza contare le sostanze chimiche aggiunte. 3. Vassoio junk food con frittura: frittura salata, patatine fritte salate, panini di farina 00 (raffinata, cioè senza fibre e sostanze protettive) con aggiunta di grassi e altre sostanze, per di più riempiti di cibi a base di grassi saturi e sale. Il tutto da condire con salse, cioè con altri grassi e sale. Non c’è l’ombra dei cibi più importanti e protettivi: verdure, frutta fresca, legumi, cereali integrali.

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28 dicembre 2011

CORPO. Altro che Politica, è la nudità la protesta più dura. Perché dice la verità.

arab_girls_on_beachCacciato, peggio, banalizzato, asservito al consumismo della pubblicità nel “liberale” Occidente, il corpo rischia di risorgere come insopportabile cuneo eversivo, dissacrante, dunque politico, nei confronti  dei regimi fascisti che reggono gli orribili Paesi islamici dell’Oriente e dell’Africa.

Però c’è nudo e nudo. Ma sì, in mancanza di altri argomenti, quando la Cultura culturalista latita, ci si rifà alla cultura antropologica primigenia. E allora il corpo parla più di mille pandette di diritto: è una difesa “fà da te”, un avvocato dei poveri, senza parcella. Frine si denuda da sé davanti al potere dei giudici, come la giovane egiziana Aliaa Magda ElMahdy si spoglia nuda nel suo blog davanti alla dittatura religiosa e politica del suo Paese. Altro che nudità della donna “mercificata” perché alienata. Tra tanti uomini che la denudano per violenza, la donna si denuda da sé per libertà. Nudo maschilista e nudo femminista.

Blogger atea egiziana 20 anni Aliaa Magda nuda protesta femministaE’ il gesto supremo, atroce per gli ottusi perché immotivato e inconciliabile, insopportabile per gli impotenti della psiche e della politica, perché “naturale”. Dunque innegabile. Eppure gratuito,  alla portata di tutti, uomini e donne, vecchi e giovani, belli e brutti, ricchi e poveri.

E così, il nudo, la nudità, il corpo integrale, che dopotutto significa ciò che davvero si è al naturale, finisce per essere il massimo della protesta, anzi, addirittura il simbolo visivo – paradossalmente – proprio nei Paesi teocratici che tutto coprono, per non vedere la verità, quella dello spirito e del corpo. A cominciare dal corpo femminile, su cui si accaniscono vigliaccamente le religioni più autoritarie, quelle monoteiste: oggi l’Islam, incomparabile in questa vergogna, e fino a ieri anche il violento Cristianesimo, ma di tanto in tanto, ancor oggi, perfino l’Ebraismo, visto che in una cittadina d’Israele i fanatici zeloti inveiscono, gridano, sputano addosso ad un’innocente bambina di otto anni, rea di camminare per strada nei “loro” quartieri con i vestiti a colori vivaci tipici della sua età e le braccine nude. Fortuna che questi veri e propri maniaci sessuali debbano poi vedersela con le leggi laiche e con gli ebrei razionali e di buon senso che sono la stragrande maggioranza. Perché in Israele, a differenza che oggi nei Paesi islamici e ieri nello Stato della Chiesa, lo Stato è laico.

DEonjne nude solidarietà con Aliaa Magda Elmahdy 2011Così il nudo di protesta si impone nei Paesi islamici al seguito della “primavera araba”. Ma ci vorranno almeno 50 anni, cioè due generazioni, perché si formino in quei Paesi che mai sono stati liberi quelle élites borghesi e liberali che in Europa hanno impiegato secoli per formarsi, maturarsi e acquistare potere.

E allora? Ecco che dove non è riuscita la confusa rivolta popolare a Damasco, Cairo, Bengasi, Tripoli, Tunisi, Algeri, riesce Aliaa Magda Elmahdy, studentessa egiziana di 20 anni (studia arte alla locale Accademia Americana), per di più ateista, che sul proprio blog ha pubblicato una propria foto (mediocre, forse volutamente) di un ingenuo e castissimo nudo frontale, appena bilanciato dalle scarpe rosse e un fiore di ibisco tra i capelli.

