27 febbraio 2014

AMICIZIA. E’ giusto e morale romperla, se l’amico la pensa in modo diverso?

Thomas Jefferson Thomas Jefferson, principale autore della Dichiarazione d’Indipendenza e uno dei Padri Fondatori della democrazia americana, aveva ragione o no quando teorizzava sull’amicizia “al di là delle idee”? “I never considered – scriveva – a difference of opinion in politics, in religion, in philosophy, a cause for a withdrawing from a friend”. Insomma, non riteneva la differenza di opinioni in politica, religione o filosofia motivo per rompere un’amicizia. Qualsiasi differenza?

Ma il quesito può avere un valore anche drammatico: è morale lasciare un amico se cambia idea politica? Lo stesso si può dire dell’amore: è proprio vero che omnia vincit amor, cioè che l’amore supera ogni ideologia?

Comunque, già il fatto che Jefferson tirasse in ballo le idee filosofiche fa capire che non si riferiva proprio ai secoli a venire, né poteva immaginare che proprio le idee, filosofiche o no, in molti casi sarebbero venute a mancare. E se le idee sopravvivono, e anzi sono ideologie, cioè idee strutturate e coordinate in un tutt’uno armonico e tendente a un fine unico? Be’, obietterà qualcuno, si vede proprio che non ebbe mai a che fare con un prete della Santa Inquisizione, con un islamico fondamentalista del medio Oriente, con un nazista istruttore delle SS, con un fascista italiano ante-marcia degli anni Venti, con un leghista della Lega Nord degli anni 80, con un seguace di Berlusconi in un talk show televisivo, con un comunista sovietico addetto alle purghe dei contadini (kulaki), con un “grillino” che difende perinde ac cadaver l’ex-comico Beppe Grillo. Non so proprio se con amici simili il buon Jefferson avrebbe conservato l’amicizia. Noi no.

Secondo noi, cervello freddo e cuore in mano, Jefferson sbagliava. Forse non aveva letto i libri giusti degli Autori antichi e moderni, da Cicerone a Seneca, a Goethe. Forse prevaleva in lui lo spirito di concordia e di affratellamento tipico dei coloni libertari e indipendentisti anglosassoni, che si sentivano uniti molto più che i propri parenti e amici rimasti in Gran Bretagna.

Il fatto è che negli Stati Uniti, spesso a torto presi a modello da Europei senza buon senso, per la loro specialissima storia fatta tutta di immigrati (quindi, come minimo – insegna la psicologia – dotati di forte spirito di intraprendenza e d’una speciale tendenza al cambiamento, all'individualismo e alla libertà), le differenze ideologiche tra i cittadini sono sempre state minori che in Europa, dove hanno convissuto e coesistono tuttora in tutti gli strati della società e perfino nelle medesime famiglie e nel parentado, reazionari, conservatori, fascisti, comunisti, laicisti, progressisti, liberali, socialisti, qualunquisti, populisti, clericali di potere e fanatici d’ogni risma.

Quindi, si fa presto a dire America! I suoi modelli “culturali” e di comportamento non li si può (né li si deve) importare in Europa. Da noi, invece, se ci sono differenze abissali di Weltanschauung tra conoscenti, è normale, perfino giusto e morale, rompere l'amicizia. Al contrario di quello che dice Jefferson. Perché, dicevano gli Antichi, caratteristica dell'amicizia (e qui il Padre della Patria americana forse mostra l’approssimativa cultura anglosassone) è avere le medesime idee, almeno sulle questioni principali della vita e della cultura. Naturalmente, a spulciare bene tra gli scritti di Goethe, di Seneca, di Montaigne, di Cicerone, e di molti altri autori che si espressero sul tema, si potrebbero ricavare anche degli spunti contrari.

JAZZ. Un bel disco completo del quintetto di Miles Davis negli anni Cinquanta (quando ancora suonava…), con l’emergente hard-bopper libero Coltrane: “Relaxin' with The Miles Davis Quintet” (1956). La formazione: Miles Davis: trumpet, John Coltrane: tenor sax, Red Garland: piano, Paul Chambers: bass, Philly Joe Jones: drums. I brani sono: "If I Were a Bell" (Frank Loesser), 8:15, "You're My Everything" (Harry Warren), 5:18, "I Could Write a Book" (Richard Rodgers), 5:09, "Oleo" (Sonny Rollins), 6:18, "It Could Happen to You" (Jimmy Van Heusen), 6:37, "Woody 'n' You" (Dizzy Gillespie), 5:02.

AGGIORNATO IL 2 MARZO 2014

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26 febbraio 2014

ACETO, naturale condimento anti-batteri, perfino quello della tubercolosi.

