29 agosto 2008

DESTRA O SINISTRA. La simmetria e le strane scelte di Natura, numeri e arte.

uomoVitruvio RIDISEGNATO .

DESTRA O SINISTRA? DA CHE PARTE STA LA NATURA

I MISTERI DELLA

SIMMETRIA

La politica non c’entra, ma sembra che l’uomo, le piante, gli animali, la terra, perfino i numeri e l’arte avvalorino i concetti di destra e di sinistra. Insomma, la bilateralità regna sovrana nel mondo, ed è difficile farne a meno. Ecco, in proposito, le strane scoperte d'uno scienziato un po' eccentrico.

di NICO VALERIO
Scienza 2000, febbraio 1985, Teknos, novembre 1996*, agg. 2014**

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papilio_machaon_lead_photo Mettete un bambino o uno scimpanzé davanti allo specchio. Saranno i soli a meravigliarsi di una strana e illogica inversione: sulla superficie riflettente l'orecchio destro prende il posto del sinistro, ma la testa, non viene mai scambiata con la parte inferiore. E l'immagine riflessa non muta se ruotiamo lo specchio di 45 gradi sul suo piano. Insomma, già nella stanza da bagno la natura mostra una sfacciata preferenza per la simmetria bilaterale, quella orizzontale che noi siamo soliti definire col binomio “destra-sinistra”.

La natura è “di destra” o “di sinistra”? Piante e animali, proprio come gli umani in politica, fanno scelto curiose. La pianta del convolvolo (Ipomea purpurea) si avvolge sempre verso destra ai rami degli alberi, mentre il caprifoglio (Lonicera periclymenum) si attorciglia sui biancospini con spire levogire, cioè sinistrorse. In laboratorio, già nell'Ottocento ci si accorse delle diverse tendenze delle molecole.

Doppio specchio non gira immagine (disegno) Louis Pasteur rischiò di divenire famoso in anticipo scoprendo che i cristalli dell'acido racemico dell'uva sono un miscuglio in parti uguali di cristalli di acido tartarico destrogiri e levogiri, cioè capaci di far ruotare la luce polarizzata verso destra o sinistra. In questo caso, la forma simmetrica di un cristallo di acido tartarico è chiamata «enantiomorfa», cioè speculare all'altra.

Il fruttosio, o zucchero della frutta, detto anche levulosio perché levogiro, ha nella molecola gli stessi atomi del destrosio, ma fa ruotare la luce polarizzata verso sinistra. Si distingue non solo per la diversa polarizzazione, ma anche, particolare curioso, per un gusto molto più dolce.

Simmetria nomi Ma, almeno, l'uomo – si obietterà – con un corpo cosi simmetrico non farà scelte. E invece, no. L’uomo è solo approssimativamente simmetrico. Il maschio sarebbe quasi simmetrico se il suo testicolo sinistro non fosse più basso del destro. Senza contare che la maggior parte degli umani usa di preferenza la mano destra, e non per un'abitudine indotta dalle madri, come riteneva Platone, ma per un'antica scelta culturale o una particolare predisposizione cerebrale. Del resto, i mancini sono pochi: il 3 per cento ai tempi della Bibbia, il 20 per cento oggi. E gli ambidestri sono pochissimi.

Elicoide a sinistra nel cavolo cappuccio rosso tagliato (medio) E in Natura che accade? La vita biologica, è ormai accertato, gira verso sinistra, ha scritto lo scienziato Alberto Oliverio in un interessante articolo sul Corriere del 29 ottobre 1995 che tocca proprio il tema della simmetria. Pasteur scoprì che le forme viventi non sono simmetriche. Fatto sta che la maggior parte delle molecole preferisce, chissà perché, la sinistra. “Ogni molecola biologicamente attiva in teoria può avere due forme che sono una l'immagine speculare dell'altra. In realtà però in Natura si osserva solo la forma sinistrorsa, o levogira. La causa di questa preferenza – nota come chiralità – è tuttora enigmatica, ma un primo passo verso la soluzione viene ora da un esperimento su un sistema non biologico, secondo il quale la chiralità sarebbe un effetto spontaneo di processi entropici”. Così si legge in un articolo dedicato da Le Scienze (12 maggio 2012) al problema.

Pianta rampicante a elica levogira (Wikipedia)Però un comportamento difforme dalla maggior parte della vita biologica mostra il DNA. L'acido desossiribonucleico, che è all'origine della vita cellulare, fa una  scelta diversa: la sua elica è destrogira.

La politica non c'entra, naturalmente,. anche perché la distinzione destra sinistra nei Parlamenti è recente; però di fronte alla neutralità della natura, la tendenza culturale al 'destrismo' è innata o almeno antichissima nell'uomo.

In tutte le lingue, sostantivi e aggettivi come recht, right, droit, diritto, dritto, destro, sono correlati a connotazioni semantiche positive, denotano cioè ciò che è normale e giusto; mentre link, left, gauche, manco, mancino, sinistro. al contrario denotano ciò che è sbagliato o funesto.

Disegno simmetrico Escher raneNon ha rapporti col mancinismo l'abitudine nevrotica di leggere riviste dalla fine all'inizio, come ha appurato Newsweek. Ben il 44 per cento dei suoi lettori si comportava così, secondo un questionario del 1963. Ben altra cosa sono la scrittura sinistrorsa e la conseguente lettura da destra a sinistra, lettera dopo lettera, dall'ultima alla prima pagina, in uso presso arabi giapponesi e cinesi, e ai primordi della civiltà anche in Occidente Anche Leonardo da Vinci aveva un vezzo del genere, e ora se vogliamo leggere i suoi scritti dobbiamo aiutarci con uno specchio.

In natura è comune la asimmetria a elica, come si è visto. Ne sono buoni esempi tronchi, steli, fiori semi, pigne, foglie, queste ultime anche per la disposizione elicoidale sul ramo. La begonia tende a formare viticci che si avvolgono a destra. I rami di faggio e castagno a volte formano viluppi elicoidali destrorsi o sinistrorsi, a seconda della specie. Talvolta sono presenti una o più eliche con opposti sensi di rotazione: zanne dei mammut, corna dell'ariete, della capra, dell'antilope, ossa del torace e delle gambe dell'uomo, ali degli uccelli, dei pipistrelli e degli insetti, batteri, spermatozoi degli animali superiori, conchiglie e numerosi molluschi.

Pallone da calcio e icosaedro.Joseph.Wood Krutch ha dimostrato che i pipistrelli, quando escono da una grotta, compiono un volo a elica levogira.

Gli animali sessili cioè attaccati a qualche cosa e non in grado di muoversi da soli come gli anemoni marini, hanno la simmetria radiale conica tipica delle piante. Lo stesso per gli animali che si muovono lentamente, come gli echinodermi (stella di mare; cetriolo di mare) e le meduse. Perché? Perché galleggiano o si adagiano sul fondo, dove il cibo e il pericolo li circondano con uguali probabilità da tutte le parti, ritiene Martin Gardner, studioso di simmetria. Al contrario, la possibilità di muoversi rapidamente in cerca di cibo rende più utile alla sopravvivenza la posizione anteriore della bocca e degli occhi, per poter afferrare il cibo prima dei concorrenti.

