25 aprile 2007

NUDI IN CITTA’. La purezza del corpo contro i maniaci vestiti dell’intelletto

Donna nuda a Fontana di Trevi Basta, quando la misura è colma, è colma. Non se ne può davvero più. Così deve aver pensato la turista milanese quarantenne che pochi giorni fa, in una mattina molto calda, insopportabilmente calda - e come darle torto - attratta dai magnifici giochi d'acqua della Fontana di Trevi, a Roma, si è completamente spogliata.

E, ne siamo sicuri, si sarà goduta la brezza frizzante sul viso, poi gli spruzzi sul viso e sul corpo, prima di mettersi a nuotare, nuda. Decisione sensata, anche logisticamente, in una delle poche fontane romane dove è possibile nuotare. In stile libero, liberissimo, va da sé.

Che avrà pensato in quei momenti? Be', decisioni del genere tanto più appaiono rapide come guizzi veloci del corpo, quanto più tumultuosamente e a lungo hanno agitato l'animo nei minuti, nelle ore, nei giorni precedenti.

Del resto, la bella milanese era troppo attenta a schivare le pesanti monete da un euro che i turisti giapponesi e americani gettavano all'indietro nella grande vasca, per preoccuparsi davvero degli sguardi ebeti o delle urla dei ragazzi che la incitavano e applaudivano.

Incitare chi, applaudire che cosa? Avrebbero "potuto" farlo anche loro? E se avessero potuto, avrebbero "voluto" farlo? No, ma delegavano altri alla bisogna: la corporeità. Ma sì, gli "specialisti", le donne-sandwich dello streaking, i kamikaze del corpo umano. Mentre loro, l'amabile teppaglia cittadina, restavano nel loro limbo ottuso e disumano di intelletto senza corpo, doppiamente ottuso perciò.

Ma sì, basta. E’ nudismo o non è nudismo? Forse no, perché manca l’organizzazione, la partecipazione collettiva, la parafrasi di una contro-società. Ma ha molto in comune, anzi del nudismo c’è il germe, la spinta psicologica. Anche se nel nudismo non c’è o non dovrebbe esserci il sospetto dell’esibizionismo.

Fatto sta che il movimento liberatorio di quelli che si denudano in città, delle donne e degli uomini che all'improvviso (è qualcosa che scatta dentro, come una molla, diceva Pirandello delle trasformazioni solo apparentemente impreviste) capiscono che un gesto forte, risolutivo, s'impone. E' un'urgenza ultimativa, imperativa, quasi dolorosa. E in questi casi, si sa, non c'è parola che tenga. La parola è al corpo: l'unica è spogliarsi del tutto. Urlare il nuovo tornando alla nascita.

Hanno voglia di blaterare quei noiosi rivoluzionari ideologisti. La massima infrazione possibile della norma non è un manifesto. Ma non è neanche la parola, per quanti Sgarbi, Zeri, D'Agostino o Pannella riusciamo ad immaginare. Ma il corpo.

Nudista a San Francisco Mi fanno ridere gli artisti della body art o dell'arte comportamentale. L'arte suprema è un atto corporeo, un gesto totale: il denudarsi. L'antico, antichissimo, che si fa moderno, futurismo, anzi avanguardia. Insieme ribellione e affermazione dell'io, lotta e godimento supremo, passione e gioco.

E sì, perché una ragazza nuda traversa la strada, come accade non di rado in Germania o Danimarca, o entra con la sua faccia anonima in un supermercato o in un negozio qualunque, e immediatamente l'infrazione della norma azzera distanze psicologiche e antiche rimozioni. C'è chi ride, per esorcizzare il pathos ("No, non è vero, è un gioco"), ma i più sono seri, serissimi. Hanno capito, finalmente.

La rivoluzione vera è tornare bambini, come Natura ci ha fatto. E spogliandoci si dice la verità, tutta la verità. E nel contrasto immediato coi tanti vestiti si è davvero i soli ingenui e casti, e puri. La Verità suprema contro il falso, l'ipocrisia del cattivo buon gusto, il consumismo del "mostra e nascondi". Tra l'altro, la donna milanese avrebbe potuto gettarsi vestita nella fontana, no, ha voluto spogliarsi, come in un sovrappiù di verità, la verità estrema.

Nude per protesta politica (Gazzetta R.Emilia 2005)Anche se in alcuni casi il nudo in città è servito con una complicazione in più: la massima indifferenza apparente, come di chi simula uno stato di normalità quotidiana, tipico per esempio nell’entrare in una bottega per acquisti. E’ l’esibizionismo non-violento della cosiddetta “public nudity”, fenomeno non raro nei Paesi anglosassoni, del resto ormai abituati alla nudità gioiosa e irriverente dello streaking goliardico (stadi di football, ma perfino aule di università o sedi politiche). A San Francisco la nudità casuale in strada è diventata da anni una strana “regola”, sebbene sia inficiata dall’esibizionismo, il che la rende analoga allo streaking e contrapposta al vero nudismo, e sia alimentata – obiettano gli oppositori, tra cui il sindaco che fa di tutto per reprimerla – dalla protesta della locale comunità gay.