Aceto di vino rosso con tappo a vite Il succo di limone da noi naturisti era stato propagandato in alternativa all’aceto, visto che l’acido citrico abbondante del frutto del limone è un acido meno forte dell’acetico, e poi perché contiene anche vitamina C. Questo si è cominciato a sostenere fin dai primi anni del Novecento, anni di coraggiosi utopisti che si battevano per la Zeit-Reform o riforma della vita e cercavano nella Natura e nelle Tradizioni igieniche e mediche ippocratiche i metodi di prevenzione, terapia e nutrizione più efficaci o almeno meno dannosi. Soprattutto nei Paesi mediterranei dove l’orientale pianta del limone si è acclimatata a meraviglia diventando una pianta familiare in terrazze e giardini.

Così, al posto dell’aceto di mele del Nord Europa, anch’esso con qualità preventive e terapeutiche, e dell’aceto di vino del Sud, l’esotico e più acre succo di limone, pur non essendo conservabile se naturale, ha finito per imporsi dagli anni ‘70 nelle insalate, nei contorni e nei condimenti sulle tavole dei salutisti mediterranei, sia per il preteso “apporto di vitamina C” (che per poche gocce, è quasi nullo), sia – come più tardi spiegò la scienza – per il ruolo importante dell’acido citrico e della vitamina C degli alimenti nell’aumentare l’assimilazione del ferro dei cibi, soprattutto vegetali, favorendo la trasformazione del ferro non-eme in ferro-eme biologizzato, quindi altamente disponibile. Ma ora l’aceto, pur non avendo vitamina C né aiutando la bio-disponibilità del ferro, ottiene la sua rivincita.

Anche se la tubercolosi si prende soprattutto se si viene a contatto di tosse o fiato con malati o portatori sani (e oggi con l'immigrazione dall’Asia e dall’Africa sta aumentando, a livello epidemiologico: prendiamone atto e rafforziamo difese e prudenza igienica, senza inutili recriminazioni razzistiche), è confortante che un condimento antico, familiare, semplice ed economico serva a uccidere anche i microrganismi più temibili e resistenti.

Si sapeva che è un potente antibatterico naturale, in grado di competere con la candeggina (ipoclorito di sodio) nella pulizia biologica o sterilizzazione di ambienti, stoviglie, strumenti, superfici di cucine e laboratori. E che a differenza di quella non emette cloro tossico. Ma ora si è scoperto che è in grado, grazie all’acido acetico, perfino in concentrazioni analoghe all’aceto (6-7%, ma attenzione esistono aceti di mele con solo il 5%), di distruggere anche il bacillo della tubercolosi, come ha scoperto per caso una borsista italiana in Brasile.

La sua funzione come condimento disinfettante nelle verdure crude, spesso ricche di microrganismi anche dopo ripetuti lavaggi in acqua, appare fondamentale, e da preferire a scopo precauzionale al succo di limone, che ha la capacità di legare i denti, condimento che del resto gli Antichi non usavano (per i Romani, infatti, l’insalata era chiamata “acetaria”). Ancora una volta tradizione e scienza moderna si danno la mano.

Quindi, da oggi lo si può consigliare, intanto, per sterilizzare settimanalmente gli spazzolini per i denti al posto della candeggina. Spazzolini che vanno sempre lasciati all'aria, più asciutti possibile, e mai conservati in custodia. Candeggina che a sua volta va benissimo, purché l'ambiente sia areato o si cambi l'aria, per eliminare il cloro nascente, non molto amato dai polmoni. Per le pentole di acciaio (con l'alluminio poi si forma subito un veleno potente, ma le pentole di al. vanno appese al muro per ricordo...), invece, non va bene, perché alla lunga può corroderle, a meno che non si sciacquino dopo pochissimi minuti, riducendo però la capacità antibatterica..]. Ovviamente, l’aceto balsamico serve solo se è sufficientemente ricco di acido acetico: almeno il 6% deve esserci scritto sull’etichetta.

Note finali per gli appassionati d’alimentazione. L’aceto deve essere conservato chiuso con un tappo a vite a prova d’aria, perché ci sono funghi e spore, sia pure innocui per la salute, che non sapendo nulla di tubercolosi vivrebbero benissimo nell’aceto e sarebbero ben felici di rovinarlo. Ai fini igienici, come condimento alimentare o sterilizzante di oggetti e superfici, non è importante che l’aceto sia bianco o rosso, abbia o no come conservante l’anidride solforosa: è sufficiente la sua acidità, riportata in etichetta. Quello rosso è più ricco di polifenoli, ma data la minima quantità in cui può essere consumato, questi sono ininfluenti come antiossidanti, e infatti non riescono a preservarlo dal “mal d’aceto”. L’anidride solforosa, aggiunta non solo agli aceti, ma a quasi tutti i vini, perfino ad alcuni “biologici”, non fa tanto bene allo stomaco, ma d’altra parte l’aceto va usato a gocce o cucchiaini sui piatti. Esistono, però, costosi aceti senza conservanti artificiali.

