13 aprile 2007

ANTI-FOTO. Ignani: "E ora fotografo il dito che indica la luna…"

Devo dire la verità: ieri sera, all’inaugurazione della mostra al "Bacco e Daguerre" (come dire "vino e fotografia) la sorpresa è stata grande. Dino Ignani come fotografo lo ricordavo, per uno scherzo della mia memoria selettiva, molto "naturalistico", anzi attaccato testardamente, ossessivamente, a certi minuti particolari da osservatore scientifico del 700, come le variazioni sulle contorte venature degli ulivi millennari della Sardegna, regione che lui ama, o le agavi appuntite e spinose, oppure disincantato osservatore di varia umanità, per lo più con una curiosa tendenza all’eccentrico e al diverso. Ma anche con i suoi paesaggi stralunati e le fotografie di reportage dal taglio sociale o antropologico con i suoi tipi umani, donne, soprattutto, ma anche vecchi scolpiti nel legno, starei per dire. E sì, perché Dino Ignani fotografa a colori, ma come tutti i veri artisti "pensa" in bianco e nero.
Tutto, però, mi potevo aspettare tranne che un’intera sua esposizione dedicata ad una provocazione sottile e inquietante: l’arte che riprende se stessa mentre viene osservata.
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Inutile citare Duchamp o Breton, oppure l’intera schiera di surrealisti, avanguardisti, o i vari fotografi teorici dell’anti-fotografia. Qui direi che Ignani gioca finalmente sulla scommessa intellettuale del conflitto "foto-nonfoto" parteggiando allegramente per la seconda opzione, e relegando la fotografia al momento servile, ironico, della fruizione dell’opera, per di più altrui.
Instancabile frequentatore di mostre fotografiche, l’autore ha ripreso senza farsi notare gli osservatori nel loro osservare, quindi messi a nudo, insomma il pubblico a tu per tu con l’Opera. E ha scoperto così i veri protagonisti. Spesso piccoli-piccoli davanti ad un’opera semanticamente grande-grande. Ma qualche volta, all’opposto - ecco la sorpresa nella sorpresa - grandi-grandi davanti ad un’opera piccola-piccola, cioè di gran lunga più interessanti fotograficamente dell’oggetto stesso che stanno osservando. E nell’incertezza, nell’ambiguità dei due piani visivi sovrapposti in prospettiva si gioca la dialettica iconoclastica di Ignani, la sua cattiveria creativa, segno di intelligenza. Demistificazione e ironia in cui sguazza con apparente grande godimento. Di fronte a tanti mediocri "laudatores" di banalità, insomma, gente che fotografa la luna, Ignani capovolgendo e portando dalla sua parte il noto aforisma, fotografa "il dito che indica la luna".
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Visti al vernissage, il critico Diego Mormorio, la giornalista culturale Linda De Sanctis (che hanno firmato le note di presentazione di sala), la storica d’arte contemporanea Rossana Buono dell'Università di Roma 2, l'organizzatrice di cultura Noa Bonetti, fotografi, attrici, registi, pittori e amici. Dal 12 al 26 aprile (fino all'una di notte), "Vernissages" di Dino Ignani, al Bacco & Daguerre, via N. Ricciotti 6 (piazza Mazzini), Roma

2 Comments:

Anonymous Mary the Red said...

Una provocazione elegante, direi.

14 aprile 2007 11:25  
Anonymous Desirée said...

Belle, ci andrò. Sono stufa delle solite cose.

14 aprile 2007 18:21  

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