11 maggio 2009

DONNE. Evviva, sotto la minigonna batte un cuore che piace all’uomo

Era ora. Torna l’ottimistica, l’illuministica miniskirt, e per tutte le età, riferisce il liberale Guardian (ma lì sono liberali sul serio, magari un tantinello snob, non conservatori nascosti, come da noi), sondando le nuove tendenze della moda e dunque della psico-sociologia d’Oltremanica, che poi – si sa – arriveranno anche nella sud-orientale Europa, cioè nell’Italia ormai catto-musulmana.

Bene, almeno noi maschi sapremo con chi stiamo parlando, con che tipo psicologico di donna abbiamo a che fare. Guarderemo le donne negli occhi, da pari a pari. Anzi, che dico, dal basso in alto. Perché, come diceva saggiamente la canzone, quando le canzoni erano sagge, "ma le gambe, ma le gambe... piacciono di più").

Le gambe nude, infatti, anche se bruttine (ma lo sono sempre meno sotto una mini) "parlano" da sole più del viso. E per quanto mediocri, sono sempre più carine d’un viso esposto e martoriato da sentimenti, inquinamenti e trucchi.

Ma sì, basta con quei pantaloni maschili e islamici. Non per caso, vietati dalla polizia nel primo 900. Le donne suffragettes in pantaloni venivano arrestate a New York e a Parigi. Ma torniamo all'oggi: basta con quell’umiliante "indovinala, grullo!", basta con i vecchi trucchetti e occultamenti da Mille e una notte, di cui certe donne, mai le migliori, sono maestre.

Insomma, vuoi conoscere davvero una donna? Guardale le gambe. Le gambe nude sono sincerità e onestà, chiarezza d’intenti, competizione sportiva, uguaglianza anglosassone con l’uomo. Vogliono dire mettersi in discussione.

Paradossalmente (ma chissà se alcune donne arriveranno mai a capire questo passaggio) la minigonna risponde ad una ideologia della moda più razionale e illuministica, ergo virile. dove "virile", signore lettrici, non si riferisce a gambe pelose, ma alla chiarezza e alla razionalità.
Una donna, cioè, che non si nasconde con sotterfugi di antico stampo, con l’ambiguità del collo o della caviglia, come ai tempi bui in cui era sottomessa e schiava, ma che compete sul libero mercato dei rapporti visivi, psicologici e sociali.

Una vera amante-moglie-fidanzata-compagna-amica-collaboratrice ha la minigonna, la schiava nascosta da "visitare" benevolmente il venerdì sera, senza far nulla trapelare a moglie e amici, ha invece i pantaloni lunghi e larghi.

La minigonna è laicista, i pantaloni e la maxigonna sono clericali.
"Ma allora il mistero?". Sciocchezze sottoculturali da romanzieri di provincia, tipo Guido da Verona. L’insondabile e imprevedibile c’è sempre, non preoccupatevi. La donna in questo è un pozzo senza fondo. Ma cercarlo appositamente, e per di più in un trucco, in un abito informe che cela e inganna, e che ormai è diventato una divisa di ruolo, come la tonaca delle monache e dei preti, è da masochisti perdenti.
Come diceva quello? Al "vero maschio", che è quello psicologicamente maschio, piace la chiarezza, il cameratismo, l’illudersi che la compagna farà tutte le cose che fa lui. Vedi l’ideologia psicologica dei vecchi film western americani.

E poi l’autoironia, che piace molto agli uomini intelligenti, tranne a quelli un po’ femminili e autolesionisti che amano il mistero, pur sapendo che sempre, al cento per cento dei casi, c’è dietro un imbroglio.

Donne velate? Pfui, dicevano i personaggi di Walt Disney. Gambe nascoste? Giammai.

E poi, se proprio dobbiamo fare questa rivoluzione ormai stramatura, eliminiamo il reazionario color nero, simbolo atavico di lutto, potere, ruoli di casta, sottomissione della donna.

Se togliamo il nero che cosa si comprerebbe nei negozi di abbigliamento alla moda? Per le strade e sugli scaffali sembra sempre il 2 novembre. Siamo tornati indietro di decenni, di secoli.

Come sono-erano vestiti nel loro ruolo ufficiale sacerdoti, suore, magistrati, medici, avvocati, politici? Di nero.

Come si vestono, tentando pateticamente di imitarli da piccolo-borghesi, i cafoni di provincia la domenica? Di nero.

Che colore scelgono gli uomini nelle cerimonie rituali che esprimono il massimo della finzione (dalla laurea al party, al matrimonio)? Il nero.

Qual è l'abito d'ufficio degli impiegati o commessi che devono apparire più seri di quanto evidentemente non sono, né sembrano (assicuratori, addetti di finanziarie, brokers, bancari, venditori di libri a domicilio ecc.)? Un completo nero.

Dice: ma le ragazze dark non esprimono rivolta? No, rifiutano per rivolta ogni seduzione. Sono proprio come i preti e i mariti gelosi volevano che fossero le loro bisnonne contadine.

Il nero come ottundimento dei sensi, auto-privazione, penitenza, non-colore, non-vita. Un che di malsano, notturno, malamente tardo-romantico, ecclesiale, clericale.

