02 giugno 2010

BEATI. Pio IX perseguitò e cacciò dalla Chiesa il frate che assolse Cavour

Negare i "conforti religiosi" in punto di morte per motivi politici o che riguardano la libertà di coscienza del cittadino, è o no una violenza inaccettabile da parte del confessore e della Chiesa cattolica? Ebbene, questo ricatto psicologico, morale e anche sociale, era frequente un tempo, e forse - chissà - sopravvive ancor oggi.
Un documento nuovo scoperto da un docente universitario di Pisa comprova ancora una volta il cinico atteggiamento politico e il carattere vendicativo, ben lontano da qualunque pietà cristiana, tenuto durante il Risorgimento da papa Pio IX, per anni erroneamente considerato il "Papa Buono" da parecchi cattolici liberali, ed oggi addirittura – tra le proteste di tutti i laici – fatto "Beato" dalla Chiesa. Il che conferma non solo l'arbitrarietà assoluta con cui la Chiesa decide chi è "santo" o "beato", ma anche che la religione fa perdere il lume della ragione e il buonsenso. Papa Mastai non era certo un'aquila, aveva personalità modesta e quindi poca cultura. E' ridicolo che potesse pretendere che un umile confessore in punto di morte facesse "abiurare" addirittura l'Unità d'Italia ad un grande statista. Certo, la Chiesa cattolica è da sempre abituata a profittare delle debolezze psicologiche e fisiche dei moribondi per "convertirli" in extremis, ma qui l'estrema furbizia coincide con l'idiozia assoluta. Questo sul piano della sola ragione, figuriamoci dal punto di vista della morale e della stessa - tante volte conclamata a parole - "pietà cristiana". Insomma, una vergogna. Grande, invece, addirittura esemplare ed eroica, la figura del frate.
Quest’anno ricorre il 200.o anniversario della nascita di Cavour (10 agosto), e l’anno prossimo si celebreranno i 150 anni dall’unità d’Italia, resa possibile dalla gloriosa impresa dei Mille di Garibaldi. Vogliamo perciò dedicare alla data del 2 giugno, ricorrenza della Repubblica Italiana, e al maggior artefice dell’Unità d’Italia, l’unico vero uomo di Stato che l’Italia moderna abbia avuto, questo articolo di Marco Gasperetti sul Corriere del 1 giugno.
Ma, prima di dargli la parola, una spiegazione "dietro le quinte" su un episodio biografico che pochi conoscono. Come mai il fiero laicista Cavour teneva così tanto ai conforti religiosi? Pur essendo un mangiapreti fin da giovane, veniva da una famiglia cattolicissima e aristocratica in cui – si sa – i conforti religiosi fanno parte delle tradizioni e del "decoro sociale", e in più per la sua alta, connaturata, concezione della libertà personale e dello Stato laico non tollerava che la Chiesa influenzasse anche la vita privata e prevalesse sulla coscienza dei singoli ed anche sullo Stato, e si infuriò come una belva quando al suo caro amico Pietro di Santa Rosa il padre Pittavino, dei Serviti, negò i sacramenti in punto di morte e minacciò perfino di negargli la sepoltura, perché non aveva abiurato le leggi Siccardi. Nella Torino provinciale del 1850 il gesto del confessore causò uno scandalo senza pari. Cavour, di cui erano celebri i terribili scoppi d’ira, convinse il Governo ad una reazione durissima: il Pittavino ebbe una lavata di capo da ricordare, il suo ordine, quello dei Serviti, addirittura cacciato da Torino, e si ottennero funerali religiosi officiati dall’Arcivescovo (A.Viarengo, Cavour, ed. Salerno 2010, p.204). Insomma, "libera Chiesa", sì, ma all’interno di "in libero Stato", e se la Chiesa è prepotente lo Stato deve punirla. Questo spiega perché Cavour, turbato dalla triste vicenda toccata al caro amico Santa Rosa, si sarebbe poi premunito per tempo per essere confessato in punto di morte prendendo accordi col frate della vicina parrocchia. Insopportabile e rivoltante, infine, la vera e propria violenza psicologica che il Papa in persona fa verso l'umile frate. Vergognoso! Basterebbero episodi come questi, per quanto (anzi, proprio perché) secondari, per condannare un'intera Istituzione. Ed un papa simile è stato addirittura fatto "santo"...
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Nuovi documenti
ASSOLSE CAVOUR E FU PERSEGUITATO
La Chiesa sospese "a divinis" il frate che confessò il conte moribondo senza costringerlo a rinnegare l'Unità d'Italia