Due niqabitch islamiche a Parigi Perché lo fa, oltretutto a rischio della vita? Per protestare “contro una società piena di violenza, razzismo, sessismo, dominazione sessuale e ipocrisia”. Mostrare il proprio corpo in un momento in cui gli islamisti hanno in Egitto un grande potere è l’atto ultimativo, il più disperato, di ribellione. Non dimentichiamo che gli islamisti sono misogini, temono e disprezzano più di ogni cosa il corpo femminile, e che le donne per loro sono l’origine della corruzione, del caos, e per questo devono essere sempre coperte, e mai debbono essere viste né ascoltate. Quella islamista è una società-convento, un convento rigidamente maschile, dove, come in tutti i conventi, vige la depravazione.

E ovviamente gli islamisti hanno denunciato Aliaa e il suo fidanzato blogger, per “violazione morale, incitamento dell’indecenza e offesa all’Islam”.

f-k-k-026Ma immediatamente ha risposto la solidarietà dei giovani e degli artisti di tutto il mondo, in prima fila le donne, vista la motivazione “femminista” di Aliaa. Ma non pochi (e non poche) blogger arabi, uomini e donne, ammirati del coraggio della ragazza, tanto più che il coraggio in quei Paesi è considerata una virtù solo maschile. Così, sostenute dal rilievo dato dalla stampa e dai siti web, molte donne, di ogni età e origine, hanno pubblicato sul proprio blog le proprie foto nude, qualcuna, araba, nuda solo parzialmente (a testimonianza di un grado d’imbarazzo maggiore) per solidarietà con la blogger nuda del Cairo. E’ stata una davvero singolare “Rivoluzione fotografica nudista” – ha scritto qualcuno – contro la misoginia islamica e a favore della libera espressione dei diritti delle donne. Non male come simbolo, del tutto inatteso, della pretesa “primavera araba”, proprio quando nello stesso Occidente il nudo declina.

Sila Sahin modella musulmana su Playboy tedesco 2011 "Mi spoglio per dare un segnale forte alle donne musulmane. Vorrei che avessero il coraggio di ribellarsi ai padri che le trattano come oggetti. La nostra femminilità non può essere repressa. Molte sognano di scappare. In poche hanno il coraggio di farlo", ha spiegato l’artista Hanane Zemali, che oggi vive in Italia, al Tgcom. La giovane tunisina, che ora vive in Italia, si è fatta ritrarre in nudità parziali da un fotografo d’arte: la sua – dice – è una protesta contro il maschilismo dei Paesi islamici e la visione maschilista della donna musulmana, ma anche contro le tradizioni della Tunisia e a favore della libertà d’espressione. "Sono cresciuta in un ambiente asfittico – continua la 26 enne – mio padre e mio fratello, il maggiore di tutti i sei figli, non mi permettevano di uscire di casa. Potevo solo fermarmi a parlare con le mie cugine e quando uscivo lo facevo indossando il velo". Al velo, alla ghettizzazione, all'islam femminile, Hanane , si è ribellata scappando dalla Tunisia e raggiungendo sei mesi fa l'Italia. Ora vuole ricordare la situazione della donna musulmana e dare un segnale forte al suo Paese, posando molto parzialmente nuda per il fotografo Alberto Magliozzi, forse l’unico, a conti fatti, beneficiario artistico di tanto poco impegnativa e poco rischiosa azione dimostrativa.

Nude per protesta contro guerra e CPT Appena più convincente la protesta simbolica e piuttosto pudica (molte sono nascoste dietro un ampio striscione) e più ancora quella di Luisa Batista Samora – anche lei, però, non da un Paese islamico – che nel blog Frontaal Naakt (nudo frontale) scrive: “Io sono Aliaa Elmahdy: Luisa”. Peccato che poi proibisca di riprendere la sua foto, in cui la asserita “nudità frontale” (è la traduzione del titolo del blog) per metà è celata da una casuale chitarra.