Io sono illuminista, settecentesco. Però anche liberale risorgimentale e garibaldino. E l'Ottocento, nero per la prevalenza del clericus, dell'uomo di cultura e Potere, le aveva però le sue camicie rosse. Sempre meglio delle camicie nere e dell'orbace, entrambi neri e tratti dal costume di Creta. Così i fascisti credendo di fare i cretesi fecero i cretini.

Ma per spiegare tutto anche ai più duri di testa, basterebbe chiedersi come si vestono le donnette talmente bruttine e insipide e senza alcuna verve da passare sempre inosservate? Di nero. Nella notte buia non solo i quadrupedi, ma anche i bipedi sembrano belli.

E, ancora, come si vestono le contadine grasse e rubizze che vengono in città? Di nero, ma con fiorellini bianchi. Perfino Di Pietro, se sopra la maglietta con cui fa scena di guidare il trattore si mette un abito scuro, sembra elegante. Già, "sembra". Ma a chi? Questo è il problema, che molte donne dovrebbero valutare. A chi vogliono "sembrare"? Non certo ai migliori. Loro stesse, dunque, selezionano il loro pubblico, il loro futuro partner, col vestito. fanno tutto loro. Spesso sbagliando, of course.

Peccato, perché la scelta del'abito, insieme con quella del cibo, rappresenta – non c’è dubbio – la più alta forma di intelligenza umana. Perché non c'è nessun libro che anche uno stupido possa imparare a memoria per poi laurearsi, e perché bisogna mettere in rapporto tra loro, rapidamente e con pochi mezzi tecnologici, elementi mobili sempre diversi. E' un po' il principio per cui il riparare una scarpa (umile ciabattino), con tutte le singolarità e gli imprevisti del caso, vuole più intelligenza che il fabbricarla ex novo, sempre uguale, in 100 mila esemplari (industriale).

Ma torniamo alla minigonna. Prevedo già le obiezioni emotive. Perciò lasciamo fuori dal discorso le bellissime, che il modo di mettersi in evidenza lo trovano sempre, se sono intelligenti (e d’altra parte, se non lo sono, la bellezza la perdono subito). Parliamo delle brutte. Molto meglio una 40-50nne, e perfino più in là, con gambe mediocri in vista, che vogliono dire sincerità, ironia, spirito, rischio, cioè intelligenza e simpatia, piuttosto che una 20-30nne chiusa morbosamente e pessimisticamente in jeans filo-arabi, o in maxigonne da pruderie psicopatologica polacca. Schietto cameratismo, psicologia "alla pari", contro il vecchio gioco della seduzione al buio.

E questo i più intelligenti (quanti saranno? insinueranno a questo punto le donne…) dei maschi lo sanno bene. "Perché, se fossero tanti, noi ci adegueremmo", diranno. "Tanto, per noi, signori maschi, un vestito vale l’altro. Purché… sia di moda".

In effetti, gli armadi delle donne sono infiniti, profondi, a più piani e cassetti, con finte porte e doppi pareti, insondabili, ma stilisticamente (psicologicamente) pronti a tutto.

Cari amici maschi, per concludere: spero di avervi convinto. Non scegliamo infantilmente e ipocritamente degli "occhi" o dei capelli. Esistono le lenti colorate, e il parrucchiere il suo sporco lavoro lo fa in mezz’ora. Basta coi romanticismi obliqui. Andiamo al nocciolo del problema. Scegliamo gonne corte e colori chiari: sotto ci sarà un cervello più divertente, cioè più intelligente. E toh, mi voglio rovinare, scommetto anche un miglior carattere.

IMMAGINE. Una signora qualsiasi, sui 40-50, né bella né brutta, con le gambe neanche magre, insomma la classica "next door woman", la signora della porta accanto, con la miniskirt fa parlare quello che, come ha scritto la giornalista Rodotà, meglio si conserva di sé: le gambe.

JAZZ. Elvin Jones e Junior Cook al Music Inn (1975). Ha detto Sergio Veschi: "Per quanto ne posso sapere, questo è l' unico video dove è possibile 'vedere e sentire' Roland Prince alla chitarra. Di lui si persero le tracce negli anni 70, ma ora è stato riscoperto da un amico suonare nei piano-bar della sua Antigua". Nel gruppo che suoò nello storico e ormai scomparso locale romano di Pepito Pignatelli c'erano Elvin Jones batteria, Junior Cook sax, Roland Prince chitarra, David Williams basso. La ripresa tv era della Rai.

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3 Comments:

Anonymous Lady Godiva said...

Bravo, un bell'articolo brillante. Sono d'accordo su tutto.

11 maggio 2009 15:50  
Anonymous Pamela said...

E' vero, ormai vestiamo come monache, quando vogliamo essere eleganti, mentre stranamente più aperte tutti i giorni.

11 maggio 2009 15:58  
Anonymous La Signora delle Camel said...

Dici bene, però ci vorrebbe un entusiasmo che non c'è. Ormai domina l'understatement. Alle volte non ci va, né ci conviene, metterci in evidenza. E ne paghiamo le conseguenze... in un caso o nell'altro.

11 maggio 2009 22:01  

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