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Perseguitato e minacciato dall’Inquisizione, convocato d’urgenza dal Papa per giustificarsi e poi sospeso a divinis e scacciato come l’ultimo dei miscredenti. Eppure l’unico "peccato" del francescano Fra Giacomo da Poirino (al secolo Giacomo Marrocco), rettore della parrocchia di Santa Maria degli Angeli a Torino, era stato quello di assolvere sul letto di morte un moribondo. Quell’uomo non era un comune miscredente, bensì uno dei nemici della Chiesa: lo scomunicato Camillo Benso di Cavour. A duecento anni dalla nascita del Conte e a 150 dall’Unità d’Italia, un professore dell’Università di Pisa, Lorenzo Greco, pubblica un romanzo storico (Il confessore di Cavour, edizioni Manni, Lecce) dedicato a quel prete atipico e straordinario capace, prima davanti al pontefice e poi sotto le minacce dell’inquisitore, di non tradire se stesso e il suo apostolato, e subire punizioni e persecuzioni e la riduzione allo stato laicale.
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DOCUMENTO ECCEZIONALE - Per ricostruire i fatti, il professor Greco si è basato su un documento eccezionale trovato in un archivio toscano. Si tratta di un racconto autobiografico nel quale, come in un diario, Giacomo da Poirino racconta quei momenti terribili e dimostra il coraggio con il quale, davanti a Pio IX, rifiuta di sconfessare il suo operato (come richiesto dal Papa) e conferma la validità misericordiosa dell’assoluzione davanti a un’anima in cerca di Dio. Fra Giacomo si rifiuta di certificare una mai avvenuta ritrattazione di Cavour del suo operato contro il potere temporale della Chiesa e che invece il papa avrebbe voluto per dimostrare il pentimento del Conte. "Santità, mi perdoni, a fare tale dichiarazione non posso senza tradir la mia coscienza ed infamar me stesso, epperciò sono pronto a soffrir ogni cosa, anche la morte, piuttosto che cedere". E’ un episodio oscuro quello raccontato da Greco con particolari inediti che anche i maggiori biografi del Conte non conoscevano. "Giacomo fu parroco nella chiesa vicino al palazzo di Cavour – spiega Lorenzo Greco -, e si trovò per insistenza del Conte a promettergli di assisterlo in punto di morte con i conforti religiosi. Cavour era cattolico come tanti, non praticante, però si preoccupava che la sua morte non fosse un giorno occasione di scandalo nella società torinese e nazionale. Essendo Cavour scomunicato per il suo impegno politico nel contrastare i privilegi della Chiesa, e nell’attentare al potere temporale del Papa, il frate non avrebbe potuto dargli i sacramenti". Invece il frate mantenne la promessa. Confessò "il nemico della Chiesa" e gli impartì i sacramenti.
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TERREMOTO IN VATICANO - La "salvezza spirituale" dello stratega dell’Unità d’Italia, provocò un terremoto in Vaticano. Pio IX, informato della "scandalosa decisione", volle un incontro personale con Fra Giacomo. Appena si trovò davanti a Pio IX questi gli disse: "Alzatevi e mettetevi davanti a me e rispondete alle interrogazioni che sono per farvi. Voi dunque avete confessato Cavour?" "Santità io confesso tutti quelli che mi chiedono di confessarsi da me"." "Intanto: ditemi un poco, questa ritrattazione di Cavour esiste o no? Se esiste pubblicatela. Se no, dichiarate che voi avete mancato al vostro dovere d’imporgliela di fare". (Si pretendeva che Cavour prima di ricevere i sacramenti ritrattasse il suo operato politico) A tale interrogazione dissi: che