NATICHE. Ci sarà pure un motivo se sul sedere si concentra il desiderio maschile.
Fatto sta che il back side, il “lato b” o posteriore, da che mondo è mondo, contrariamente a una retorica perbenista e ipocrita, è il lato sessualmente più intrigante, oltreché appariscente, del sesso femminile. Che a causa del crescente sedentarismo e della mancanza di una selezione adeguata, è sempre più piatto e sfuggente. O tempora, o mores! Eppure, a detta di tutti (maschi, femmine, gay e trans) è spesso il vero oggetto del desiderio sessuale.
Insomma, non solo le donne di oggi, ma perfino la ex-callipigia Afrodite, mancano di sporgenze posteriori sicuramente femminili. Ma allora – si dirà – vanno bene solo i chiapponi in stile Grande Madre atavica oppure donna africana (african matako, sedere africano, lo chiamano in Kenia, e i maschi ne vanno pazzi), o peggio quelli grotteschi, patologici, delle donne Ottentotte dell’Ottocento? Per carità! Anche se erano e sono pur tuttavia una parossistica risposta ad una “domanda” antropologico-evolutiva. C’è una intelligenza della Natura, insomma nei glutei sporgenti. La povera Saartie, sudafricana della tribù dei Khoi-san fu esposta a Londra nel 1810 come un animale da baraccone, sollevando giustamente le proteste delle associazioni umanitarie. Era steatopigia, cioè affetta da un abnorme accumulo di grassi nelle natiche, tratto somatico molto apprezzato dai maschi della sua tribù.
1. Sedere sporgente, cioè aggettante all’indietro (v. gran parte delle immagini qui accluse). 2. Sedere largo, perché sostenuto da fianchi larghi (v. l’insegnante sexy alla lavagna). 3. Sedere grosso, per sviluppo o dei muscoli glutei o di
Fatto sta che le curve di ogni genere, sia quelle laterali (la silhouette, dovuta per lo più allo scheletro e ai depositi di grasso), sia e soprattutto quelle antero-posteriori, mammelle e glutei, insomma i tanto bistrattati “tette e culo” (dalle donne borghesi nei salotti e sotto l’ombrellone), dovuti a sviluppo ormonale e muscolare, oltreché ai grassi, sono considerati oggi fuori norma.
Era forse motivo di scandalo nella buona società? Nient’affatto, gli antichi che noi riteniamo prude e provinciali erano molto più liberi di noi su certe cose. Anzi, quando il Belli recitava i suoi sonetti all’Accademia Tiberina con aria fintamente seria e compunta, monsignori e cardinali suoi amici erano i primi a sganasciarsi dalle risate. Ma già, voi direte, i preti hanno sempre avuto un debole per il sedere.
Già il fatto che non esista un nome colto, accettato, letterario per dirlo, dice tutto della censura linguistica e dunque dell’ingiustizia della Storia ai danni dell’anatomia. In italiano, per esempio, culo non è un termine colto, utilizzabile nei temi di scuola, negli articoli di giornale, nelle leggi, nelle relazioni ufficiali o negli studi scientifici, ma è ovviamente presente come termine familiare intimo, dialettale, volgare. Tuttora, in moltissime famiglie – per non parlare dei salotti – è considerato una parolaccia, che nessuno, tantomeno i bambini, dovrebbero mai dire.
Sull’argomento, perciò, non sono le stiliste di moda ad avere l’ultima parola, ma gli studiosi. Il sedere, infatti, dà ragione alla biologia, alle scienze della Natura, agli Antichi, e perfino a Tinto Brass. Insomma, non solo la modella sexy e una bella donna in generale è “più intelligente” dell’acida prof di greco che la critica, come dimostro provocatoriamente in un articolo, ma tra modelle, attrici porno e belle donne, quelle appartenenti alla categoria dei “glutei formosi” ha ancora più ragione in senso antropologico.
Tornando al significato psico-evolutivo delle natiche, ecco un mio articolo che ho riscoperto in archivio, pubblicato nel lontano 1996 sulla rivista di divulgazione scientifica Teknos. Sembra attuale, no?
Che altro è il cuore, almeno quello “tutte curve” rappresentato in forma stilizzata, se non il deretano capovolto d’una giovane donna, così come appunto lo vedevano i primi uomini preistorici che praticavano la tecnica sessuale more pecudum, cioè “come le pecore”, ovvero dal posteriore? Insomma, è anche poetico e adattissimo alla retorica femminile: visto da dietro ogni sedere di donna sembra un cuore, sì ma rovesciato, con la punta in sù. Come prendersela, allora, col regista Tinto Brass e con le sue maniacali fissazioni sul sedere?
IMMAGINI. Dalla “normale” mamma con bambino dalle natiche strepitose (lei, non lui, poverino) alla statua della Afrodite callipigia (Museo Archeologico di Napoli), da Jennifer Lopez, la bruttina con un vestito aderente che mette sapientemente in mostra il posteriore, alla “Donna ottentotta”, dipinto a olio del 1890 ispirato a Saartie Baartman (Torino), numerosi esempi di posteriore super-sviluppato o mostrato come vero oggetto del desiderio ovvero dell’amore, cioè del cuore (rovesciato), secondo la intrigante teoria dell’antropologo Desmond Morris. E forse era laureato in antropologia il disegnatore della ditta di latrine chimiche mobili che ha inventato quel logo davvero così ironico. Infine, la vignetta umoristica che illustra senza parole la diversa concezione dell’amore presso le donne e gli uomini, semplicemente capovolgendo la medesima parte simbolica del corpo.
AGGIORNATO IL 14 GIUGNO 2017
JAZZ. La cantante Billie Holiday in un brano tratto da un disco Brunswick inciso dall’orchestra di Teddy Wilson: una bella interpretazione della classica song These Foolish Things (3.20). La formazione: Jonah Jones, tp / Johnny Hodges, alto sax / Harry Carney, cl, barit. sax / Teddy Wilson, p / Lawrence Lucie, guit / John Kirby, bass / Cozy Cole, drums / Billie Holiday, vocal. New York, June 30, 1936.
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