Certo, è intrigante che al Potere illegale e alla violenza delle religioni si risponda con la nudità. Al posto dell'Uomo mascherato dei fumetti e della cronaca nera, contro gli uomini del Potere e delle Chiese doppiamente vestiti e mascherati (abito più la toga, abito più la divisa, abito più la veste sacerdotale), l'uomo nudo e ancor più la donna nuda, emblematicamente appaiono e sono provocatori in quanto vistosamente inermi tra i violenti super-vestiti.

protesta-ukraina-anti-Putin E dire che il Nudismo, uno dei moltissimi temi del Naturismo,  l’antica filosofia e pratica del “vivere secondo Natura”, anzi, forse l’ultimo per importanza, era nato come movimento tra fine 800 e inizi del 900 proprio con motivazioni analoghe: scuotere le coscienze ipocrite e perbeniste della società autoritaria occidentale d’allora, che faceva dell’abito, pesante, eccessivo, complesso e innaturale, un comodo schermo alle proprie manie, ma nel contempo per riaffermare il diritto atavico alla libera corporeità e alla libertà tout court. Eppure, negli anni 70 alcuni stupidi critici per esorcizzare e screditare il nudismo, avevano detto che era un “fenomeno borghese”. Vero, infatti nei Paesi autoritari – che sono quelli non “borghesi” (per usare il loro linguaggio), i nudisti venivano e vengono arrestati. Ecco perché “conviene” ancor oggi nei Paesi islamici puntare sul nudo affinché una protesta risulti corrosiva e perciò efficace, come hanno ben capito Aliaa Magda e le altre.

AiWeiwe artista cinese posa con donne a Pekino2011 Non per caso gli esponenti della Chiesa, i militari, i giudici, doppiamente vestiti perché fondano il proprio Potere, oltre all’abito, proprio sulla sovrastruttura simbolica della divisa o della toga, hanno fatto a lungo la voce grossa. Protestò lo stesso Papa. “Dal soglio di S. Pietro – scrissi su La Repubblica in un articolo che fece epoca perché rivelò il nudismo a tanti italiani – si è levato un grido di dolore contro le «ostentazioni naturistiche, oscene esaltazioni del nudismo, dell'erotismo, del pansessualismo» (14 luglio 1978). “Ma poi i preti sono entrati nei campi nudisti, i carabinieri si sono voltati dall'altra parte, i giudici hanno cominciato ad assolvere”.

Protesta Greenpeace per ghiacciai e riscaldamento (foto Tunick) Appunto, l’Occidente in parte si redime, si adegua, ammette i propri errori, impara. Perfino la Chiesa cristiana è stata costretta ad accettare a denti stretti il corpo e la nudità. E proprio questo compromesso obtorto collo con la tolleranza e libertà liberale le ha permesso di convivere magnificamente e con vantaggi perfino economici nel bel mezzo della progredita civiltà occidentale. A differenza dell’Islam, che condanna i Paesi che l’abbracciano ad una società-carcere senza cultura, senza progresso e senza speranza.

Perché i potenti e prepotenti del Governo o dell’Altare capiscono benissimo che la nudità è la suprema delle azioni non-azioni di cui è capace la non-violenza. Non-azione perché non è un “fare”, ma un “essere”. Che cosa fa un bambino quando nasce? Non fa il nudo, ma nudo lo è. E non potrebbe essere diversamente. Ecco perché non troverete in nessun codice penale di nessun Paese liberale del Mondo che il semplice nudo è punibile, come scrivevo nella mia Guida al nudo (ed. Sugar, 1980). Anche i giudici e i moralisti maniaci sessuali sanno che sotto vestiti e toghe sono nudi, perché sono nati nudi. E noi non possiamo dimenticare la nostra vera natura. Perciò, per vietarlo, i corrotti reazionari devono inventarsi delle azioni (“violazione morale, incitamento dell’indecenza, offesa all’Islam” ecc). Perché il nudo, da solo, sarebbe non punibile.

Protesta nudista in bicicletta conrtro inquinamento E proprio per questo spaventa. Perché è semplicemente il nostro essere, cioè la verità del corpo e della nostra stessa natura. Non per caso – concludevo l’articolo – nel linguaggio popolare anche “la verità è nuda”. Ed è una verità patente e potente, cioè così appariscente e forte da far vergognare chi questa natura tradisce.

Due sole conseguenze negative dovrebbero preoccupare i veri nudisti di questo diffondersi ovunque – in Oriente ancora timidamente e soprattutto in Occidente – della protesta nuda: da una parte la banalizzazione del nudo, dall’altra l’identificazione – disastrosa a livello psicologico – della nudità come gesto di protesta momentaneo, eccezionale, in qualche modo “patologico” proprio perché anti-norma, anziché come “naturale e serena condizione di vita ancestrale” a cui dovremmo tendere tutti noi, uomini e donne.