Ma se il nudo, che altro non è se non la faccia di tutti noi, noi veri, fa ancora choc, tanto da poter essere utilizzato come provocazione e protesta, è un segno forte, sì, ma un brutto, un bruttissimo segno. Beati i tempi, avvenire, in cui nessuno più noterà, come accadeva un tempo, una donna o un uomo nudi nel centro d'una città. Allora sì che saremo insieme moderni e antichi, cioè felici.

IMMAGINI. 1. Una donna milanese che si spoglia nella fontana di Trevi, a Roma (2007). 2. Ragazza nuda che con la massima indifferenza, simulando uno stato di normalità quotidiana, entra per acquisti in un normale negozio degli Stati Uniti (“public nudity”). 3. Nudo selvaggio per le strade di San Francisco (USA). 4. Nudo di protesta politica a Reggio Emilia (2005).

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11 Comments:

Anonymous mary the red said...

Bellissimo. E' un manifesto della vita libera.
Grazie

26 aprile 2007 10:44  
Anonymous adele said...

Geniale. Ma tu la vedi come un'eroina, alla pari di quella israeliana del tuoi articolo precedente?

27 aprile 2007 15:45  
Anonymous ivan il terribile said...

Ma secondo me era una povera matta

27 aprile 2007 15:46  
Blogger Nico Valerio said...

Ad Adele e Ivan. Ma anche chi protesta con un cartello politico è un po' eroe, e un po' matto.

27 aprile 2007 22:27  
Anonymous Carlo Consiglio said...

A Berlino nel Tierpark, nel centro della città, ci sono prati, boschi e laghetti, nelle belle giornate molti si mettono a prendere il sole, alcuni sono vestiti, altri nudi. Non c'è nessun cartello o regolamento che lo permetta, semplicemente si fa, e nessuno ci trova niente di strano. Dovrebbe essere così dapertutto.

28 aprile 2007 08:04  
Blogger Nico Valerio said...

A Carlo. D'accordissimo. A parte le provocazioni o i gesti plateali a cui si riferisce l'articolo, a me basterebbe che ovunque nella natura, lontano dai centri abitati, e nei parchi cittadini più grandi di un ettaro (p.es., ad un minimo di 200 m dai confini) fosse possibile il nudismo. Anche su balconi privati e terrazze condominiali dovrebbe essere consentito prendere il sole integrale.
Le conseguenze? Nessun cataclisma. Come abbiamo già sperimentato nelle spiagge libere e in altre zone naturali, prima ci sarebbero fenomeni di guardonismo o voyerismo; poi a poco a poco molti ex-contrari o ex-guardoni diventerebbero nudisti.

28 aprile 2007 11:54  
Anonymous silvia said...

pienamente d'accordo sul nudismo, ma non nelle splendide fontane di Roma o in altri siti artistici e storici. Vietamoli a bagnanti sia nudi sia vestiti, se uno ci sguazza dentro felice, perché non una turba di dieci, cento persone? Pensiamo alle conseguenze sui marmi e sulle statue, e lasciamole integre anche ai posteri!OK TOTALE
per nuove piscine e spazi aperti con laghetti e alberi,a più non posso!!Di aspiranti veline, per niente originali a novità di idee, ce n'è fin troppe, basta!WIWA il natirismo e la libertà, ma nella natura..

29 aprile 2007 15:27  
Blogger Nico Valerio said...

Silvia, ma certo. Non prendere tutto alla lettera. Non auspico che le fontane artistiche diventino delle tinozze per il pediluvio o il bidet dei turisti, sia pure nudi. Figùrati, per me il nudismo è concepibile soprattutto nella natura, come ho scritto nel mio manuale "Guida al nudo". Ma dovevi cogliere la provocazione. Il gesto della "matta-savia" che si getta nella fontana monumentale, di fronte a tutti. E' futurismo puro. Tra l'altro, avrebbe potuto gettarsi vestita nella fontana, no, ha voluto spogliarsi, come in un sovrappiù di verità, la verità estrema. Nel rapporto col corpo le implicazioni psicologiche sono determinanti. Il nudo non è una legge o un provvedimento amministrativo, ma una cultura, una sensibilità. Che va diffusa, propagandata dal basso. Bisognerà che lo spieghi ai miei tanti amici della Fenait. Il grande Ghirardelli, fondatore del nudismo in Italia (Anita), lo sapeva bene, ed era d'accordo con me. Altra gente, altra scuola. I miei amici di oggi, invece, aspettano i soliti sindacali "provvedimenti dallo Stato", dall'alto... Come tutti. E loro che fanno in concreto per propagandare il nudismo? Il movimento è regredito, si è più che dimezzato in 20 anni. D'accordo, è anche una involuzione generale del costume. Ma intanto riprendano a chiamarlo così, si tolgano la "foglia di fico" vergognosetta dell'errato termine "naturismo", che vuol dire tutt'altro.

