CHINA GIRL. Disperata? No, la dà per antico, atavico, calcolo femminile
Il manifesto del "Chinese Happy New Year", sintesi perfetta di una Cina fatta dai furbi cinesi "come la vedono gli Occidentali", con tanto di dragone ma con l'augurio in inglese (che abbiamo tolto), oltretutto per un festività che non corrisponde proprio alla loro, con la modella dalla faccia inguaribilmente sinense ma con le gambe lunghe da dieta americana. E ci sono ancora gli industrialotti del Far East (Veneto) che ci cascano, ci vogliono cascare. Così va il mondo. Fortuna che il fascino della donna cinese semplice e vera, next door, insomma una che non se la tira come le donne d'Europa, attira più delle modelle della pubblicità.Gli affari sono affari e la figa è figa, certo. Noi uomini sappiamo bene la differenza. Però... Quanti sono gli imprenditori europei che ripercorrendo le orme di Marco Polo viaggiano in lungo e in largo in Cina alla ricerca di contatti commerciali e industriali, ma soprattutto di "una certa idea dell’Oriente", insomma dell’intramontabile stereotipo esotico della "donna d'altri" caro a tutti noi occidentali figli dell’antica Roma? Tanti.
Dopotutto, già i giovani figli di papà della Roma-bene del primo impero romano "andavano in India" come poi avrebbero fatto gli hippies, vestiti di apparente saggezza e tanti luoghi comuni, ma con motivazioni molto moderne. Erano i gimnosophistés (letteralmente: i "saggi nudisti"), ovviamente vegetariani. I primi di loro erano già al seguito dell’esercito di Alessandro Magno, figuratevi un po’. E ne tornavano carichi di amuleti, seta, idee, fotografie mentali, struggenti ricordi di amori molto sensuali.
Appunto. La Cina come silloge moderna dell’Oriente, altro che India. I grandi viaggiatori, i corrispondenti dei giornali, i responsabili marketing delle "fabbrichette" del Nord Est italico, come anche i direttori di piccole e medie aziende manifatturiere da Edimburgo a Bari, ora tornano a casa sedotti dalla modernità recente e up-to-date d’un popolo arretrato. Com’è bella, com’è nuova, com’è piena di plastica, com’è informatica, com’è sexy la Cina. E come sono dolci e disponibili, a differenza delle antipatiche europee, le ragazze cinesi. Alcune, toh, perfino di coscialunga e alte, e col vello pubico rifinito come hanno visto sulle riviste erotiche d'Occidente. Incredibile il ruolo delle varie razze regionali e delle proteine. Peccato solo quel leggero tanfo di aglio, ma basta cambiare regione e la cucina all’aglio sparisce.
Belle le foto che arrivano dalla nuova Cina. Imprese modernissime, senza uno "ieri", tutte oggi e domani dove anche il legno della scrivania è "anticato", non come da noi un lascito delle generazioni passate. Alcune così aggiornate (senza passato, tutto è possibile in Cina) da mettere la certificazione ISO addirittura nell’insegna fuori dello stabilimento, 3 metri per 2. Cose che da noi neanche a Isernia.
E certo, è più facile costruire ex novo una struttura urbana o una rete industriale dove si era alle baracche, piuttosto che dove si sono stratificati nei millenni chiese, templi, monumenti e strade antiche, tutti ancora praticabili. E’ paradossalmente più facile la modernizzazione decisa dall’alto dal Grande Dittatore Illuminato. Ma sarà davvero illuminato? Ne dubitiamo. Peccato il vizietto di mettere in galera gli oppositori politici e religiosi. Ma per carità ormai è una cosa secondaria, l’importante è che sul far soldi possiamo sempre metterci d’accordo. Sembra di stare in Italia. Mica siamo più i comunisti d’una volta, siamo i comunisti finti di oggi, quelli del profitto alle spalle dei lavoratori, uomini e donne. Tante donne.
E a proposito, tra una relazione sui telefonini di ultima generazione a pochi dollari (copia) e l’apprezzamento per la locale rete adsl, anzi wi-fi (là sembra che anche le mungitrici, in senso buono, comunichino tra loro via etere), arrivano belle foto di ragazze cinesi disponibili, per i più tardi di comprendonio già accosciate su un grande letto bianco. Bello fare il corrispondente estero in Cina, beati loro. Se faccio carriera mi faccio mandare in Cina. Attento però a non sbagliare regione.