JAZZ. Un lungo video corrispondente a un album intero, col chitarrista Wes Montgomery in un quartetto predisposto per una tournée in Belgio nel lontano 1965. Interessanti i consigli e gli accordi soprattutto col pianista locale, in cui Wes spiega il suono e gli accordi che vuole ottenere. Con qualche scambio di idee e falsa partenza, non so quanto vera e quanto creata dalla regìa.

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25 febbraio 2014

HOMO NOVUS. Renzi con le mani in tasca. Populista buono dopo tanti cattivi?

Renzi mani in tasca al Senato (Ansa-Brambatti).picc Il fiorentino Matteo Renzi è il politico giovane dalla carriera più veloce e travolgente degli ultimi decenni, e forse di tutta la storia della Repubblica. Rappresenta in questo senso la novità più imprevista nella lunga galleria di ritratti politici degli ultimi anni.

Dopo le “ere” di Berlusconi e Bossi, e ora l’esplosione del movimento di Grillo (che però, altro che “homo novus”, è un vecchio, ed è presente sulla “scena” dello spettacolo e ora della politica-spettacolo da decenni), Renzi segna una discontinuità perfino con quei tre caporioni. Non ha fondato un movimento proprio, ma fa parte di un grande partito, il Partito Democratico, non è parlamentare e comunque non ha fatto in tempo a vincere una competizione elettorale, come avrebbe voluto.

Eppure nuovissimo non è, perché ha fatto il presidente della Provincia e poi il Sindaco di Firenze. Neanche benissimo, se è per questo (a prestar fede alle malelingue fiorentine), perché si vedeva bene che gli orizzonti angusti della provincia non gli si attagliavano: aspirava a ben altro, mirava ben più in alto.

Si è presentato, dunque, col suo discorso programmatico in Senato, da tipico homo novus, fattosi da sé, e perfino con un cursus honorum modesto, quasi al di fuori del suo partito, visto che alle riunioni del PD lo hanno sempre visto poco e di sfuggita. Anche quella sembrava essere una giacchetta troppo stretta per lui.

Naturale, perciò, la diffidenza dei senatori.

Ambizioso, ambiziosissimo, sicuro di sé, veloce, provocatorio e strafottente come un diciottenne che si dice pronto a “cambiare il mondo”, questo neanche quarantenne è arrivato a essere nominato Capo del Governo dopo i due Governi deludenti di Monti e Letta. Noi, visto il personaggio, ancora una volta, come altri precedenti uomini politici populisti, fondato sul carisma e la simpatia popolare e non sulle idee o ideologie, ne abbiamo sempre diffidato. Ma la crisi è tale che il mercato della Politica non offre in Italia molte alternative, e ora è questo “giovane Renzi”, con le sue giovani e forse inesperte donne di Governo, che sta al centro della scena. Vediamo che cosa saprà fare, dopo tante parole. E sì, perché il proverbiale “scilinguagnolo” toscano, anche se sulle prime affascina e stordisce, non basta: ci vogliono i fatti, e anzi tanti più fatti pesanti quante più parole sono state spese per annunciarli.

E il suo discorso al Senato? Un buon discorso pieno di cose praticabili. Eravamo prevenuti, come si sa, e partivamo da un voto insufficiente: 5-. Ma Renzi ha avuto l’intelligenza di fare quello che sa fare e rappresentare bene: se stesso. Perciò ha fatto bene a porsi per quello che è, un estraneo alla Casta, un sindaco, un rappresentante locale dei cittadini che vede criticamente la Grande Politica. E da sottolineare anche i temi che in passato lui e anche gli altri avevano toccato poco: Europa politica e federalista (ha citato Spinelli), rilancio della scuola, priorità della cultura per un Paese dalla grande Storia come l’Italia, i diritti civili, perfino i limiti alle autonomie delle Regioni. Fino a ieri un vero e proprio tabù: tutti a prendersela con le innocue Province e nessuno con gli scandalosi centri di corruzione e di spreco di ricchezza che sono le Regioni. Bene: la loro legislazione esclusiva sarà complementata da quella dello Stato. Evviva.

Con lui, come si è visto dalle risposte puntuali, pugnaci e strafottenti alle beccate di Lega e Cinque Stelle dall'aula, quelle mezze figure di populisti a scopo puramente elettorale, capaci solo di dire no a tutto e a tutti, avranno un osso troppo duro per i loro denti. Sempreché Renzi non sia bloccato nei prossimi mesi dai veti incrociati di Partiti e Parlamento. Fatto sta che nessuno prima di lui aveva toccato le Regioni e l'Alta Burocrazia, nessuno in tempi recenti aveva messo la scuola, la cultura e il conflitto d’interessi al primo posto. Sarà carente in ambiente (però ha almeno sottolineato il problema idro-geologico), ma già solo per i temi detti, alla fine della seduta il nostro voto, pur con tutte le riserve sull'uomo e la sua psicologia, era salito a 7-.