di ritrattazione non ne sapevo nulla; l’avrà fatta, o non l’avrà fatta non so! Allora il Santo Padre mi disse: "E chi deve saperlo? Non sapevate che prima di confessarlo dovevate dirgli: ritrattate Signor Conte di Cavour tutto quello che avete fatto contro la Chiesa e poi principiate la vostra confessione?" (Il frate mette la questione sul piano teologico: il dovere di un prete di soccorrere chiunque in punto di morte chieda i conforti religiosi, ma il Papa pensa solo all’aspetto pubblico e politico di un Cavour "nemico" della Chiesa che muore in grazia di Dio e salva l’anima) Io gli ho riposto che il detto Conte mi aveva chiamato per confessarsi, ed io avevo fatto il mio dovere. Allora il Santo Padre, piuttosto in collera, dissemi: "no che voi non avete fatto il vostro dovere, epperciò dichiarate in iscritto che voi mancaste ad un vostro stretto dovere di obbligarlo a ritrattare".
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L'INQUISIZIONE - Poirino fu poi costretto ad affrontare l’esame dell’Inquisizione. "E qui intimorito e forse minacciato – spiega Greco - il frate soffre ed esita appena, ma decide di tenere testa anche davanti all’inquisitore che lo interroga con grande abilità gli offre vari escamotage logici per risolvere la controversia". Basterebbe che il frate dicesse che nell’emozione del momento era un po’ confuso e non ha pensato a far fare la ritrattazione al Conte, e tutto sarebbe risolto. "Ma il frate non si arrende, si rifiuta di svilire il suo operato – continua Greco -. E quindi i superiori lo prendono per birbante, zuccone, ignorante. Ma egli: "non posso aderire al vostro consiglio perché non voglio agire contro la mia coscienza, sarò vittima, andrò sul patibolo, ma dirò sempre che non posso"" Quando poi Poirino scrive la dignitosa relazione e la porta al Papa, questi la scorre appena e lo rimbrotta dicendo che quei fogli sono buoni per "avviloppare i salami". "Le minacce sono sottili ma palesi – spiega il professor Greco - : rischia di perdere la libertà, di non tornare più a casa. Poi le pressioni politiche del Piemonte, e il timore di fare del frate una vittima, nel clima politico agitato del momento, consiglia di far partire il padre verso casa. Poco dopo sarà sospeso a divinis, pagando una fermezza e una dignità straordinarie". Fra Giacomo muore povero e solo a 77 anni, quindici anni dopo la Breccia di Porta Pia e la fine del potere temporale della Chiesa.
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IMMAGINE. La famosa caricatura di Cavour disegnata dal pubblicitario A.Testa nel 1957.
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JAZZ. Il gruppo di Charles Mingus a Umbria Jazz (28 luglio1974: errata la sovrimpressioni Rai con l'anno1975). Siamo
nell'affollatissima e caotica piazza di Todi. Il brano è Flowers for a Lady, e suonano George Adams (sax), Don Pullen (p), Danny Richmond (drums) e Migus al contrabbasso.

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3 Comments:

Anonymous ing. Peeter said...

Davvero incredibile, non ne sapevo nulla.

3 giugno 2010 22:38  
Anonymous San Pietrino said...

Pio IX, uno dei peggiori papi, altroché.

7 ottobre 2010 00:46  
Anonymous Cavour Rino said...

Eh, averceli uomini così, anche la metà della metà... E il brutto che oggi gli uomini politici che si rifanno a Cavour sono dei mollaccioni infidi e buoni a nulla. Come dici sempre tu, "moderati" di idee e cioè di personalità...

29 ottobre 2010 23:51  

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