21 aprile 2009

LA SCIENZIATA. Giovane fino ai 100 anni con intelligenza e semplicità

Compiuti 100 anni, Asinio Pollione fu intervistato dai cronisti, diciamo così, della Roma Antica: "Ci dica, ci dica, qual è la sua ricetta per arrivare al secolo di vita?". "Vi rivelerò un segreto - disse Pollione, che il suo momento di notorietà lo aveva preparato da tempo - bevete ogni giorno vino con miele..." Sì, insomma, l' acratismòs, cioè il vino puro, che nessuno beveva, che nessuno poteva bere, vietato o per legge o per usanza. Ma che solo ai vecchi estremi o ai malati gravi era concesso. Pane e vino schietto ogni mattino: un'usanza greca.
La ricetta della centenaria scienziata, più di 2000 anni dopo, è paradossalmente meno "chimica" e più "psicologica", insomma più antica del materialista, cioè moderno Pollione: "Studiare, mantenere il cervello in esercizio, aiuta ad invecchiare giovani e perfino a mantenersi in vita", mi disse Rita Levi Montalcini con la sua consueta disarmante semplicità in un’intervista di tanti anni fa.
Mentre molti giornalisti scientifici si erano portati dalla redazione domande complesse sulle ultime scoperte, e sui "misteri" e "curiosità" della ricerca, irte di termini gergali, per far vedere ai colleghi e alla Grande Scienziata premio Nobel quanto erano "preparati" nelle segrete cose, io mi limitai a chiederle la sua ricetta per mantenersi in efficienza a lungo. Ben sapendo, dai miei Maestri naturisti, che è in ogni caso la giovinezza e funzionalità del cervello a dirigere giovinezza e funzionalità del corpo, non il contrario.
Ancora una volta la scienza sperimentale moderna dà ragione ai saggi salutisti dell'Antichità.
Oggi lo dicono tutti, perfino il medico che risponde alle lettrici di "Donna Moderna". Ma allora non lo sosteneva ancora nessuno: il pensiero comune tra gli scienziati, e a maggior ragione nell’uomo della strada, era che la curva discendente dell’attività cerebrale fosse inesorabile. Lo pretendeva la progressiva distruzione delle cellule neuronali. Qualunque attività svolgesse l’uomo. Non si supponeva che l’attivismo "giovanile" non è, come infatti non è se vi guardate attorno, una caratteristica dei giovani, ma delle persone intelligenti. Quindi giovani a qualunque età. Le recenti scoperte sulle sorprendenti autoriparazioni delle cellule cerebrali erano di là da venire.
Sillogismi banali oggi per le neuroscienze, ma che allora eccitavano in me il naturista che, seguace della lunga tradizione del Naturismo salutistico e ippocratico, andava predicando tra gli amici, negli articoli o sui libri che il segreto della vita sana e naturale consiste nel continuare a fare le cose – intelligenti, giuste e naturali, però – che si fanno da giovani. Se si fanno da giovani… E che l’età anagrafica è cosa che interessa tutt’al più gli impiegati del Comune, l’età reale essendo quella dimostrata dal pensiero, dagli atti concreti, dallo stile di vita. Insomma, intelligenza e Natura, cervello e semplicità. Naturale che fossi affascinato da questa ricercatrice minuta e semplice, dalla vita lunga e avventurosa, colpita prima in quanto ebrea dalle leggi razziali, ma poi anche dall’ottusità dei politici, dal sistema corrotto delle raccomandazioni (anche nelle Università e negli istituti di ricerca) e dalla lontananza un po’ mitica con cui l’opinione pubblica italiana, tarata da un’ignoranza fenomenale, vede le cose della scienza e le questioni intellettuali in genere.
Una bella rievocazione della Levi Montalcini, dal lato scientifico, è quella dedicatale da Alison Abbot su
Nature.
Tre anni fa, in questo stesso blog, scrissi un
articolo difendendo la senatrice Levi Montalcini dagli attacchi rozzi d’un politico di Destra neofascista.
Per questo, quando mi è venuta l’idea di elencare nel colonnino accanto tutte le persone note, conosciute direttamente, che mi hanno colpito e con le quali ho da spartire qualcosa della personalità o del carattere (più la prima, di solito…), mi è venuto spontaneo iniziare la lunga lista proprio da Rita Levi Montalcini, scienziata neurobiologa, che ha vinto il premio Nobel, è stata poi nominata senatrice a vita, e che domani, ancora lucida anche se ormai ha la vista ridotta al lumicino, compie 100 anni.
La Montalcini, che si è sempre dichiarata femminista e ha sempre difeso le donne, è oggi una delle donne più ammirate dalle donne italiane, sicuramente perché è una donna che ha avuto successo. Le donne raramente ammirano una donna intelligente e sfigata.
Ma è anche una delle donne italiane più conosciute e apprezzate, in Italia e nel Mondo. A ragione, una volta tanto. Ed è inevitabile che sorga un nuovo Mito.
Mito forse necessario ad un’Italia provinciale e piccolo-borghese, pseudo-letteraria (così viene coperto il neo-analfabetismo di massa nel Sud), in cui l’avvocato o l’ingegnere o il ragioniere non legge un libro ma vuole "scrivere un libro", l’Italia sommamente ignorante nelle scienze, che ha bisogno del monstrum da baraccone, del personaggio dipinto come eccezionale dalla stampa, del record di longevità in un Paese gerontocratico in cui già a 45-50 la gente comincia a dire: "Eh, noi veci…", per interessarsi di quelle strane e astruse cose che ai suoi occhi rasentano la magia. Mito? Forse sì, come ha scritto molto lucidamente Anna Meldolesi nel suo blog. E beato il Paese che non ha bisogno di miti.
Una cronaca dei festeggiamenti in onore della Levi Montalcini è riportata da un
articolo del Corriere, che sottolinea la frase del presidente della Repubblica, Napolitano, sul suo impegno civile, altruistico e morale ("Credete nei valori", ha raccomandato la Montalcini rispondendo all'omaggio, rivolta ai giovani). Ma ha lodato anche il suo attaccamento all'Italia, lei che per molti anni è vissuta in America ma poi ha voluto tornare in patria.
Ammettiamolo, non sono molti gli uomini di cultura e gli scienziati la cui personalità e moralità rifulge anche fuori degli studi o laboratori. La Levi Montalcini è, anche in questo, una persona eccezionale.

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IMMAGINE. Rita Levi Montalcini ai tempi dei suoi studi biologici negli Stati Uniti.
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JAZZ. Art Blakey è stato il più grande scopritore di talenti dello stile hard bop. Ecco un suo bel concerto in quintetto (Lee Morgan trumpet, Wayne Shorter tenor sax, Bobby Timmons piano-arr-comp, Jymie Merritt bass, Art Blakey drums-leader). Il brano è Dat Dere, scritto dal grande Bobby Timmons, dei primi mesi del 1961.

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2 Comments:

Anonymous mary the red said...

Intanto l'aneddoto di Pollione non lo conoscevo, poi hai dato un ritratto non oleografico ma molto realistico e partecipato della Montalcini. Bello. Mi piace anche la critica al Mito.

21 aprile 2009 21:13  
Anonymous giusi d'urso said...

"il segreto della vita sana e naturale consiste nel continuare a fare le cose – intelligenti, giuste e naturali, però – che si fanno da giovani. Se si fanno da giovani…"... che bello! Cioè, semplicemente vivere secondo natura. Chissà perchè una cosa così semplice e, se vogliamo, istintiva, oggi sembra così difficile da attuare!
Complimenti Nico, è sempre un grande piacere leggerti.

21 aprile 2009 21:33  

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