25 maggio 2008

ROMANZO. Vera, la donna che cercando il figlio ritrova se stessa

(Dal "nostro inviato" alla tua presentazione)
.
Carissima Ippolita,
la presentazione del tuo ultimo romanzo Mi manchi* alla libreria Feltrinelli di Galleria Colonna, a Roma, ha funzionato, eccome. Il pubblico attorno a me era molto, troppo partecipe. E' quello che ogni autore vorrebbe. Io ero perfino imbarazzato per le ondate successive di emotività che seguivano le letture di Valentina Carnelutti. Volevo essere algido, neutrale, semmai apollineo, non dionisiaco. Ma quei sussulti e silenzi improvvisi, quegli sbandamenti di teste che si aprivano nell'applauso liberatorio erano tutti da godere, là, dietro due colonne sghembe, pensate ad arte da un architetto sadico perché io e molti altri, un secolo dopo, nell'ipogeo della libreria Feltrinelli, non ti potessimo vedere neanche torcendo il collo. Mai fruizione fu più acrobatica.
In precedenza, avevo visto due colonne anziché il proscenio solo al Teatro Caio Melisso di Spoleto, dove ebbi la sventura, io che odiavo la lirica ed ero critico jazz, di essere inviato di riserva della Fiera Letteraria - ammalatosi il titolare - per recensire un Don Pasquale in camicia nera. Naturalmente feci a pezzi l'opera: Menotti si incazzò a morte e protestò col direttore.
Ma questa volta, invece, la mia vista faceva una curva intelligente, uno slalom elegante, e arrivava a te lo stesso, dietro le due colonne, in "modalità periscopio", neanche avessi avuto due cavi di fibra di vetro collegati agli occhi. Finché qualche defezione urinaria - sebbene pochi fossero i prostatici e molte le cistitiche ("che vor dì er passato femminista" dell'autrice!) - ha liberato un posto, e così io ho guadagnato punti in classifica finalmente guardando in faccia le "tre donne tre" della scena.
Tre donne, debbo dire, ben condotte dalla regia. C'era sempre la dialettica del "mai troppo": non appena la giovane esaltata e brava attrice esagerava con un'interpretazione che coinvolgeva il colon, ecco che la critica bonne-femme con la sua verve involontaria riportava ad unità la norma infranta, in un bilanciamento perfetto tra piccolo humour e piccolo pathos. Neu nimis, mai troppo. Perfetto.
E non so se te ne sei accorta, come autrice e regista dietro il tavolo (grossa responsabilità, ma anch'io come te ho sempre voluto mettermi in gioco nelle presentazioni dei miei libri): quel pubblico femminile presente in sala era tutto da vedere. Ma da dietro, non davanti dove stavi tu. Quando i menti si alzavano e le chiome scendevano, era perché a Vera, la protagonista del tuo romanzo che dopo una vita di peripezie nel movimento delle donne, nei "collettivi", nel self-help dell'aborto, càpita a Londra a cercare il figlio perduto, stava accadendo qualcosa che loro conoscevano bene, anzi che avevano conosciuto in un passato lontano, e che ancora nel ricordo le emozionava, forse le feriva.
Era una platea smaccatamente parziale. Qualunque fosse la dialettica interna del romanzo, ancora tutto da leggere, avevano deciso comunque di stare dalla parte di Vera, donna fragile e forte, e forte proprio perché dichiaratamente fragile. Anzi ognuna di quelle donne "era" Vera. Così vera che, se così è, il libro è un libro che farà sentire le donne più donne.
E quando la ressa attorno al tavolo della mia scrittrice-mito, cara Ippolita, era ormai insuperabile, uscendo dalla Feltrinelli per precipitarmi in ritardo all'Eur, al Museo Pigorini ("Johar", i murales naturalistici delle donne dell'India), la parzialità delle "tue donne", ripensandoci, tornava a confondermi e a inquietarmi. Mi riportava alla mia natura inesorabilmente maschile, chiusa ai misteri eterni dell'ambiguo rapporto tra madre e figlio, che noi per vendetta virile abbiamo denominato "di Edipo" e non "di Giocasta", come sarebbe stato più logico.
Insomma, da un mito all'altro, nell'ineffabile, insondabile, inarrivabile. Ma era tardi, e dovevo arriva'. Perciò chiesi un biglietto per l'Eur.
..
*Mi manchi, di Ippolita Avalli, è un romanzo Feltrinelli. E' la storia di una donna, Vera, che cercando senza indizi in una brulicante Londra il figlio perduto, finisce per ritrovare più che il figlio, se stessa. L'emozione violenta la riporta a vent'anni prima, all'uomo con cui ha concepito Gabriele, che ora nel dramma della ricerca affannosa riscopre. Comincia così una corsa per colmare un vuoto mai riempito che mette Vera davanti alla propria identità vera di donna e di madre. Tutto il suo passato torna a galla. E i ricordi, mai indolori, servono a capire finalmente chi è davvero Vera oggi. Intrigante la testimonianza diretta dell'autrice, un audio di poco più di 8 minuti in cui la stessa Avalli presenta il libro.
Naturalmente consiglio di leggere il libro, magari dando prima uno sguardo alle immagini londinesi e brumose che fanno da set cinematografico per il romanzo, foto e filmati raccolti nel sito di Ippolita Avalli, dove è possibile anche scaricare gratis i libri precedenti della scrittrice.
.
Nella foto: la scrittrice Ippolita Avalli
.
JAZZ. Billie Holiday in Good Morning Hearthache, una canzone che avrebbe dovuto secondo le intenzioni del produttore commerciale essere leggera e consolatoria, tanto che l'arrangiamento prevede anche un sezione di violini, ma che si trasforma grazie alle inflessioni, al fraseggio e al timbro caratteristici di Lady Day , e ritrova quello spessore, quella dignità che si voleva negare.

Etichette: , , , ,

3 Comments:

Anonymous antonietta said...

Ero alla presentazione anch'io. Complimenti per l'humour paradossale della tua recensione non-recensione, ma soprattutto alla grande Ippolita che seguo dai suoi primi libri. Ero anch'io impegnata nei movimenti delle donne.

25 maggio 2008 11:27  
Anonymous tatti said...

Grande! La Avalli non la conoscevo, ma me l'hai resa molto cara. Compresò il libro.

25 maggio 2008 21:07  
Anonymous ivana said...

Ippolita è una scrittrice che mi piace molto. Ho apprezzato il tuo spiritoso articolo.

30 maggio 2008 16:16  

Posta un commento

<< Home