DNA elica destrogira (Wikipedia) Ma gli occhi e la bocca sono già sufficienti a distinguere il davanti dal dietro del pesce, mentre la forza di gravità tende à diversificare la parte superiore (dorsale) da quella inferiore (ventrale) Inutile sarebbe, invece, una diversificazione destra sinistra, vista l'uniformità laterale in ambiente marino a pari profondità. Il che spiega perché un pesce è tagliato da un solo piano di simmetria bilaterale, e perché rettili, animali terrestri e volatili conservano la medesima simmetria acquisita nel mare ai primordi della vita animale sulla Terra.

Tra gli animali, l'esempio più appariscente e curioso di asimmetria anatomica e funzionale è dato dall'enorme tenaglia sinistra del granchio violinista. Ma anche il crociere, un piccolo fringuello rosso, ha un curioso becco asimmetrico, mentre il wry billed, un piviere della Nuova Zelanda, ha il becco piegato da una sola parte.

Frequentissime le asimmetrie tra gli organi interni. Cuore, ovaio, stomaco, fegato, milza, intestino, per esempio, hanno forma di per sé asimmetrica oppure sono spostati a destra o a sinistra.

duomo-siena Strana è la distinzione tra due diverse asimmetrie sessuali negli Anableps, piccoli pesci con quattro occhi. La femmina ha solo un orifizio sessuale, o sul lato destro o sul sinistro; anche il maschio ha un organo copulatore o a destra o a sinistra. Ogni pesce, cioè, è sessualmente destrorso o sinistrorso, il che rende impossibile l'accoppiamento tra individui della stessa 1 mano' e introduce nella specie una asimmetria davvero singolare.

cupola panteon Il lungo corno del maschio del narvalo, simile a un'acuminata spada, non è in realtà che la zanna sinistra cresciuta a dismisura, e per di più con scanalature elicoidali, sempre in senso anti orario anche quando a crescere sono entrambe le zanne. Curiosi sono anche il modo asimmetrico di sovrapporre le ali che hanno i grilli, le cavallette e gli scarafaggi; alcune civette con orecchie asimmetriche, il cane di Akita (Giappone) che ha la coda che gira in un senso nei maschi e in un altro nelle femmine, e si rivela perciò un mezzo rapido di riconoscimento sessuale; i delfini che hanno la tendenza a ruotare in senso levogiro attorno alle barche; l'asimmetrico organo sessuale della cimice maschio; il fungo Laboulbeniales che addirittura si sviluppa solo sulla zampa posteriore sinistra di alcuni coleotteri. Tutti esempi riportati nello studio di A.C. Neville sulle asimmetrie degli animali ("Animal Asymmetry").

** Anche l’uso degli arti o del becco risponde a questa scelta bilaterale. Per catturare le larve, i corvi della Nuova Caledonia (Corvus moneduloides) reggono il rametto che usano come utensile per estrarre le larve dalle cavità alcuni dal lato destro altri dal lato sinistro del becco, perché mettono a fuoco la preda e la punta del rametto con un solo occhio, dominante rispetto all’altro in quanto ha la migliore acuità visiva, stranamente quello controlaterale: l’occhio destro se la punta del rametto è a sinistra, l’occhio sinistro se è a destra. E’ un po’ quello che accade agli Umani sulla preferenza individuale per la mano destra o sinistra (A. Martinho, Current Biology).

Come nasce la differenziazione destra sinistra? Pasteur credeva che la causa di tutto fosse il magnetismo. Con esperimenti da dottor Caligari, si mise a creare cristalli sotto l'influsso di diversi potenti forze magnetiche. Ma non approdò a nulla. Anche il passaggio del sole da est a ovest riteneva lo scienziato francese potrebbe essere il responsabile di asimmetrie. Ed ecco ingegnosi marchingegni con complicati meccanismi a orologeria e specchi per far arrivare alle piante il solo da ovest a est. Ma le sostanze sperate, capaci di far ruotare la luce polarizzata in direzione opposta, non riuscì mai a produrle. Il suggestivo conflitto tra la. non vita razionalmente simmetrica e la vita capricciosamente asimmetrica che sembra caratterizzare le forme viventi del nostro mondo non è stato ancora risolto scientificamente.

Proviamo – si è proposto in una sua ricerca Martin Gardner, divulgatore matematico di Tulsa (Oklahoma) – a rivoluzionare le nostre conoscenze, dalla biologia alla fisica dei quanti, semplicemente ponendo il problema della simmetria. E’ vero che il mondo è diviso a metà? Ha un senso in natura quella distinzione destra sinistra che finora sembra una futile convenzione umana? L'originale saggio, tradotto in italiano, è stato pubblicato dalla Zanichelli (L’Universo ambidestro, tit. orig.The Ambidextrous Universe) con l'inquietante sottotitolo: «Nel mondo degli specchi, delle asimmetrie, delle inversioni temporali».

Innanzitutto, un passo indietro. Che cosa si intende per simmetria? Una figura piana, con almeno un asse (asse di simmetria) che la divide in due metà specularmente uguali, viene convenzionalmente definita simmetrica, cioè tale da poter essere sovrapposta punto per punto alla sua immagine nello specchio, senza apparire capovolta. Tutto qui? No, naturalmente. I matematici parlano anche di altri tipi di simmetria. Ma a noi interessa per il momento solo questo tipo di simmetria, quella per riflessione.

Per converso, una figura è asimmetrica se non è sovrapponibile alla sua immagine riflessa. Quadrati, ellissi, cerchi, triangoli equilateri e isosceli, stelle, e i semi delle carte (cuori, quadri, fiori, picche) sono simmetrici. Anzi, il cerchio e la corona circolare hanno un numero infinito di assi di simmetria, mentre i cuori, le picche e fiori delle carte da poker ne hanno solo uno, quello longitudinale. Al contrario, una spirale, un parallelogramma, una croce uncinata, sono tipiche figure piane asimmetriche. Delle lettere maiuscole dell'alfabeto, solo F, G, J, L, N, P, R, S e Z sono asimmetriche: tutte le altre hanno uno o più assi di simmetria.

Poiché la natura è un mondo a tre dimensioni, è ovvio che siano più spesso i solidi che le figure piane ad interessare Gardner. In tali casi si parlerà non di assi ma di piani di simmetria che tagliano idealmente un sasso, la nostra mano o una casa. E l'esperienza, prima ancora che l'evidenza, ci mette in guardia. Attenzione: per la sua maggiore complessità funzionale un solido, naturale o costruito dall'uomo, anche se apparentemente simmetrico potrà rivelare sempre qualche imprevista asimmetria.

Un'auto la vediamo come simmetrica finché non badiamo al volante di guida che è a destra nelle auto inglesi e a sinistra in quelle continentali. Perfino un aereo in volo, che pure ci sembra simmetrico come un gabbiano, all'improvviso accende le luci (rossa a sinistra e verde a destra), introducendo una piccola asimmetria funzionale e cromatica. E anche il ventilatore elettrico, che a prima vista sembra simmetrico, non lo è, perché le sue pale sono parte di una superficie elicoidale. Se le pale fossero sostituite con le loro enantiomorfe dice Gardner il ventilatore aspirerebbe l'aria, anziché soffiarla.

