23 giugno 2008

FUTURO. E se ricapita l’occasione? Facciamo il medesimo errore

"Ah, se potessi tornare indietro, come si fa con la memoria d’un computer!" Quando si ripristina il sistema a una data voluta, ammettiamolo, questo è il pensiero che fa capolino. La soddisfazione della palingenesi, di poter rinascere o ripartire come se niente fosse, poniamo, dal I gennaio del 2001, almeno nel piccolo mondo del pc, è bilanciata dal rimpianto di non poterlo fare nella vita vera. Perché non è stato ancora inventato un sistema per "salvarla" a futura memoria. Sì, ci sono parecchi personaggi, più o meno truffaldini, che nella Storia si sono definiti "Salvatori", ma nessuno di loro ha funzionato davvero. Ci vorrebbe un Web-master potentissimo
I matti sono, in questo, avvantaggiati. Non comportandosi in base ad una logica, cioè secondo la propria personalità e il proprio carattere, ma casualmente, può accadere che al ripresentarsi della medesima situazione possano prendere finalmente una decisione saggia.
Ma per noi comuni uomini "normali" dotati di una certa razionalità e coerenza, lo svantaggio è evidente. Perdurando il nostro concetto di "utile" personale, la nostra visione del mondo, la nostra psicologia, insomma continuando ad avere la medesima mentalità, è inevitabile fare il medesimo errore che vorremmo cancellare.
Perciò mi piace il neo-proverbio, sotto forma di aforisma crudele, alla Woody Allen, che la Mustang, un sito americano che invia vignette "filosofiche" con proverbi, detti e aforismi al Newsgroup alt.binaries.clip-art (uno dei 60 che ho sottoscritto nella mia posta). Ne riporto (v. in alto) solo l’aforisma. E’ vero, sarà amaro, ma a pensarci bene, "Il futuro è il periodo in cui avresti dovuto aver fatto quello che non stai facendo ora". Che è come dire: inutile sperare in un ravvedimento, l’oggi è il tempo degli errori, il domani del pentimento. Siamo noi, non il tempo che passa, il problema.
E i fortunati, non si pentono? Si pentono anche loro, perché ogni uomo ha in mente un proprio "voler essere" al quale si rapporta. Per questo, è noto, il ricco è più infelice del povero, perché assaporato il primo grado della ricchezza aspira ad arrivare al sommo della scalinata. E perciò cova ambizioni e invidie terribili. A nulla vale obiettare che con la sua fortuna uno sfortunato ci sguazzerebbe benissimo sentendosi un Paperon de’ Paperoni: la sfortuna del "fortunato" è proprio questa, che è fortunato a metà. Il Caso lo tortura, almeno così a lui sembra:
gli offre il caviale, ma dentro uno stretto collo di bottiglia.
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JAZZ. Una registrazione d'epoca di "One Sweet Letter From You" registrata l'11 settembre 1939 a New York dall'orchestra di Lionel Hampton, che vale solo per il caldo e barocco assolo iniziale del sax di Coleman Hawkins. Il trasandato e svociato vocal dovrebbe essere dello stesso Hampton. Diciamo che rovina il brano. Come si dice a Milano: "Ofelè fa el to mestè", pasticcere, fà il tuo mestiere. Il video è un mistero: un'immagine fissa che non riesco ad attribuire né ad Hawkins, né ad altri musicisti del gruppo (tra cui Chu Berry, Hampton, Chistian, Gillespie, Cozy Cole). Chi mi aiuta a risolvere il nistero iconografico?

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2 Comments:

Anonymous miss sixteen said...

Bello il nuovo aforisma, dopotutto il passato è il tempo degli errori. Che si scoprono solo nel futuro.

26 giugno 2008 15:06  
Anonymous Riccardo said...

I miei complimenti Nico per il suo blog sull'alimentazione naturale (interessante ed utile) e per questo, però credo che la traduzione corretta dell'aforisma sia "Il futuro è quel tempo in cui speri di aver fatto ciò che non stai facendo (non hai ancora fatto) ora", probabilmente riferito ad una spiacevole incombenza che si spera di rimandare. Correggimi se sbaglio, scusa il ritardo ma ti ho scoperto solo da pochi giorni, buon lavoro ed ancora complimenti.

24 novembre 2011 16:28  

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