Ma il bello lo ha dato il risvolto psicologico. Notevole davvero, per usare il filtro interpretativo della psicologia della comunicazione, il fatto che Renzi abbia fatto capire da mille segni di parlare sì al Senato, ma non ai Senatori, bensì ai cittadini italiani.

Sempre, in quello che diceva e in come lo diceva, c'è stata dualità tra se stesso, che chiaramente parlava a nome degli Italiani, e il Senato, questo corpo antico e anche ormai inutile (tanto che si appresta quasi a cancellarlo), della vecchia politica conservatrice.

Il Senato ha capito ed è apparso gelido, quasi irritato da tanta inusitata strafottenza (perfino il parlare a braccio, una cosa mai vista nel rituale discorso della fiducia, e addirittura spesso tenendo le mani in tasca!). Come se un estraneo alla Casta fosse penetrato nel Sancta Sanctorum del Potere.

In questo netto dualismo si muove Renzi. Dando a vedere che dopo i populisti cattivi Berlusconi, Bossi e Grillo, finalmente è arrivato il "populista buono", ragionevole, quello a cui non si può più dire di no. Una specie di vendicatore, dopo le razzie compiute dai banditi del lontano West. Gli basta un cavallo e una carabina, e poi farà tutto lui. Questo è ciò che il linguaggio dei segni ha mostrato secondo noi.

Renzi può piacere o no, e a noi sostanzialmente continua a non piacere, per la sua storia priva di ideologia (e poi viene dalla cultura cattolica DC, e la laicità dello Stato potrebbe per lui essere un elemento estraneo), per il suo stesso populismo carismatico (v. un nostro precedente articolo), per la sua personalità e il suo carattere, ma questo è un altro discorso. Qui si sta parlando del suo porsi dialettico verso le Istituzioni da riformare. Ebbene, lui si pone in alternativa evidente, smaccata, verso il Potere, rispettandolo, a differenza dei caporioni precedenti, ma promettendo di rivoltarlo come un calzino. Il semiologo televisivo Aldo Grasso in parte ci dà ragione (v. intervista sul sito online del Corriere della Sera).

Il problema è un altro, e risiede proprio nell’abbinamento pericolosissimo tra la sbrigatività estrema e la mancanza di teoria e ideologia. Vulgo: uno così è in teoria “capace di tutto”. Se mal governata, una miscela del genere può essere esplosiva e portare all’autoritarismo o addirittura a smembrare lo Stato italiano, a cominciare da organi e procedure di garanzia. Veloci sì, ma per fare che cosa? Questo è quello che preoccupa.

E dopo averlo visto al Governo per un po’ di mesi (molto scilinguagnolo, cioè parlantina, ma fatti pochi e su cose secondarie), perfino il moderatissimo direttore del Corriere della Sera è sbottato in un editoriale caustico. Un po’ di egocentrismo per un leader va pure bene – concede – ma se diventa autoreferenziale, cioè se la personalità è ipertrofica e vuole fare tutto lui contornandosi di mediocri che non gli facciano ombra, be’, allora siamo in pericolo, noi tutti con lui. Un “uomo solo al comando” è una formula che non solo fa danni, ma non funziona, e rivela anche una cultura  provinciale, aggiungiamo noi.

AGGIORNATO IL 25 SETTEMBRE 2014

JAZZ. Una bella sequenza di YouTube con ben 24 brani, uno più bello dell’altro incisi negli anni ‘50, che documenta il passaggio tra lo swing di Basie e il be-bop di Parker.

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22 febbraio 2014

NUOVI POLITICI. La democrazia dei Cittadini Qualunque, senza arte né parte.

Disegno di MalovGente Qualunque al Governo? Oddio, la Casalinga Tipo e il Ragioniere Medio al Potere? Non sarà il Qualunquismo del Populismo?

Calma, non avevamo già i Cittadini Comuni, ma molto comuni, in Parlamento? Normale che ora per un minimo di coerenza e omogeneità quegli inutili impiegati delle frasi fatte, dell’ignoranza saputella e “ironica” da bar e delle leggende metropolitane (le “scie chimiche”, vi ricordate?) siano coordinati da altri Cittadini Casuali al Potere.

Potere? Suvvia, mi meraviglio di voi, significa solo che il Potere vero ce l'ha un altro, semplice. Come non averci pensato prima! la legge della Nuova Democrazia fasulla è: “Più sono e meno sanno quelli che non sanno, più sa e può quell’Uno che sa e li manovra”. E’ la Democrazia, bellezza! Ma è anche la psicologia elementare. E peggio per i tanti che non la conoscono.