E' vero, con una certa approssimazione gli animali e anche l'uomo hanno una simmetria bilaterale, per dirla con i biologi. Ma quando, per esempio, siamo a braccia conserte? Ecco che ci leghiamo con un nodo semplice, che può essere destrorso o sinistrorso a seconda della direzione elicoidale. E la simmetria cessa. E’ rara, invece, la simmetria anteroposteriore (davanti dietro), proprio per le particolarità evolutive degli animali, come pure quella super inferiore (sopra sotto). Quest'ultima è forse la più difficile da riscontrarsi, sia negli animali che negli oggetti artificiali, forse per l'azione asimmetrica esercitata dall'attrazione terrestre.

Più gli animali e i manufatti sono pesanti, hanno cioè una massa consistente, più finiscono per assumere una forma tendenzialmente conica o piramidale. Si evolvono o sono costruiti così per opporsi meglio all'azione magnetica verso il basso. Si pensi alle zampe dell'elefante, ma anche ad una cattedrale gotica, ad un'auto, ad una sedia. Una sedia, è vero, possiede gambe fini, come un tavolo o un ragno o una gazzella; ma l'area circoscritta dalle zampe in posizione di stabilità, è maggiore di quella proiettata dalla sola parte superiore. In natura, quindi, la simmetria super inferiore è rara, mentre quella bilaterale destra sinistra è la più comune, e visto che la gravità è una forza che opera verticalmente, il più frequente asse di simmetria è quello verticale.

Ma soltanto il matematico, ancor più di una bella donna, sa stare davanti ad uno specchio senza confondersi? Altro che inversione destra sinistra. Lui solo sa che in realtà si tratta soltanto di uno scambio davanti dietro. Come mai? Gardner ce lo spiega in modo molto semplice. Se siamo davanti ad uno specchio col nostro fianco sinistro a ovest e il destro a est, muovendo la mano a ovest vediamo che anche l'immagine nello specchio muove la mano a ovest. Se chiudiamo l'occhio a est, anche l'occhio riflesso a est si chiude. Anche l'alto e il basso mantengono la stessa orientazione. Quello che.cambia, in termini strettamente geometrici, è l'asse davanti dietro, cioè nord sud: noi guardiamo nello specchio verso nord, l'immagine riflessa invece guarda verso di noi, a sud.

Ecco come una presunta inversione destra sinistra si trasforma in inversione nord sud. Restano immutati gli assi verticali e trasversali, mentre cambia l'orientazione dell'asse ortogonale ad essi. Anche se lo specchio è sopra o sotto di noi, e ci dà un'immagine capovolta, noi ci immaginiamo dentro lo spazio capovolto dice Gardner e notiamo che i nostri lati destro e sinistro sono stati cambiati. Perciò preferiamo descrivere questo fenomeno come uno scambio destra sinistra, piuttosto che uno scambio alto basso e avanti indietro, proprio perché siamo dotati di simmetria bilaterale.

Naturale che con l'aiuto di uno specchio, approfittando dei diversi livelli di simmetria di lettere e numeri, si possano condurre parecchi giochetti di società. Un trucchetto semplice in cui quasi tutti cadono è quello inventato dal professor H. Harwood, preside della facoltà di medicina dell'Università del Nord Dakota. Davanti ad uno specchio si pongono una scatola di chiodi con la scritta maiuscola in bell'evidenza, avvolta nel cellofan trasparente, e una scatola di viti, anch'essa con la sua scritta, ma senza cellofan. Che apparirà? Sullo specchio si vedrà rovesciata la scritta VITI, mentre la scritta CHIODI resterà stranamente immutata e diritta. Lo scherzo consiste nel far credere agli amici che ciò sia dovuto ad una «seconda riflessione» ad opera del cellofan, che ... invertendo l'immagine invertita dallo specchio riporterebbe le cose al punto di partenza. Non è così, ovviamente, ma tutti ci cascano.

In realtà, a che cosa è dovuto il trucco? Ad una simmetria aggiuntiva. Tutte le lettere maiuscole usate (nell'esperimento) sono lettere simmetriche, ma l'intera parola maiuscola «chiodi» ha in più un asse di simmetria orizzontale che le permette di essere capovolta senza mutare. Altra particolarità posseggono le lettere con simmetria verticale: rimangono inalterate, se riflesse in uno specchio, quando sono scritte verticalmente. Il nome «Mattia», in maiuscolo, resta invariato, mentre «Luisa» viene rovesciato (v. figura). Naturalmente nello scherzo da salotto daremo ad intendere che ciò accade perché lo specchio rovescia le scritte su sfondo nero e non quelle su sfondo bianco.

A differenza dei manufatto, la natura inanimata è il regno delle simmetrie libere. La gravità terrestre attrae soltanto verso il basso e in conseguenza ogni cosa tende ad estendersi in modo approssimativamente uguale in tutte le direzioni: alberi, laghi, lava di un vulcano, sabbia, mare. Insomma, piani infiniti di simmetria verticali, ma nessuno orizzontale. L'albero tipo è un esempio, al riguardo. Può essere tagliato in due metà da molti piani passanti per l'apice, ma da nessuno che passi orizzontalmente per il tronco. I concetti di destra e sinistra sono, perciò opinabili, limitativi o errati in natura. Un panorama marino o montano, un lago o una foresta, resteranno più o meno gli stessi se guardiamo la diapositiva fotografica del retro o per errore stampiamo la foto al contrario. Non bastano gli uomini o gli animali per dirimere questa ambiguità di lettura: ci vogliono artifici piatti creati dall'uomo (cartelli stradali, strade, scritte) per riportare l'immagine al suo verso giusto e ripristinare fortunosamente la distinzione certa destra sinistra.

L'arte segue questa ambiguità. E non solo quella figurativa, ma perfino la musica Nel XV sec. molti compositori usavano utilizzare nei canoni melodie specularmente uguali, di cui una era il rovescio dell'altra. Col magnetofono a due piste chiunque è in grado di realizzare ardite simmetrie foniche, ascoltando la registrazione al contrario.

E i palindromi? Nell'enigmistica, come in letteratura, hanno sempre affascinato le parole che possono esser lette in entrambe le direzioni. La più semplice è «ala». Ma intere frasi possono essere dotate di una prodigiosa simmetria bilaterale perfetta, come l'inglese «A man, a plan: a canal Panama» (Un uomo, una mappa: un canale di Panama) che, letto al contrario, si conserva invariato. Lo stesso si dica per i numeri. L'ultimo anno palindromo fu il 1881, mentre il 1961 è invertibile ma non palindromo. Per vivere in un altro anno palindromo bisognerà aspettare fino al 1991. Legioni di matematici perditempo si sono sbizzarriti nella ricerca della formula per trovare numeri palindromi sempre più grandi e complessi. Poemetti e brani di prosa palindromi sono stati scritti per riviste letterarie d'avanguardia.

Anche l'universo è simmetrico? La nostra galassia è del tipo a spirale, con lunghi bracci che partono dal centro come tentacoli di una piovra. Sarebbe asimmetrica se fosse a due dimensioni, cioè su un piano, ma in un universo a tre dimensioni non lo è. Di profilo assomiglia ad una lente convessa o a due piatti collegati per il bordo maggiore. li piano che divide i «piatti» è un piano di simmetria.