IMMAGINI. 1. Giovani donne islamiche in spiaggia.  2. La foto di Aliaa Magda ElManhdy sul suo blog.  3. La protesta nuda di solidarietà con Aliaa di un gruppo di donne israeliane.  4. Due ragazze islamiche anti-niqab (“niqabitch”) protestano a Parigi. 5. La protesta nuda di solidarietà con Aliaa di una donna iraniana di mezz’età. 6. La prima volta di una modella islamica su Playboy tedesco (Sila Sahin, 2011). 7. Nude per protesta in Italia contro la guerra e i CPT. 8. Nude contro Putin in Ukraina. 9. L’artista cinese dissidente Ai Weiwe con alcune donne protesta contro la censura in Cina. Pur essendo la foto molto casta e addirittura vergognosa, è stato denunciato per pornografia. 10. Spettacolare protesta nuda di Greenpeace contro lo scioglimento dei ghiacciai e il riscaldamento globale (autore il geniale fotografo di “masse nude” Spencer Tunick). 11. Una delle tante proteste nude in bicicletta contro l’inquinamento e il traffico.

JAZZ. Sonorità “cool” ma fraseggio entusiasmante, ecco il grande altosassofonista Lee Konitz con l’orchestra di Stan Kenton, in un poco noto Lover Man (1954). Durata: 7:10. Dal disco “Kenton showcase” (Capitol).

05 dicembre 2011

COSTUME e assistenza. Più privilegiati che barboni molti pensionati all’italiana

Pensionati come barboni dopo riforma Elsa Fornero (Vauro 2011)C’E’ POCO DA RIDERE (e molto da ridire) sui famigerati decenni della pacchia, dei furbi al potere nel Pese di Bengodi. Ricordate?

Vi ricordate di quegli impiegati statali che andavano in pensione dopo “14 anni, sei mesi e un giorno” di un lavoro sulla cui qualità, utilità e produttività è meglio stendere un velo pietoso? Erano i decenni in cui nei Governi DC-PSI, con la benevola astensione PCI, comandavano i sindacalisti. Caso unico nel Mondo, era la popolazione tutta, anzi la fascia più attiva e laboriosa, che svenandosi forniva a questi fortunati nullafacenti il modo di fregare “legalmente” la società. E ancora li stiamo pagando. Una vergogna di cui non deve spegnersi il ricordo.

Fa senso, perciò, dopo la sia pur timida riforma del nuovo governo Monti, leggere le proteste di molti nostalgici degli antichi privilergi. E guardare le solite vignette qualunquiste e ciniche. Che non fanno affatto ridere, ma indignare.

Capisco le esigenze grafiche, i luoghi comuni, gli automatici tic della satira nostalgica in stile anni ‘70 (CGIL-PCI oriented), ma il disegnatore Vauro, con la scusa della critica amara, anodina, quasi neutrale, sul giornale satirico Il Male disegna i pensionati italiani come veri e propri barboni.

Ma contro chi la fa la satira? Dovrebbe farla contro se stesso, contro un modo sbagliato di affrontare i problemi sociali, contro l’assistenza “sociale” all’italiana. Nella sua vignetta c’è poco da ridere, e molto da ridire, invece: la sua mistificazione è uno scandalo.

Proprio le pensioni giovanili italiane (un prof.  statale che conosco, senza aver mai fatto un tubo a scuola, andò in pensione a 45 anni a spese nostre, e lo stiamo ancora pagando, e da decenni fa altri lavori e si gode una bella vita…) sono uno scandalo unico al Mondo, e hanno rovinato il bilancio dell’Italia. E ancora oggi c’è gente che si lamenta – soprattutto le donne impiegate statali – perché non possono più  andare in pensione a 50 anni! Unici al Mondo!

Ci vuole un bel coraggio a far passare degli egoisti, pigri, sfruttatori e privilegiati per vittime.

Certo, poi ci sono anche i pensionati sfortunati, quelli che hanno lavorato duro per molti anni, ma senza contratto e quindi senza ritenute sociali, e devono contentarsi del misero assegno sociale, oppure gli impiegati che solo per pochi mesi di differenza, o per una leggina elettoralistica che ha favorito una categoria di precari o fannulloni, ricevono una pensione minore. Ma perché nella retorica protestataria sindacalese si parla sempre di questi ultimi, e non dei milioni di privilegiati, sia nella fascia alta che bassa?