Non liberale, però, ma quella populista e di massa fatta a furor di Impiegato Medio Tifoso nei volgari talk-show in televisione, oppure più snobisticamente via Twitter e su Facebook. Che significa senza Idee, Cultura, Competenze, Merito, Responsabilità individuali, senza l’unica Passione accettabile e anzi doverosa, quella di chi ha Grandi Riferimenti ideali, culturali e morali.

Che vuol dire anche che si parla, si parla, ma non si legge, non si è mai letto, quindi non si pensa e non si fa. Anzi, quando si fa, sono dolori! E allora è meglio Non Fare! E perciò le inevitabili colpe delle sciocchezze compiute non sono mai proprie, ma sempre degli Altri. E tutti sono banali e scoloriti funzionari senza funzioni (ben pagati, però) della Pseudo-Politica: niente idee proprie, com’è appunto tipico degli impiegati, tutti Automi Etero-Diretti. Da chi? Si sa e non si sa.

Bilancia Uomo-Donna (vignetta colori)Se non è il Pensa-Tutto-Lui  Casaleggio o il Dice-Tutto-Lui Grillo, sarà senz'altro il Fa-Tutto-Lui Renzie. Ovvio. Perché in un Governo-Luce o in un Governo- Ombra quello che conta è la Somma delle intelligenze-incompetenze. Del resto, avevamo già visto che tanti Zeri in Parlamento più uno solo che vale Quattro fuori del Parlamento, ed ecco che la somma era Quattro, ricordate? Insufficiente, ma geniale, no? Lo stesso per il nuovo Governo: tanti cittadini ignoti e tante donne.

Le donne al Potere? Ma mi faccia il favore! Non è maschilismo dalla coda di paglia trascinarle per forza, se del Potere non sanno proprio che farsene? Non basta prenderne un po’ a caso. Anzi è ridicolo. Dopo le Vergini del Ciclostile (Preistoria), le Missionarie della Fotocopia (Storia), ecco per fortuna le più concrete giovani Casalinghe Milf * del Comunicato Stampa (Attualità). Pari Opportunità? E’ solo un errore d’italiano, al posto di Uguali Possibilità: tipico di chi ha scarse letture e si rifugia per compensazione nell’inglese orecchiato.  E infatti si vede come sono state pensate e regolate. Ma almeno la famosa Sbrigatività (passata per Efficienza) e la Testardaggine(venduta per Determinazione)! Ah, be’, queste “virtù” ce l’ha ogni mediocre.

Ma le Nuove Cittadine Politiche, in più, sono tutte Belle-Fedeli-Adoranti di fronte al famigerato Maschio Leader Bello-Sognante-Affabulante, come solo le donne sanno fare, riconosciamoglielo. Furbissimi ‘sti maschi “femministi”. Il primo era stato Pannella. Anzi, lui in fatto di Uomini Qualunque senza Arte né Parte, purché fedelissimi, e Donne Adoranti posti al Comando, è stato un precursore. Solo che tutto è relativo: i suoi Nominati valevano dieci volte di più degli attuali Nominati di Destra e Sinistra.

Insomma, finalmente Tutto è chiaro, abbiamo capito: Renzie-in-Cravatta si prepara come tutti a fare Tutto Lui. Sai che novità. Non ci resta che sperare... (anzi, no, ché la speranza è un vergognoso vizio cattolico).

* NOTA. Nello slang goliardico e maschilista dei colleges americani MILF è acronimo di donna matura ma molto attraente con cui tutti i maschi vorrebbero provarci (“Mother I’d Like to Fuck”).

IMMAGINE. 1. Disegno di Malov. 2. La bilancia uomo-donna a cui sembrano ispirarsi certi politici e certe leggi falsamente democratiche.

JAZZ. Un bel documentario televisivo della CBS uscito nel 1957 che intendeva far conoscere ai profani “i suoni del jazz” (The Sound of Jazz), con i vari stili ovviamente riprodotti dal vivo a quel tempo.

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06 febbraio 2014

ANIMALI. Calabrone gigante attacca l’uomo, fa buchi nella carne e uccide.