Se invece consideriamo la posizione e le dimensioni delle singole stelle che la compongono, la nostra galassia non è più simmetrica. D'altra parte l'universo sembra avere una simmetria sferica, sia che si dia peso alla teoria del Big Bang che a quella dello stato stazionario, sostiene Gardner. «Non ci sono indizi che l'universo possa avere alcun tipo di asimmetria, del tipo destra sinistra, su larga scala». Pseudo asimmetrie è vero si riscontrano sia nella galassia che negli astri e nei pianeti, se consideriamo gli assi magnetici (che coincidono, con molta approssimazione, con gli assi di rotazione): la distinzione da noi introdotta per convenzione di polo nord polo sud finisce per introdurre una quasi-asimmetria, visto che il concetto di destra coincide con l'est e quello di sinistra con l'ovest. La terra, poi, per il maggiore schiacciamento al polo sud, ha la forma di uno sferoide un po' a pera, il che limita all'ambito radiale il numero di piani di simmetria possibili.

Poiché è un corpo rotante, come tutti i corpi astronomici, nella terra ogni asimmetria è levogira in un emisfero e destrogira nell'altro, come ha scoperto l'ingegnere francese G. G. de Coriolis. Ad esempio, un aereo che dall'Italia vola verso il polo nord avrà la tendenza a deviare verso destra, rispetto alla direzione di volo. Se invece l'aereo è nell'emisfero australe e si dirige verso il polo sud, tenderà a deviare verso la sua sinistra. In entrambi i casi la deviazione reale è verso est (le immagini delle due traiettorie sono speculari tra loro). Perché si verifica l'effetto Coriolis? Semplicemente perché i diversi punti della terra ruotano a velocità diversa (massima all'equatore, nulla ai poli). Un aereo, o meglio ancora un missile intercontinentale, mantiene la sua velocità iniziale anche quando una regione della superficie terrestre ruota più lentamente. Per lo stesso motivo, ma con effetto opposto, la deviazione di Coriolis avviene verso ovest se il missile si muove verso l'equatore.

Sembra ma non è ancora stato provato con sicurezza che la forza di Coriolis sia all'origine anche del moto a spirale dell'acqua che viene risucchiata in un tubo. Secondo alcuni, il vortice che si crea in corrispondenza dello scarico di una grande vasca a fondo piatto gira in senso antiorario al polo nord e in senso orario al polo sud. Ma molti fattori, compresa la forte «memoria» del movimento iniziale che possiede l'acqua anche dopo ore di calma apparente, pongono in dubbio tali esperimenti. Certo è che le deviazioni di Coriolis a destra e a sinistra influenzano in senso antiorario nell'emisfero settentrionale e in senso orario in quello meridionale la rotazione a spirale di cicloni e tornado.

Il suggestivo conflitto tra la non vita simmetrica e la vita asimmetrica che sembra caratterizzare il nostro mondo non è stato ancora risolto scientificamente.

Avremmo delle difficoltà perfino a far comprendere a eventuali umanoidi viventi in altre galassie, lontani cioè dal sistema solare, che cosa sono «destra» e «sinistra». E' il «problema di Ozma», come lo ha chiamato il radioastronomo Frank D. Drake, dal nome del re della favola di Oz. Tutto è stato tentato: campi magnetici generati da correnti elettriche, fili posti sotto una bussola (esperimento di Mach), avvolgimenti su una sbarra d'acciaio ecc. Niente da fare. Il metodo sperimentale per ottenere dalla natura una definizione non ambigua di destra e sinistra non si è trovato che con un complesso esperimento di fisica atomica compiuto dalla scienziata Chien Shiung Wu, un'americana di origine cinese, nei laboratori dell'Università di Columbia. La «legge della parità» simmetrica, cioè la non preferenza teorica della natura per una delle due parti, era violata.

IMMAGINI. L’Uomo di Vitruvio (Leonardo), la farfalla, la mano tra due specchi, alcuni nomi, le opere dell’architettura, un cavolo cappuccio rosso tagliato (andamento elicoidale a sinistra), una pianta rampicante (levogira), la doppia elica del DNA (destrogira), un disegno a incastro di Escher, sono esempi di diversi aspetti – dai più semplici ai più complessi – della simmetria. Il pallone da calcio deriva da un icosaedro tronco e ha oltre 100 simmetrie.

* Le due edizioni erano molto diverse in più punti: sono state per quanto possibile riunite e integrate.

** Capoverso aggiunto nel dic. 2014

JAZZ. Un bell’album di Count Basie e la sua grande orchestra degli anni 40 con le registrazioni del Savoy Ballroom è ascoltabile qui:

AGGIORNATO IL 12 DICEMBRE 2014

27 agosto 2008

I MIEI PERSONAGGI. Originali, anticonformisti, versatili, ma…

Julie Goell mimo a piazza Navona (inizi anni 80) Miti? No, non venero Dei, figuriamoci uomini. Allora, persone di cui condivido tutto? Neanche. Con molti di loro ho o avevo parecchi interessi in comune, ma con qualcuno uno solo. Tanto è vero che ho anche polemizzato quando hanno fatto scelte politiche o culturali opposte alle mie. Eppure non ho tolto nessuno da questo elenco, neanche quando ho scoperto, io liberale antirazzista e amico degli ebrei, che un vecchio medico che aveva lodato i miei libri sull'alimentazione naturale e il crudismo aveva firmato da giovane, 50 anni prima, un manifesto razzista. Un caso limite, certo, però può capitare se si hanno molti interessi e se il personaggio in questione ha un passato lontano oppure si è occupato di tutto. Non si può sapere tutto di tutti: io mi limito agli aspetti in comune. Che in certi casi sono impressionanti. Per fare un esempio a caso: con Piero Angela, ben quattro importanti punti in comune: scienza, jazz, lotta alle leggende metropolitane, giornalismo. E non so come la pensa sul resto.

Quindi, personaggi che non dimenticherò mai. Persone che ho conosciuto e con cui ho avuto in comune anche un solo aspetto, un’idea, un interesse, una passione, purché importante. Devono essere o essere state persone note, in qualche modo pubbliche, devono essersi esposte (come minimo fondando un club o scrivendo, o prendendo posizione pubblicamente), che ho conosciuto più o meno bene (minimo, una intervista), che la pensavano proprio come me, in almeno uno dei miei tanti interessi.

Pezzetti di biografia, di storia personale. Frammenti di specchio. Uno specchio spesso concavo o convesso, quindi deformante. Infatti alcuni di loro, pochi, li ho anche apertamente discussi, criticati. Chissà, da alcuni di loro sarò anche stato considerato antipatico.

Eccoli i personaggi noti, conosciuti da vicino, o indirettamente, o visti da lontano (alle volte è bastata una lettera, una telefonata o un' intervista), con cui ho avuto qualcosa di notevole in comune.
Dal grande genetista difensore della laicità della scienza, che per questo fu attaccato dalla Chiesa, alla scienziata di oltre 100 anni ancora giovane e attiva, dalla pornostar ex parlamentare al severo critico di jazz, dalla ragazza alternativa che ho incontrato per anni a Campo de' Fiori e in tutti gli eventi possibili allo scrittore antimoderno e apocalittico appassionato di marionette, dal grande umanissimo oncologo al teorico mitteleuropeo di vita sana e nudismo, fino all'ex seminarista oggi polemista ateo e cristologo negazionista. Su ognuno di loro avrei dovuto scrivere un lungo articolo. E forse per qualcuno lo farò. Ma che avranno in comune, oltre al fatto di permettermi di rispecchiarmi in un tratto, magari un solo tratto, della loro personalità?