E sì, perché ci sono privilegiati anche nella fascia bassa delle pensioni: il privilegio consiste nel fatto che, avendo lavorato poco e male, la pensione, sia pure bassa, non avrebbero proprio dovuto averla, secondo giustizia.

Ma come – si obietterà – porti la barca come uno skipper: un colpo a  sinistra e uno a destra? (volendo sottintendere che dopo essere apparso a lungo “di Sinistra”, ora con questa filippica sarei “di Destra”…). Non accetto questa critica ottusa. Destra e Sinistra non sono categorie politologiche, sono termini furbi, finti, che non vogliono dire nulla di esatto e scientifico. Insomma, una truffa. E quindi posso benissimo, anzi, devo criticarle antrambe se dicono sciocchezze.

Insomma, sconfitte le cavolate della neo-Destra berlusconiana, ora bisogna smentire le cavolate della retorica della vetero-Sinistra sindacalese, che non ha il coraggio di dire alla gente che la vita è fatta anche di doveri, scelte e responsabilità individuali, e che difendendo i privilegiati (piccoli o grandi, non conta) di fatto diventa una vera Destra conservatrice...

E altro che pacchetto di fazzolettini di carta! Centinaia di migliaia di pensionati giovanili, che hanno lavorato magari solo “14 anni, sei mesi e un giorno”, si concedono corsi yoga e di gastronomia, e vacanze in Croazia. A nostre spese. Godono di secondi o terzi lavori, coltivano hobbies e si atteggiano a intellettuali fané nel lunghissimo “tempo libero” pagato da tutti noi. Lamentandosi pure… Chiagne e ffotte, (piangi e godi), dicono a Napoli.

E a proposito di pianto, non solo la vignetta non fa ridere, ma piangere, ma i pensionati in panchina che ironizzano sul pianto trattenuto della ministra Elsa Fornero alla presentazione della legge moralizzatrice non dice che la ministra ha fatto benissimo a piangere di loro. Ne aveva, forse, tutti i motivi.

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29 novembre 2011

ETICA e intellettuali. Se la fine della vita deve assomigliare o no alla vita stessa

Lucio Magri b-nLa nostra vita è nostra o no? E’ lecito, possibile, anzi desiderabile, programmarne la fine, allo stesso modo in cui ne abbiamo prefissato il fine? Vecchia questione filosofica e morale su cui si sono accapigliati pensatori e teologi, senza arrivare a nessuna conclusione condivisa, tranne quella relativistica e di buonsenso secondo la quale ognuno si regola in base alle proprie opinioni e alla propria formazione culturale. E gli altri, zitti, perché, si sa, di fronte alla morte voluta, che non è una finzione, un gioco futile, ma la più estrema e sofferta delle scelte di “vita”, nessuno deve aver nulla da dire. E così siamo di nuovo al punto di partenza.

Queste considerazioni vengono alla mente dopo il suicidio freddamente “programmato” dell’intellettuale e politico Magri, e quello più tradizionale e improvvisato del regista Monicelli. Ma, come tutti sanno, da Lucio Seneca a Walter Benjamin, da Virginia Woolf a Ludwig Wittgenstein, a Primo Levi, lungo la Storia sono migliaia gli intellettuali che hanno posto fine volontariamente ai loro giorni. Quasi che il dominio della ragione e della volontà non dovessero arrestarsi negli intellettuali neanche dinanzi alla morte.

Esteta raffinato, sicuramente critico severo di se stesso come lo era sempre stato degli altri, uomo di intelligenza acuta e impietosa, dotato di non comune fascino in gioventù e per tutta la maturità, Lucio Magri, grande politico e intellettuale marxista, deve aver confrontato ad un certo punto, secondo lui estremo, della propria parabola i decenni meravigliosi che aveva vissuto con gli anni, forse i mesi – chissà – oscuri e degradanti, che gli restavano da vivere.