Calabrone gigante Vespa mandarinia tenuto in mano Se decidete di passare le vostre vacanze nello Shaan-xi, una verdeggiante provincia nel nord-ovest della Cina, perché da buoni snob volete essere i primi a scoprire i posti senza quei rompiscatole di turisti Europei o Americani che fanno alzare i prezzi, per prima cosa – sentite a me – evitate le città di Shang-luo, An-kang, and Han-zhong. Poi, attenti all’agriturismo improvvisato, potrebbe rivelarsi fatale. Sotto le foglie secche di mais, dentro i cavoli nei campi, ma anche sotto i tetti dei villaggi o dentro il tronco d’un albero si può nascondere il terribile calabrone gigante o calabrone giapponese (Vespa mandarinia), un imenottero grosso quasi come un pollice di adulto (5,5 cm.), molto aggressivo, carnivoro e implacabile predatore anche dell’uomo. Rischi analoghi si corrono in Giappone e in tutto l’estremo Oriente.
Calabrone gigante cinese divora grossa preda      Con l’uso scriteriato degli antiparassitari in agricoltura che ha sbilanciato i naturali rapporti di forza tra insetti, col cambiamento del clima e l’aumento delle temperature medie annuali – confermato dal 97% dei climatologi, malgrado le ironie di molti a ogni tempesta di neve – questo grosso insetto vorace sopravvive anche all’inverno orientale, ormai sempre più caldo. Così, nonostante che questo calabrone sia ecologicamente in decadenza, o forse proprio per questo, si concentra in alcune zone, dove ovviamente è terribilmente pericoloso.
      Le sue punture, spesso ripetute, sono dolorosissime e si risolvono in veri e propri grossi buchi nel corpo, ben più profondi dello spessore della pelle, perché i potenti enzimi che il pungiglione inietta (ben otto diversi veleni, tra cui la mandaratossina, che anche da sola potrebbe essere mortale) sono capaci letteralmente di “sciogliere” la carne di braccia, gambe, dorso o viso attorno alla puntura (una vera e propria lisi enzimatica, dicono i medici parassitologi: v. immagine). Raccapricciante la descrizione della “puntura” da parte d’un entomologo giapponese della Tamagawa University: “E’ come un chiodo rovente conficcato nella mia gamba”.
Buchi provocati da punture di calabrone gigante      Naturalmente è il nostro ottuso antropocentrismo a farci dire che è un terribile “calabrone assassino”. In realtà Vespa mandarinia si limita a fare il proprio mestiere di predatore: va a caccia di grossi insetti come cavallette e mantidi. Anzi, sarà per il sapore dolce, ma è particolarmente ghiotto di api da miele e delle loro larve: bastano 30 calabroni-giganti per uccidere in tre ore 30 mila api, come si è visto in un drammatico documentario di National Geographic (“Hornets from Hell”). Terribili i metodi di “distruzione di massa” di questi calabroni. Penetrati nell’alveare, afferrano le api, le decapitano, le privano di ali e zampe, le portano al proprio nido, dove le masticano fino a ottenere grazie agli enzimi iniettati un liquido pastoso parzialmente pre-digerito ricco di amminoacidi rapidamente assimilabili, che danno da mangiare alle proprie larve. In quanto alle zuccherine larve delle api, il secondo scopo della loro aggressione, le divorano sul posto.
Pungiglione calabrone gigante Cina      Ma come tutti gli animali, il calabrone gigante è aggressivo soprattutto quando si difende, in particolare quando teme un attacco ai propri nidi, e in questo caso attacca chiunque si avvicini al nido a meno di 10 metri. Nidi grossi come palloni, che ormai si trovano dappertutto, in un campo agricolo come nei quartieri affollati, in un tronco d’albero o in metropolitana, visto che il territorio selvaggio elettivo del calabrone gigante noi umani l’abbiamo invaso sottraendo spazio alla foresta col cemento. E così, cacciati dalle foreste arrivano nei villaggi e nelle città vicine. Più aggressivi, forse per lo squilibrio demografico o il rarefarsi delle prede naturali legate alla foresta.
      Comunque, se questa specie vi colpisce non avrete scampo. Inutile correre: loro volano a 25 miglia all’ora e sono sempre attivi, e possono volare per 60 miglia al giorno. Anzi, il movimento delle possibili prede eccita la loro aggressività. Per di più i feromoni iniettai col veleno avvertono il resto dell’alveare della nuova preda: si getteranno in massa e in picchiata come dei caccia militari penetrandovi con un poderoso pungiglione fisso, cioè che non cade dopo la puntura, di ben 6 millimetri, capace di pungervi ripetutamente in varie parti del corpo nonostante camicie e pantaloni. E sarete finiti.
Calabrone gigante e velenoso Cina in confronto ad ape      E’ capitato a centinaia di persone in Oriente, non bambini o malati, ma uomini grandi e grossi in buona salute e non specificamente allergici (il che vuol dire che siamo tutti “allergici” al pool dei loro veleni) accasciarsi e spirare dopo l’attacco, com’è successo a una eroica insegnante che fatti riparare i bambini sotto i banchi ha affrontato da sola lo sciame killer. Negli ultimi tempi ben 1676 feriti gravi e 41 morti, molti dei quali colpiti da shock anafilattico, forse l’evento più temuto dai medici del pronto soccorso, paralisi respiratoria, insufficienza renale acuta che non fa più urinare, e se “va bene”, per così dire, cioè se non muoiono subito, costretti a sopravvivere con costose dialisi perpetue o trapianti di fegato e reni. Una tragedia che si compie all’improvviso, in pochi secondi. Un contadino che curava il proprio campo di riso ad An-kang, un certo Mu Cong-hui – ha riferito il sito web del Guardian – è stato punto 200 volte in pochi secondi: ha le gambe bucherellate da tanti fori e in due mesi ha ricevuto ben 13 dialisi
Calabroni giganti e velenosi Cina      E’ un pericolo vero questo calabrone-gigante cinese, il più grosso e aggressivo del mondo, conferma in un articolo Michael Caldwell su The Allegiant, un sito network progressista degli Stati Uniti che riprende con ritardo un’allarmata corrispondenza del Guardian online.
      Ma come mai gli americani si interessano tanto di questo grosso insetto cinese? Perché sembra essere stato trovato anche in varie zone degli USA, per esempio nell’Illinois, a Arlington Heights, come ha denunciato un allarmato apicultore dopo un incontro ravvicinato.