Molti amici lettori, specialmente le donne, mi hanno chiesto spiegazioni sulla lista dei personaggi che "non dimenticherò mai" (per usare un titolo famoso del vecchio Reader’s Digest. Meravigliandosi spesso degli accostamenti. "Ti concedo chiunque, guarda, ma non Sgarbi e la Cicciolina!", sono sbottate alcune amiche.

Perciò voglio spiegare qui i criteri della scelta, e anche quali sono i meriti, spesso nascosti al largo pubblico, anche dei personaggi più discussi, che mi hanno colpito, e che in qualche modo considero come se fossero miei (e forse in qualche caso lo sono…).

Se rileggo la lista fino al punto in cui è arrivata (ma si allungherà, eccome), capisco io stesso che ciò che accomuna questi personaggi casualmente elencati è l’originalità, l’anticonformismo, l’essere spesso stati "contro" il pensiero o la cultura comune (ma di molti non so neanche se sono di Sinistra, Centro o Destra), e poi la bravura, se non la perfezione in qualche campo, unita però ad una buona dose di versatilità.

E chi sceglie, scioglie – proverbio inventato all’istante – cioè chiarisce i propri nodi, i lati nascosti, conosce meglio se stesso, insomma in qualche modo si rispecchia, perché compone come in un mosaico all’impronta un ritratto di sé con tanti pezzetti degli altri.
Così in ognuno di questi personaggi c’è un aspetto, piccolo o grande, che è anche il mio.

Quella lista riporta le persone notevoli che ho conosciuto e che hanno lasciato su di me un’impronta, o – che è lo stesso – mi hanno sorpreso per un lato, magari piccolo, in comune con me, un aspetto talvolta ignoto ai tanti che si limitano a giudicare, a esprimere simpatia o antipatia solo guardando la tv o le foto sui giornali. Anzi, perfino i personaggi più noti ed esibizionisti, di persona sono quasi sempre diversi, migliori del loro costruito ruolo pubblico.

Dopotutto, la vita è un gran teatro, specialmente in Italia, Paese di mediocri attori che recitano a soggetto e in cui quasi tutti fingono. E nella grande recita, tra tante comparse svogliate e poco credibili, ce n'è qualcuna che sa recitare un po’ meglio degli altri.
Ma tanti personaggi non sono per niente conosciuti, e al di fuori di ristrette cerchie sono dei signor Nessuno. E ci sono anche i pochi che non fingono affatto, che hanno rotto col mondo, che si sono ritirati a vivere in un villaggio per niente alla moda, che non hanno un sito internet e neanche l’indirizzo di email, e il cui telefonino – se pure ce l’hanno – non squilla mai.

Ecco, io sento di avere qualcosa di entrambe le categorie. Dopotutto siamo in due, Nico-1 e Nico-2, un po' diversi, complementari, ma d’accordo su tutto. E i personaggi per essere scolpiti qui devono essere piaciuti per un motivo o per l’altro ad entrambi.

Ci sono personaggi di scienza, medicina, cultura, critica, politica, jazz, ambiente, naturismo, nudismo, vegetarismo, poesia, psicologia, arte, giornalismo, spettacolo, perfino di mimo, canzone napoletana (composizione) e spiritualità. Tutti sono anticonformisti, in un modo o nell’altro. Tutti hanno avuto il coraggio delle idee e vasti interessi, o per lo meno una certa versatilità. In altri casi hanno saputo anticipare da attori o seguire da testimoni le evoluzioni del costume, cosicché me li sono ritrovati accanto in occasioni diverse e impreviste. Tutti uomini e donne che hanno giocato su più tavoli contemporaneamente. Perché, come ripeto sempre, se l’intelligenza esiste, per quanto possa non essere eccezionale, comunque finirà per essere pervasiva, per occupare tutti gli spazi, tutti gli aspetti della nostra vita. Se si è un minimo intelligenti, insomma, lo si è in tutto. E si fanno cose, si è attivi, si hanno molti interessi, si parla, si scrive, si è sempre giovani, anche a 90 anni.

Riporto i casi più banali e meno avventurosi: due borghesissimi avvocati, uno di Milano e uno di Roma, diventati in modo diverso grandi nomi del jazz. Uno come critico, l'altro come organizzatore di band tradizionali. Il caso più strano? Un monaco Hare Krsna, però conferenziere brillante e mondano, perfino un po' playboy, dotato di humour e "pensiero positivo": sembra un manager che insegna il successo alla Luiss. Il caso più nascosto? Un famoso compositore di canzoni napoletane, cantante e chitarrista, che raccontava storie umanissime, grande innamorato del jazz. E ancora, uno psicologo reichiano diventato il primo propagandista dell’educazione sessuale. Una straordinaria mimo americana che ha vissuto a lungo in Italia, contemporaneamente acrobata, artista da strada, musicista raffinata, e attrice dotata di humour yiddish. E poi un regista e attore vegetariano da 35 anni, un altro montatore e regista diventato scrittore e raccontatore di magnifiche utopie.

E il mio insegnante di filosofia al liceo classico Tasso, di Roma, un comunista del vecchio tipo, crociano di sinistra, della scuola di Augusto Monti. Se t'interrogava il giorno dopo martedi grasso, era inutile ammettere di non aver studiato. "Va bene, ma non è che se ieri non hai studiato hai smesso di pensare. Ragioniamo tra noi dei filosofi precedenti. Tu come avresti visto, in pieno Risorgimento italiano, l'insegnamento di Kant? Che cosa poteva essere conservato e che cosa superato, secondo te?". Insomma, riusciva a farci parlare, comunque, a tirarci fuori le idee anche quando non volevamo. Un genio della psicologia didattica, povero e malvestito, che arrivava a scuola sulla sua Lambretta scassata. Ero già liberale, ma quel prof comunista, maieutico, umano, troppo umano, mi commuoveva. Eh, non ci sono più, purtroppo, i comunisti d'una volta!

E sì, perché molti miei personaggi sono ancora dei "puri", dei sognatori, e hanno conservato molto della fanciullezza. Giovani tutti, dai 25 ai 101 anni. Perciò quasi tutti, anche i più diversi, da Ceronetti ad Arbore, sono in ogni momento capaci di parlare d’altro o in altro modo, dando la parola all' "io" bambino che è in loro. Goliardici, dilettanti? Sì, nel senso che la vita è gioco, e loro vogliono vivere, cioè continuare a divertirsi. Anche senza ridere mai (Ceronetti). Bambini in positivo (fantasia, utopia, creatività, senso di giustizia, amore per la natura, tendenza alle riforme) come in negativo, vedi i famosi capricci di Sgarbi e della Cassiani. Ma anche di Pannella. Infantili, egocentrici e prepotenti come bambini. Alla Mozart, appunto.

E molti sono stati discriminati e hanno lottato duramente per essere solo accettati. Pochi hanno puntato freddamente al successo per avere successo. Alcuni, pur meritandolo, il vero successo non lo hanno mai avuto. Qualcuno, infine, pur avendolo raggiunto non lo ha mai cercato. Altri lo hanno ottenuto per caso, grazie ad una presentazione, alle amicizie, alla tv. Lo meritavano? Sì, ma forse come qualcun altri. Però, poi, una volta raggiunto, lo hanno saputo giustificare. Altri ancora lo hanno avuto per lo spazio d’un mattino, e dopo le effimere luci della ribalta sono ripiombati nel dimenticatoio. Un dramma psicologico, ma questo non li fa meno grandi ai miei occhi.