6 maggio 2007 11:31  
Blogger Nico Valerio said...

A Silvia e a Carlo, a Simona Carletti e a Paolo Guerra. A Roma dovremmo chiedere al sindaco Veltroni, così sensibile alla musica rock e al cinema ma poco alla natura e al corpo, un solarium con laghetto profondo dall'aspetto esterno naturale (ma cementato come una piscina per evitare il fango), al centro di villa Borghese (o altro grande parco), ben protetto da alberi e siepi, controllato da personale e da vigili, dotato di cabine-spogliatoi ben occultate nel verde, con un prezzo di ingresso modico, dove prendere il sole integrale senza turbare la vista di quelli che non vogliono vedere nudisti, e fare il bagno.
Utopia?

6 maggio 2007 11:43  
Blogger Nico Valerio said...

A Silvia, dimenticavo. Tu forse confondi la nudità con l'amore per la natura: sono due cose diverse. Io le amo entrambe, ma è possibile che abbiano vite separate. Insomma, fanno parte di "diritti di libertà" diversi.
Vediamo di distinguere in sintesi estrema:

La nudità attiene alla psicologia individuale e al rapporto psiche-corpo (oltreché alle convenzioni, cioè al controllo degli altri). E' disinibizione e uscita dai tabù psico-socio-sessuali, talvolta perfino religiosi. Come concetto, la natura non c'entra niente. Ecco perché il termine "naturismo" è fuori luogo. E' un eufemismo, perché ci si vergogna di "nudismo". Il nudismo - ripeteva sempre il nudista Ghirardelli, d'accordo con me - è solo una conseguenza estrema, ulteriore, come dire, facoltativa, della libertà del corpo del naturismo. Ma non è essenziale per il naturismo. Una prova storica: i naturisti del 700 e 800 facevano il "bagno d'aria (come Franklin) uscendo sul terrazzo in camicione da notte e nudi sotto. Noi naturisti abbiamo inventato nell'800 la canottiera, maglia sbracciata per vogare in canoa. A Milano nel primo 900 in un parco si tenne una giornata Naturista di sport, e tutti gli sportivi (incredibile per l'epoca) erano in "costume naturista": canottiera sbracciata e pantaloncini corti.
Convinta ora?
Insomma per il naturismo è 100 mila volte più importante il cibo sano o integrale della nudità. Per il nudismo, invece, la nudità è tutto.
Voglio stravincere: oggi, 2007, non conosco una persona nudista, tranne Nico Valerio, che ami e pratichi il mangiar sano e le altre "menate" sul cibo, l'igiene e l'ecologia, come le definiscono quasi tutti i miei amici nudisti. Uno per tutto l'amico Andrea L., che dice sorridendo: "Nico, guarda, ti confesso che non me ne frega nulla dell'alimentazione sana e di quelle cose lì: a me piace solo star nudo tra i nudi...".
Quando andavo al club dell'amico Tom Operti, nudista-capo di Torino, venivo accolto benissimo e in mio onore veniva allestita una grande tavola piena di verdure e frutta. Ma guardando il caro Tom vedevo che era tutta una patetica messinscena: era sempre più grasso. Era diventato un otre. Quando è noto che noi naturisti siamo in genere magri, o molto magri, praticando l'alimentazione "naturista" o naturale (oggi avvalorata dalla scienza, evviva).
Ecco, questo dice tutto. Sono proprio due mondi separati.
E il secondo è proprio soltanto "nudismo". Evviva il nudismo. Ma evviva, prima, il naturismo.

L'amore per la natura, inteso giustamente come frequentazione, è cosa totalmente diversa.
Io sono sia naturista, sia nudista, quindi unisco i due amori. Ma altri (la stragrande maggioranza) no. Quanto ho faticato a far spogliare il mio gruppo di escursione, o a far venire nella natura i nudisti. Niente: due mondi psicologici separati... purtroppo.
Sono stato per anni l'unico in Italia ad essere totalmente naturista* e nudista. Poi mi ha seguito l'amico Carlo Consiglio. E siamo in 2. Stop. Un po'si avvicina a noi come igiene Fulco Pratesi, ma non ci segue sul nudismo. Ecco la tipica situazione di sottosviluppo.
Insonna, dobbiamo garantire entrambi i "diritti di libertà". Perché di questo si tratta. Ma senza farci illusioni: nessuno li fonderà insieme.

* fautore in teoria e pratica della filosofia e scienza del vivere secondo natura: alimentazione, medicina, igiene, agricoltura, ecologia, autosufficienza, energia, esercizio fisico, escursionismo, cultura del corpo libero

6 maggio 2007 12:23  
Blogger alessandro said...

credo proprio che sia una persona libera. Libera di pregiudizi, malizie e quant'altro ci imponga nella vita quotidiana i limiti del non fare o ancora peggio nel giuducare male il nostro prossimo...

28 luglio 2007 22:47  

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