Ma nei forum di amici "malati di Cina e d’Oriente", come il convivium di Fernando, imperversano le interpretazioni psico-socio-eco-sessuali. In sostanza – si chiedono pensosi i manager from China attenti però a trascrivere bene i numeri di telefono – le ragazze cinesi la danno perché depresse, perché infelici per colpa del comunismo alienante e material-capitalista, tanto che "la loro disperazione le fa aggrappare a qualsiasi straniero di passaggio", oppure perché da che mondo è mondo l’hanno sempre data? Forse la seconda. Sempre così i pensatori: si attardano a chiedersi "perché", mentre gli altri, intanto, si fanno le più belle.
Dalle foto di John si direbbe che il popolo cinese è felice. Visi sorridenti e rilassati, grandi realizzazioni architettoniche, e via dicendo: della politica proprio non gliene può fregare di meno. Altro che retorica occidentale del "male oscuro". Quelli, magari, Freud lo ignorano del tutto. E forse neanche fanno male.
Fortuna che a mettere concretamente le cose a posto interviene un certo Marco (non il Polo, un altro):
"Le giovanette cinesi non sono per nulla disperate e degli stranieri come noi non gliene frega niente. La cinesina, da brava orientale guarda ai soldi, da qualsiasi parte essi vengano sono bene accetti. Del resto qui una giovanetta tipo Cindy [era in una foto, NdR] ha il suo bel daffare per assecondare la pletora di clienti che una giovane scaltra e disponibile sempre ha. Non dimenticatevi che l'uomo cinese da sempre ha il pallino di scopare con le ragazzine. Gli imperatori cinesi dormivano in letti su cui erano stese dieci ragazzine spesso vergini.
Gli uomini di affari hanno ancora oggi diverse mogli ( il mio boss ne ha 4 e la ultima che ha 22 anni gli ha dato recentemente 2 gemelli). Poco o nulla e' cambiato dai tempi riportati con maestria dal film di Zhang Yimou " Lanterne Rosse".
Le stesse famiglie incoraggiano le giovani ad andare nelle grandi città e a mandare soldi al paesello, facendo finta di ignorare la maniera in cui le giovinette si guadagnano il pane per loro stesse e per i famigliari.
"A nessuno qui interessa dei diritti politici, della corruzione, della libertà d stampa. Il mondo è visto come un caos anarchico in cui a tutti è concessa la opportunità di fare soldi: dunque perché non provarci? Le regole sono inesistenti, controlli zero. La polizia non interviene mai specialmente in questioni economiche. I pescecani sono quelli che si destreggiano meglio in questo mare e come nel grande oceano tutti gli esseri viventi alla fine trovano una loro collocazione. Cosa importa se qualche pesce finisce sotto gli aguzzi denti dello squalo di passaggio? La morte di uno è la salvezza di tanti altri.
"Davvero bravi i mandarini cinesi – conclude con saggia ironia il nuovo Marco dalla Cina – a governare questo caos e a saper creare da questo buco nero di materia primordiale una nazione. Certo se la Cina fosse attaccata frontalmente anche da un piccolo ma compatto gruppo di alieni si disintegrerebe così come è sempre successo nella sua storia degli ultimi 1000 anni (dai mongoli ai giapponesi). Ma la Cina di oggi è un paese pacifico e senza preoccupanti rivali. Anche questo è un merito di questi bravi governanti a cui davvero vanno riconosciuti meriti enormi. Propongo Hu Jintao a premio Nobel per l'economia, e la pace. Tanti cari saluti a tutti dal mio computer sotto controllo"
Così concludeva saggiamente Marco, non il Polo, l'altro, inviato molto speciale nella brulicante, misteriosa e contorta, anzi, no, semplicissima, Cina d’oggi.
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JAZZ. Una bella trasmissione tv di ben 25 minuti con interviste (non manca il prof) e musica, The Future of Jazz, laddove il "futuro" era quello che si prospettava per la musica jazz tra anni 50 e 60. Ed eravamo in pieno periodo post-bop e hard-bop. Un tempo felice. Insomma, una bella panoramica critica con molta musica dal vivo o in sottofondo, con Billy Taylor, George Russell e Bill Evans. Ci sono anche Art Farmer, Tony Scott, Mundell Lowe.
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