Sul carattere, be’, lasciamo stare, c’è anche chi ha un caratteraccio. Sarà un difetto dei geni? Per esempio, conto almeno tre o quattro casi di sfrenato, patologico narcisismo, gigionismo, esibizionismo. In compenso ci sono anche personalità dotate di leggerezza adolescenziale, giocosità, humour e ironia, cioè di vera intelligenza.
Ma se proprio dovessi limitarmi ad una sola caratteristica comune che li nobilita, ricorderò che perfino i più fortunati di loro, prima di essere popolari hanno saputo essere impopolari. E questo è il segno della loro onestà intellettuale: insomma, erano già così quando non erano nessuno.
... .
IMMAGINI. 1. Julie Goell, versatile mimo-clown-danzatrice-musicista americana che negli anni “alternativi” visse a Roma. 2. L' opinionista anticonformista e polemista Sonia Cassiani, oggi misteriosamente sparita dalla scena. 3. Il grande scienziato genetista Adriano Buzzati Traverso, paladino della libertà della scienza. Sono solo tre dei tanti personaggi che mi hanno colpito e rispecchiato nel corso della mia vita. E per me vivranno sempre, anche quelli che non ci sono più*. In ordine alfabetico:

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ADRIANO BUZZATI TRAVERSO grande scienziato genetista*
ADRIANO MORDENTI fotografo, musicista, cultore della Toràh
ALBERTO ALBERTI appassionato e impresario jazz*
ALBERTO PONTILLO animalista anti-vivisezione
ANGELA CATTRO filosofa alimentarista steineriana*
ANGELO NAJ OLEARI cultore di essenze naturali
ANGELO QUATTROCCHI, editore e guru della controcultura*
ANNA PAPARATTI pittrice, appassionata d'India
ARRIGO POLILLO critico e storico del jazz*
BARBARA ALBERTI scrittrice e femminista
CARLETTO LOFFREDO leader di orchestre jazz
CARLO DE MARTINO preside di liceo, pittore
CARLO RIPA DI MEANA ambientalista
CECILIA flautista romana alternativa
CHET BAKER trombettista jazz*
CLAUDIO RANIERI teorico del nudismo*
COSTANZO COSTANTINI eccentrico e raffinato giornalista di costume
CRISTINA ROVELLI prima donna guardiacaccia
DACIA MARAINI scrittrice, ambientalista
DEXTER GORDON sassofonista jazz
DOMIZIANA GIORDANO attrice di cinema, pittrice
EDOARDO TORRICELLA regista, attore, vegetariano
ELENA CROCE scrittrice, protezionista*
ENNIO LA MALFA organizzatore ambientalista
ENZO MONFERINI prof di filosofia al liceo classico Tasso*
ERNESTO GORISCHEGG protagonista e storico del nudismo europeo*
FABIO SARGENTINI gallerista, organizzatore di eventi culturali
FRANCESCO CONCONI medico dello sport, inventore, sportivo
GAIO FRATINI poeta , critico di costume, creatore di aforismi*
GEORGES DE CANINO pittore, narratore
GIANCARLO ARNAO dentista, tossicologo e studioso di droghe*
GIANNOZZO PUCCI fautore dell'agricoltura tradizionale
GILBERTO DE ANGELIS ricercatore, ideatore del Parco dei Lucretili
GIORGIO CERQUETTI devoto Hare Krsna, vegetariano
GIORGIO GASLINI compositore e pianista jazz
GIORGIO MORONI animatore Lega Italiana per il Divorzio*
GIORGIO VIGOLO musicologo, studioso di G.G.Belli*
GIULIA RADINO, docente universitaria, medico, chimica, farmacista*
GIULIO C. VALLOCCHIA propagandista ateista
GIUSEPPE GHIRARDELLI organizzatore del nudismo in Italia*
GLORIA GUASTI artista
GUIDO CERONETTI scrittore eccentrico, vegetariano
HAROLD BRADLEY attore e cantante gospel
ILONA STALLER pornostar, attivista libertà sessuale
IPPOLITA AVALLI scrittrice, femminista
JULIE GOELL mimo, musicista, danzatrice, attrice
LICIA COLO' conduttrice tv, animalista
LINO BUSINCO allergologo, fautore del crudismo*
LUCIANO PECCHIAI medico, sostenitore dell'alimentazione naturale
LUIGI CASCIOLI cristologo negazionista, ateista, storico, polemista*
LUIGI DE MARCHI psicologo, demografo, scrittore, polemista*
LUIGI PEZZATO fond. Agricolarte e divulg. agricoltura tradizionale*
MARCELLO BARAGHINI, espon. controcultura, fond. Stampa Alternativa
MARCO PANNELLA gandhiano, capitiniano, riformista radicale
MARGHERITA HACK astronoma e vegetariana
MASSIMO BORDIN direttore di Radio radicale
MAURO MELLINI divorzista, liberale e radicale
NICOLETTA MACHIAVELLI presenzialista
PAOLA CAMMARANO ragazza napoletana entusiasta*
PAOLO BORDINI cultore di automobili antiche
PAOLO D'ARPINI vegetariano, teorico dello spirito della Natura
PAOLO UNGARI intellettuale laicista, giurista, docente*
PIERO ANGELA divulgatore scientifico, anti-leggende, appassionato di jazz
RENZO ARBORE showman, band leader, appassionato di jazz
RICCARDO REIM scrittore, esperto di letteratura erotica

RICCARDO TANTURRI fondatore del Premio Scanno*
RITA LEVI MONTALCINI scienziata neurologa attiva fino a 103 anni*
ROBERTO VACCA tecnologo, scrittore scientifico, anti-leggende
SEBASTIANA PAPA fotografa, viaggiatrice
SILVANO AGOSTI regista, scrittore utopista
SILVIO GARATTINI chimico-farmacologo, anti-leggende
SONIA CASSIANI polemista, opinionista anticonformista
TOMASO BINGA poetessa d’avanguardia
UGO CALISE compositore, chitarrista, cantante, appassionato di jazz*
UMBERTO VERONESI chirurgo oncologo, vegetariano
VALENTINO ZEICHEN poeta satirico
VITTORIO SGARBI esteta, critico, polemista

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10 agosto 2008

CULTURA. Bei tempi, quando ancora la “festivalomania” si poteva criticare!