      Ma la nuova specie esotica osservata negli Stati Uniti sembra essere non il calabrone gigante (Vespa mandarinia), bensì il calabrone asiatico (Vespa velutina), di taglia un poco più piccola, che è ugualmente temibile per uomo e api in estremo Oriente, mentre in Europa e in America, dove è arrivato grazie alle importazioni dall’Asia, sembrerebbe finora non letale per l’uomo (tranne, come si sa, per individui con allergia specifica), però responsabile di punture dolorosissime e con cicatrici, e predatore implacabile di api.
      Gli apicoltori, perciò, sono nel panico: dopo la varròa, ora anche il calabrone asiatico! La produzione di miele nei Paesi occidentali potrebbe diminuire ulteriormente. Ma più grave ancora il rischio della mancata impollinazione in svariate piante importanti per la nostra alimentazione. Gli agricoltori sono preoccupati.
      Vari esemplari e grossi nidi di calabrone asiatico (Vespa velutina) sono stati trovati anche in Italia (v. articolo di giornale e immagine in basso), o a causa delle importazioni di piante orientali o, più probabilmente, per sconfinamento dalla Francia meridionale verso Liguria e Piemonte, come riferito da esperti e studiosi. Fatto sta che è arrivato già in Lombardia e in altre regioni del Nord Italia. Ma questi calabroni sono in grado di guadagnare centinaia di chilometri all’anno. Sono già presenti in Belgio e Gran Bretagna. Studiosi dell’Università di Torino stanno già studiando efficaci controlli e rimedi. D’altra parte, l’ecologia ha pure le sue regole, e si spera che i rigidi inverni europei non permetteranno, per ora, la proliferazione di questa specie esotica oltre la soglia di pericolo. Ma l’impatto sulla produzione di miele potrebbe essere notevole.
Nido di calabrone asiatico gigante scoperto in Italia (2012)     Intanto continua la campagna dei cinesi contro il calabrone gigante Vespa mandarinia. “Sono sensibilissimi ai colori vivaci, agli odori (anche al sudore), al sapore dolce, all’alcol, ma anche al movimento, come animali o uomini che corrono”, ha detto al corrispondente del Guardian l’esperto Huang Rong-hui, del dipartimento di controllo dei parassiti dell’Ufficio Forestale dell’An-kang
      I loro grossi nidi sono indicati col dito, a distanza prudenziale, dai ragazzini del quartiere, che indirizzano utilmente verso gli obiettivi guardie forestali, vigili del fuoco e operai del comune, tutti ben protetti, nell’operazione di distruzione con lanciafiamme a gas o torce dei nidi. Talvolta a prodigarsi è lo stesso sindaco in persona. E’ il caso di Gong Zheng-hong, amministratore di Hong-shan, sobborgo rurale di An-kang, che spesso passa le nottate a caccia di calabroni, dato che di notte si rifugiano nei nidi, che secondo il sindaco sono ben 248 nel solo villaggio, di cui 175 vicini a scuole e strade.
Allarme sui giornali italiani per nidi di calabrone gigante asiatico (2011)      L’intero An-kang è in allerta. L’amministrazione regionale comunica che ha già distrutto 710 alveari e stanziato 7 milioni di yuan (pari a 707 mila sterline), conclude il Guardian, per aiutare le zone colpite. E il vice-addetto alla comunicazione Deng Xiang-hong assicura: "Stiamo facendo tutto il possibile, ma c'è così tanto ancora da fare!”
      Ma la nemesi c’è, eccome, anche in Cina, e in piccola parte compensa i danni dei calabroni-giganti. Gli spregiudicati utilitaristi Cinesi che, accusano i vicini Indiani, mangiano “qualunque cosa che striscia, nuota, vola o cammina”, visto che mettono in tavola anche topi, ratti, cani, serpenti, formiche e cavallette, volete che non siano capaci di gustare anche questi grassi imenotteri, e specialmente le loro morbide larve? Infatti in certe zone, soprattutto presso alcune etnie (come la provincia Nan-shan e il gruppo etnico Lisu) c’è la tradizione di catturarli, per ingentilirli e allevarli, anche a scopo alimentare.
      Se poi riescono a catturarli adulti, i cercatori, vestiti con palandrane pesanti e fitte reti da apicoltori, sono capaci di cucinarli fritti (Cina), riferisce Caldwell, oppure crudi in sashimi (Giappone). Così, commenta, il triplice fattore, l’invasione del loro habitat naturale, la deforestazione e la cattura a scopo alimentare, potrebbe portare all’estinzione di questo (ammettiamolo, suvvia, sine ira ac studio…) “bell’animale”. Insomma, è sempre l’uomo “causa del suo mal”.
      Morale della favola. Il pericolo c’è, anche se per fortuna da noi è modesto, e spesso si sostanzia in un leggera reazione allergica (ma dipende dalla individuale risposta immunitaria, da età, salute e altre condizioni, come spiega questo articolo che fa da guida per la corretta gestione sanitaria delle punture di questi e altri insetti). Però ci sembra ottuso e infantile prendersela con ritardo incolmabile e così ridicolo sfoggio di mezzi distruttivi  contro insetti che hanno la Ragione della Natura dalla loro, perché il dissennato consumo umano del territorio naturale li ha costretto a debordare in città. Non era meglio che i Cinesi lasciassero questi calabroni tranquilli nei loro insediamenti naturali evitando che diventassero invadenti e aggressivi, rinunciando a costruire sui loro territori le solite orribili casacce di cemento, che oltretutto fanno male anche agli Umani? E, prima ancora, non era preferibile che la Cina, soprattutto (ma lo stesso si deve dire per l’uomo in genere), inquinasse di meno aumentando sempre di più l’effetto serra e lo squilibrio termico? D’accordo, è l’eterna lotta tra l’uomo e la Natura, densa di implicazioni storiche e filosofiche. Ma stavolta, l’uomo (cinese) è molto più colpevole, perché avrebbe dovuto tener conto delle nostre esperienze in Occidente. Macché la “saggezza” orientale deve essere una sottoculturale leggenda metropolitana. Così, in cambio d’un finto progresso ottenuto da operai-schiavi, c’è qualche rischio immediato in più perfino per noi che siamo lontanissimi dalla Cina. Anche se, per parafrasare un famoso film, sempre più “La Cina è vicina”, purtroppo, perché il Mondo si rimpicciolisce ogni giorno di più. E allora, vogliamo dirla tutta? Ai Cinesi gli sta bene.