E quando era ancora nella sua piena libertà e coscienza, deve aver deciso che il fulgore dei lunghi decenni della propria vita passata non avrebbe dovuto essere cancellato da pochi mesi, forse giorni, di abbrutimento, consegnato, chissà – lui ormai corpo inerte o senz’anima – alla volontà e alle mani di uomini sconosciuti, oppure alla volubilità del Caso, spesso ingiusto con i grandi. Perciò ha pensato che la vita di un intellettuale, fino ad allora sapientemente modulata momento per momento, non potessero essere smentita neanche dalla morte.

Così, il suo suicidio, lucidamente architettato in una cornice di rassicurante ma gelida “scientificità” (l’amico medico che l’accompagna nell’ultimo viaggio, chissà quanto drammatico, verso un’apposita clinica svizzera), è stato paragonato da amici, compagni di lotta politica e avversari. alla “intellettualità” dell’intera sua vita, generando una profonda sensazione di turbamento.

A cui si aggiunge un altro motivo di inquietudine, quello di un’opinione pubblica che scopre all’improvviso una così grande, profonda e inguaribile “infelicità” in un uomo che aveva “sempre trasmesso una sensazione di privilegio, bellezza, perfino superbia”, insomma un “uomo percepito all’esterno come fortunato” (Gad Lerner, nel suo blog).

Come già pochi mesi prima il regista Mario Monicelli – però già malato terminale – aveva scelto il suicidio in un ospedale romano (in questo caso, sì, un suicidio “eutanasico”), Magri si è costretto, per inveterata depressione, certo, ma anche per abituale dignità, al suicidio, in qualche modo “pre-eutanasico”, a differenza di Monicelli elegantemente “assistito” da un medico amico e da personale medico specializzato (forse la clinica “Dignitas” di Zurigo? Non abbiamo conferme: è solo una nostra supposizione).

Ha voluto programmare finché era ancora lucido e compos sui  la sua fine, anziché divenire, chissà, dall'oggi al domani, o a poco a poco, un oggetto passivo incapace di decidere per sé, nelle mani di medici anonimi, maniaci del "salvare" – formalmente – una vita, anche solo ritardandone la fine fin quanto possibile, senza porsi il problema della sua qualità, cioè della sua verità, del suo valore.

E questa aberrazione, che è l'errore psicologico principale della medicina di oggi, governata da un'etica cinica e non caritatevole, deve poi essere risolta con fatica, sappiamo quanto drammaticamente, da ognuno di noi. Visto che le leggi ultra-clericali dello Stato Pontificio unificato non aiutano.

Un gesto “emotivo”? Al contrario, un gesto razionale, "innaturale", (ma la ragione è innaturale?), solo nel senso che voleva prevenire un altro possibile rischio di fine "innaturale", quella dovuta all'accanimento pseudo-terapeutico dei medici, che è l’esatto contrario della vita.

Ebbene, in questa tutela preventiva della libertà dell’individuo, in questa preminenza dell’intelligenza dell’uomo, in questo rifiuto dell’umiliante equiparazione della coscienza ad un corpo senza vita vera che l’irrazionalità crudele di una religiose autoritaria obbliga a tenere in vita a tutti i costi, anche artificialmente, io trovo germi della migliore filosofia etica liberale.

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05 novembre 2011

ECONOMIA. Ecco chi, a dispetto della propaganda, ha alzato il debito pubblico

Quale Governo ha innalzato di più la spesa pubblica, tanto da costringere ancora oggi tutti noi Italiani a svenarci per pagare i sempre più alti interessi dei titoli di Stato e a dover per conseguenza fronteggiare una spietata speculazione internazionale contro l’Italia? Sappiamo bene che dietro il Debito Pubblico ci sono state per lo più spese statali dissennate, al puro scopo di allargare il consenso elettorale di questo o quel Governo, includendo sempre nuove fasce di beneficiati. Appunto, per questo ci piacerebbe sapere chi sono i colpevoli. Che, almeno, se sono morti, si rivoltino nella tomba. Vogliamo i nomi. Chi è stato il primo “mariuolo” dalle mani bucate tra i presidenti del Consiglio in Italia? Craxi? Rumor? Andreotti? Prodi? Amato? Ciampi? Dini? D’Alema? Altri ancora? Ce lo rivela l’esperto economista Oscar Giannino, parlando ad un convegno. E di sicuro resterete a bocca aperta per la sorpresa, di qualunque partito o schieramento siate simpatizzanti. Buon video!

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