Enzo Dara in Don Pasquale (Orch T.Regio Torino, dir B.Campanella) Il critico lirico era indisposto (e meno male: avrebbe fatto un casino col Don Giovanni in camicia nera)*. L’esperta di danza era impegnata altrove coi “suoi” Momix (per lei c’erano solo i Momix, tutt’al più i Philobolus: tutti gli altri erano cacca). Il giornalista culturale, che soffriva di antipatite cronica, aveva litigato col direttore artistico, secondo lui un pallone gonfiato che andava bene giusto per gli Americani, e non voleva dargli soddisfazione. Il critico teatrale era stato rimorchiato da una giornalista russa dai capelli rossi che se l’era portato a Venezia pensando di fargli pagare anche il proprio conto Excelsior (lui, noto tirchio che scriveva per i giornali solo allo scopo di non pagare gli alberghi). Altri collaboratori, in vacanza per fatti propri nel colmo dell’estate, erano irraggiungibili (non esistevano ancora i telefonini). E il direttore? Figuriamoci, quello era da mesi in ferie, e guai a scocciarlo per quisquilie e pinzillacchere: lui – era noto – «si muoveva [e a fatica, per via d’una dolorosissima sciatica, NdR] solo per Pirandello, al massimo per Diego Fabbri», aveva ricordato la Segretaria di Redazione, una stupenda “nerd” (diremmo oggi: allora la parola per fortuna non esisteva) occhialuta del “partito Mirandolina”, nel senso che diceva sì a tutti, ma non la dava a nessuno, traendone, però, sempre il massimo profitto. Perciò il capo-redattore, un certo Frassoni o Tassoni, non ricordo, un tipo sempre esagitato, aveva le mani nei capelli. Così toccò a me, critico jazz, che casualmente quella mattina mi ero fatto vedere in Amministrazione, più che in Redazione, a ritirare la mia busta con gli “emolumenti” (nome altisonante usato per compensare il magro stipendio), andare al Festival dei Due Mondi di Spoleto, mentre invece già pregustavo la vacanza ad Alonissos, a quei tempi priva di turisti Italiani e Greci: un paradiso!

[Introduzione che è puro divertissement, sia chiaro, sono costretto a precisare.  Anche se… anche se non si discosta poi così tanto dalla realtà delle “spettabili Redazioni” dell’epoca, culturali o no].

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CONSUNTIVI DEL FESTIVAL

LE AVVENTURE

D’UN ANTI-CRITICO

NELL’ESTATE UMBRA

NICO VALERIO, Fiera Letteraria, 27 luglio 1975

Duomo Spoleto otto rosoniSPOLETO, luglio. La porticina dell' Ufficio-stampa era sbarrata. Due ante di robusto noce dell' 800: inutile insistere. Col senso dell'anti­cipo appreso in corsi accelerati presso la burocrazia romana, magistra juris, il personale aveva lasciato in asso cri­tici sbandati e giornalisti col pallino della « esclusiva » alla Proclemer. A quell'ora – scosse la testa un portiere bonario – il sig. Trapetti e gli altri pasteggiavano in chissà quale taverna tipica. Bianchetto e fagioli con le co­tiche; sicuro; per via del freddo e della pioggia fuori stagione.

Il critico scavezzacollo, un po' Franti e un po' Pierino (« mai che si faccia ve­dere in redazione quando serve», mu­gugnano i direttori) si penti amaramente di non essersi fatto accreditare per tem­po da una delle sue testate e si rigirò tra le mani il misero biglietto che era riuscito a procurarsi al botteghino, dopo lunga coda regolamentare. Destino cinico e baro, il ticket con diritto ad una com­pleta degustazione del Don Pasquale, opera buffa di tale Donizetti da Ber­gamo («Dozzinetti» per gli avversari), era toccato proprio a lui, nemico giu­rato del melodramma all'italiana.

«Sentiranno domani, quelli dell'Uffi­cio-stampa» sibilò il nostro tra i denti, discendendo – quant'è duro calle – le altrui scale in peperino grigio di via Giustolo 10, sede degli uffici del Festi­val dei Due Mondi.

20130626_49566_tric_trac___artisti_e_turisti Il tempo, troppo mutevole per la stagione, si era rimesso al bello. Ora nel «salotto buono» di piazza del Duomo non erano solo i corvi della torre a gracchiare scompostamente. Seduti, an­zi allungati sulle sedie del «Tric-trac», il bar alla moda, i festivalieri in jeans e mocassini indiani spettegolavano per la delizia delle croniste mondane. Un cicaleccio insopportabile. Mezza piazza Navona che conta, l'intero caffè Rosati, buona parte dei soci del Filmstudio e del Beat '72, sorseggiano pallidi caffel­latte completando la tintarella come sul­le terrazze dell'Urbe eterna. Stesse facce, stessi camicioni da campagnola incinta; perfino gli hippies che chiedevano le «cento lire» erano gli stessi visti qualche giorno prima a Campo de' Fiori.

L'ossigenatissimo Albertazzi, regista della pièce tragicomica La signorina Marghe­rita, interpretata felicemente dalla Pro­clemer, era – chissà perché – molto più conteso dalle signore (e dai ragazzi, emaciati e un po' inquietanti), di Romolo Valli, direttore artistico del Festival, una volta tanto dall'altra parte della barricata. Mentre il critico musicale Fedele D'Amico schivava prudentemente un gruppetto di conoscenti, l'onorevole Pajetta, in berretto grigio (ma i capel­li bianchi si vedevano, eccome) entrava al Caio Melisso per il Concerto di mez­zogiorno: Telemann e Brahms.

Tutta gente di fuori, allora. Gli ad­detti ai lavori, ma anche le signore della Roma-bene; quelle che « si occupano di mercato d'arte » come un tempo le ra­gazze d'incerta virtù si occupavano di cinema; giornalisti di destra (molti) e di sinistra (parecchi), ma anche fainéants dorati che trascinano stancamente i propri mocassini Varese da un aperi­tivo a un gin-con-ghiaccio nel locale di fronte. I residenti, gli studenti di Spole­to, gli umbri, sono quasi del tutto assenti dal pubblico dei «Due Mondi»: un « terzo mondo » non previsto da Giancar­lo Menotti, che pure tanti meriti ha per aver portato «cultura» e divisa stra­niera in una provincia che viveva solo di economia agricola.

Ma come è possi­bile che gli spoletini, col Festival in casa, non approfittino di questo balcone aperto sulla cultura contemporanea e continuino ad affollare i cinemini di seconda visione, le tribune delle corse automobilistiche di Magione o delle gare di canoa al lago di Piediluco? « E' possibile – mi risponde la dott.ssa Laura Vasta, che ho conosciuto casualmente in Corso – perché i prezzi sono alti e per seguire degnamente il “Due Mondi” bisognerebbe assistere almeno a due spettacoli quotidiani. E poi, nessuno tra gli organizzatori si è preoccupato di in­vogliare i cittadini di Spoleto, gli studen­ti e i lavoratori specialmente, a frequentare il festival, magari con prezzi ridotti... ».

Certo, la cultura costa, tanto più quan­to più direttamente è collegata ai canali internazionali. Eppure un paragone (spiacevole, come tutti i confronti, ma inevitabile trattandosi della stessa re­gione umbra) viene fatto con la rasse­gna itinerante « Umbria-jazz », giunta quest'anno alla sua terza edizione. Que­sto festival, che presenta artisti di va­lore mondiale, con opere di avanguardia accanto ad altre più riposate, e quindi è ben paragonabile per livello artistico al «Due Mondi» (forse superiore, anzi), toc­ca in sette giorni sei antiche città um­bre, si svolge nelle piazze medioevali, su palchi eretti sotto il balcone del Ca­pitano del Popolo o di fronte ad un lago, ed è assolutamente gratuito per gli spettatori. Tutte le spese, che sono rilevanti, vengono assunte dalle amministrazioni comunali, provinciali e regionali come intelligente investimento turistico e cultu­rale a lungo termine. E, quello che più conta, non assistono ai concerti solo gli addetti ai lavori, che specie nel jazz so­no pochi, ma tutti: dalle vecchie donne di borgo, che vedono con piacere il ri­torno della vecchia tradizione della « banda paesana », ai giovani studenti e lavoratori, alla gente comune.