IMMAGINI. 1. Calabrone gigante in rapporto al pollice d’un uomo. 2. Mentre divora una mantide. 3. Buchi nella carne della vittima. 4. Le proporzioni con un’ape (dis. WLP. Armstrong 2012). 5. Il robusto pungiglione fisso capace di numerosi colpi a ripetizione. 6. Calabroni giganti nel palmo d’una mano. 7. Un nido di calabrone asiatico trovato nel 2012 nel territorio di Verbania. 8. Articolo di giornale italiano, molto allarmato (La Provincia).


JAZZ. Bobby Timmons e l’Hard bop. Pianista, compositore e grande arrangiatore e “ideologo” della fertile corrente dell’hard bop, Il poco noto ma grandissimo Timmons è qui celebrato con una lunga sequenza automatica di brani bellissimi (ricordo tra i migliori, Moanin e Dat Dere) registrati dai gruppi da lui ispirati. E c’è il meglio del grande jazz degli anni 60. Era quella era un'epoca - oggi sembra incredibile - in cui il jazz poteva permettersi le sbandate del suo pubblico per un musicista-rivelazione. Come oggi nella musica pop. Segno che c'era ancora l'attualità, cioè che il jazz non era ancora "musica classica", eterna e senza tempo (estremizzo per comodità di sintesi) in cui il fruitore con la medesima asettica neutralità e perenne contemporaneità starei per dire “musicologica”, va a scegliersi dallo scaffale prima un disco degli anni 20, poi uno degli anni 70, come se niente fosse... Come i classici europidi ascoltano prima Couperin poi Dallapiccola... Gli innamoramenti da tifo si verificarono con Coltrane, Ornette e soprattutto Davis (e noi in Italia, nel nostro piccolo, con Gaslini, Rava e ora Bollani...). Così, sbagliando, molti di noi credettero in Rollins come a un’alternativa anti-Coltrane, cioè a una musica meno adrenalinica-drammatica-nevrotica. Un equivoco madornale dovuto, almeno nel mio caso, all’intelligenza inesperta e saccente dei 16 anni. Scoprii più tardi che ero rollinsiano non per la cantabilità melodica e la lentezza del suo fraseggio, ma solo per il... timbro della sua ancia, una linguetta un tempo di bambù che lo strumentista in negozio sceglie tra cento misure e tipi! Invece lui tradì i suoi col calypso, che anziché ringiovanirlo lo fece invecchiare rapidamente, sotto o sopra il famoso ponte.

AGGIORNATO IL 5 GIUGNO 2016

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