Perché non realizzare anche a Spole­to quello che a pochi chilometri di di­stanza è così facile realizzare?

Intanto ritroviamo il nostro critico, che è riuscito a sottrarsi al perverso fascino degli otto rosoni – già, proprio otto – delle facciata del Duomo ed ha trovato posto, in forzata coabitazione, in un palchetto laterale del terzo ordine del «Teatro Nuovo». Come fare per visualizzare correttamente la scena, con messa a fuoco e tutto? Semplice: basta possedere un modesto specchietto da pe­riscopio. Costa pochissimo e permette finalmente la visione d'un interno d'una Napoli di maniera, con tanto di panni stesi al sole accanto al comò. L'avaro e burbero Don Pasquale (Enzo Dara, célibataire malgré lui, è alle prese con l'intrigante e impomatato dottor Malatesta (Angelo Romero) che gli promette le grazie della giovane vedova Norina (Renata Pizzo), spacciandola per sua sorella. Una trama scontatissima che si trascina stancamente, nonostante che l'ambientazione originaria del XVII se­colo sia stata trasferita agli anni Tren­ta, discutibilmente, come ha scritto sul­la Fiera il critico Mario Rinaldi.

Lascio al critico il giudizio su quanto abbia pesato in meglio o in peggio, la regia di Giancarlo Menotti. Per il cri­tico un po' nevrotico del succitato pal­chetto, però, certe situazioni d'un cat­tivo gusto un poco surreale (la spavalda camicia nera del nipote Ernesto, il te­nore Max René Cosotti, nel primo atto, e l'accelerata discesa giù per le scale del palazzo d'uno strano funerale con bara in picchiata) potevano essere evi­tate. Felice e svelta, piuttosto, la scena del coretto dei servitori, nel secondo atto, quando questi, padroni del campo per l'assenza dei protagonisti, si passa­no di mano in mano la lettera che rivela il tradimento di Norina, ormai riottosa moglie di Don Pasquale, col giovane Er­nesto. Lieta sorpresa l'orchestra americana del festival, diretta da Christopher Keene, spicca sempre in primo piano nelle ouvertures come nel corso dei due atti per brillantezza e toni pastosi, qua­si « sinfonici », sopperendo in parte alle modeste invenzioni teatrali e musicali d'un'opera ormai datata e fuori della nostra cultura più viva.*

Evitate per un pelo le tre ore di Napoli: chi resta e chi parte, lo spetta­colo di Raffaele Viviani realizzato da Patroni Griffi (ottima prova, però, di­ranno i colleghi l'indomani), al critico nevrotico non resta che il balletto del coreografo francese Felix Blaska e lo spettacolo di spiritual e danze Your Arm is too Short to Box with God, (« Un brac­cio troppo corto per poter fare la boxe con Dio »), una pantomima evangelica d'una compagnia di attori-cantanti neri. Saltato per la pioggia e il freddo il bal­letto di Blaska, l'unica cosetta da vede­re è l'opera-spiritual.

Ma, anche qui, grossa delusione. Lo spettacolo è all'a­perto, nel cortile esterno dell'ex semi­nario. Dopo un'ora e mezzo di attesa, battendo i denti letteralmente per il freddo, con maglioni e plaids sulle gam­be, il braccio di ferro tra pubblico molto ben disposto che vuole vedere e sentire qualcosa, qualunque cosa, e la compa­gnia che giustamente si rifiuta di met­tersi in calzamaglia e di danzare nelle pozzanghere, si raggiunge un compromesso: niente danza, abiti da passeggio e programma in parte tagliato. Spiri­tuals correnti intonati ma senza un briciolo di genio, con tanto di Cristo crocifisso e il Giuda di prammatica. C'è tutto quello che uno spettatore bian­co di media cultura si aspetta da uno spettacolino del genere, perfino il finale Kitsch d'un When the Saints go marchin' in dilettantistico. Applausi, naturalmen­te, da parte d'un pubblico pago dell'ir­ripetibilità dell'avvenimento che sta vi­vendo. L'indomani, asciugando l'umidità della notte nella piazzetta beffardamente inondata di sole, se ne vanterà con gli altri, con spreco di aggettivi.

Così, dopo aver visto la bella mo­stra fotografica Spoleto 1966-1975 di Lio­nello Fabbri. a palazzo Ancaiani, il cri­tico bisbetico non ne può più e torna di corsa a Roma. Dove la sera stessa, com'è come non è, vedrà le solite fac­ce del Tric-trac e del Caio Melisso ai Tre Scalini e al caffè Navona. Addio, belli di sera, ci vediamo fra un anno.**
N.V.

NOTE

* Di quella messinscena teatrale di Menotti si parlava ancora vent’anni dopo (v. articolo sul Corriere della Sera).

** Be’, però, non era così facile neanche allora criticare un certo modo futile e spettacolare di “fare cultura e turismo coi Festival”. L'articolo non può dire, ovviamente, quel che successe dopo la sua pubblicazione. Era stato scritto per far sorridere con la sua satira di costume, eppure fu preso molto sul serio dalle Alte Sfere del Festival dei Due Mondi.  Il Direttore amministrativo dei Due Mondi, se ricordo bene, andò su tutte le furie e scrisse una lettera di fuoco al Direttore della Fiera Letteraria, smentendo – non sapendo che cosa smentire – che… sulla piazzetta stazionassero i “soliti” perditempo già visti a Roma dall’autore, e perfino i questuanti, e addirittura che vi fosse stato cattivo tempo… Un altro po’ avrebbe smentito perfino che a Spoleto si fosse tenuto un Festival. Insomma, tutto molto seriosamente, come del resto si confà a un amministratore. Senso dell’umorismo, zero! Però non riuscì a smentire che l’Ufficio Stampa aveva condannato l’inviato della Fiera a sedere in galleria proprio dietro una colonna, togliendogli la visione di metà del palco e col rischio di torcicollo… E comunque, il nostro Direttore si dovette profondere in scuse e giustificazioni di prammatica. A onor del vero, non un capello fu torto all’anti-critico che il Caso aveva scelto per criticare lo spettacolo sbagliato. “Bei” tempi: oggi non so come sarebbe andata a finire.

IMMAGINE. 1. Il cantante Enzo Dara nel Don Pasquale di Donizetti. Qui è ritratto sulla copertina di un disco con l’incisione dell’opera con l’Orchestra del Regio di Torino, dir. B. Campanella). 2. I famigerati “8 rosoni 8” del Duomo di Spoleto. Nella piazzetta antistante i fannulloni viziati dalla festivalomania, allora agli albori, quindi ancora più naive e sicura di sé, continuavano come se nulla fosse la loro abituale vita di romani o milanesi. La cultura? Un pretesto snob, una scusa, una occasione di lavoro, una fonte di finanziamenti. 3. Il Ristorante-bar Tric-Trac famosissimo ritrovo à la page di Spoleto festivaliera, negli anni dorati e no (foto Il Messaggero).

AGGIORNATO IL 20 FGEBBRAIO 2015