01 settembre 2008

VENERE. E' il simbolo dell’Italia: senza testa e senza pudore

Un’opera d’arte antica appartenente ad artisti romani, trovata tra le rovine d'una città romana in Africa, scoperta agli inizi del 900 da archeologi italiani. E portata in patria, ovviamente, come hanno fatto per secoli tutti gli archeologi inglesi, tedeschi, francesi ecc. Che altro si vuole per definirla italiana e inalienabile? Ma così non è stato.
Gli errori di politici e magistrati, l'acquiescenza di giornalisti e opinione pubblica, fanno sì che ora l’Italia per assecondare l’orgoglio nazionalistico del dittatore libico Gheddafi si debba privare della bellissima Venere di Cirene. Su questo si legga, tra i tanti giornali che ne hanno parlato col solito indisponente tono neutro, come se fosse la cosa più normale e naturale del mondo, la Repubblica. E questa passività (unica eccezione la benemerita associazione Italia Nostra) dei cittadini, degli uomini di cultura, è ancor peggio della spregiudicatezza cinica dei politici o del formalismo irritante dei magistrati italiani. Vuol dire non avere né orgoglio né dignità di Nazione. Proprio quello che poche settimane fa scriveva il sociologo Ilvo Diamanti sulla Repubblica: noi Italiani siamo spettatori passivi, non cittadini attivi e partecipi.
Ed è inutile consolarsi considerando che in fondo si tratta di una copia romana d'un originale andato perduto risalente al periodo ellenistico, probabilmente della scuola del grande scultore greco Prassitele. Gli Antichi le copie le facevano perfette davvero, tanto che la statua, giunta a noi senza testa, è stupenda. Italia Nostra si è più volte opposta, anche in giudizio, ma ha perduto i ricorsi. In fondo, se ci pensiamo bene, questa assurda donazione che impoverisce il patrimonio artistico italiano, è un’assurda "restituzione" ad un terreno geografico, visto che non esisteva alcuno Stato libico all’epoca del ritrovamento, e che comunque non c'era continuità giuridica con l'attuale dittatura.
E gli arabi, comunque, come i turchi col frontone del Partenone di Atene, non avrebbero saputo che farsene, di un’opera del genere. Per loro, "arte" sono le decorazioni non antropomorfe delle moschee, e il nudo è oltretutto vietato. Un’opera del genere è davvero fuori della loro cultura. Che cosa spiegheranno ai loro bambini i papà libici, quando questi gli chiederanno come mai mamme, zie e sorelle non sono seminude neanche in spiaggia d’estate, e invece quella signora di marmo viene esposta al museo sotto gli occhi – lo immaginiamo – volgarmente concupiscenti di tutti i visitatori maschi? Che coerenza, che logica hanno? Un’opera così non la meritano.
Del resto, a Gaza, in Palestina, c'è chi ha protestato contro una statua romana di Afrodite, peraltro castigata e vestita, perché scandalosa e contraria alla religione islamica.
E' una vergogna, comunque, che un capolavoro artistico sia non restituito, ma regalato, in cambio di qualche gallone di petrolio e della falsa promessa di ridurre il flusso di clandestini. Ce lo ricorderemo alle prossime elezioni: colpevoli sono stati sia il Governo di Centro-sinistra (Dini e PD in primis), sia, con maggior peso, l'attuale Governo di Centro-destra che ha concluso la squallida transazione dol dittatore. I cittadini amanti dell'arte e della cultura dovranno punire i responsabili di questo scempio che grida vendetta.
Ma la bellissima statua senza testa è proprio un simbolo dell’Italia di oggi. Un personale politico di quart’ordine e senza dignità, che non ama l’arte, la cultura, e quindi l’Italia. Perché non si può amare l’Italia se non si difende strenuamente, costi quel che costi, il suo patrimonio artistico, paesaggistico e naturale. E tra questi primati quello artistico è primo nel mondo, e ormai caratterizza l’immagine dell’Italia. Arte che fu scoperta e conservata da individui ben diversi da quelli che governano e amministrano Roma e le varie città italiane, dai municipi alla giustizia. Uomini irrazionali, senza testa, appunto. Che qualche psicologo, se li analizzasse, scoprirebbe affetti da un atteggiamento sottilmente autolesionistico e masochistico, forse anche anti-italiano.
E poiché siamo liberali, per correttezza laica super partes, il primo biasimo lo indirizziamo al liberale Urbani, che per curioso contrappasso vuole passare per "uomo di cultura", che tanto si è adoperato, incurante della vera tutela del patrimonio artistico, per la cessione della statua alla Libia e anche per la "dismissione" di testimonianze storiche non secondarie, come monumenti e fortezze, che avrebbero dovuto essere care ad un vero liberale, così com’erano care agli uomini del Risorgimento, fatti di ben altra pasta. Del resto, a parole, chiunque può definirsi "liberale": bisogna vedere in che senso… Ma le nostre critiche severe si indirizzano anche ai vari burocrati e dirigenti politici, al Governo Prodi e soprattutto a Berlusconi che ora ha perfezionato l’accordo col dittatore libico, e anche alla magistratura formalistica e troppo neutrale, come se non ci fossero interessi superiori che valicano cavilli e promesse di politicanti. Prendano esempio dal Governo degli Stati Uniti: non restituisce mai nulla, e non riconosce mai nessuno giudizio esterno, quando in gioco sono gli interessi dello Stato.
Perciò, la vergogna nella vergogna: stiamo regalando alla Libia il nostro vero simbolo, una statua senza testa e senza pudore...(*)
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(*) Per evitare equivoci e per non essere accusato di contraddizione, io super-nudista e autore dell'unico saggio completo sulla nudità in Italia (Guida al nudo, Sugarco 1980), preciso che in questo caso esiste una analogia solo simbolica, nominale, tra l'assenza di pudore corporale della bella Venere, che per me resta un elemento altamente positivo, e la spudoratezza morale della politica e della vita quotidiana in Italia, che denuncio da anni.
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JAZZ. Per assonanza con la Venere di Cirene, ecco un'altra Venere. Da YouTube è venuto fuori Venus de Milo, il celebre brano della cosiddetta "tuba band" di Miles Davis e Gil Evans che per convenzione segna l'inizio del cosiddetto periodo (e anche stile? ma su questo si può discutere: c'erano già stati vari precedenti) "Cool" del jazz. Non era disponibile nessuna ripresa cine-tv, ovviamente, e così chi ha realizzato questo finto audiovisivo ha puntato tutto sulla musica, limitandosi alle immagini fisse della copertina del celebre disco Birth of the Cool. Gustatevi l'impasto sonoro, i timbri curiosi, le armonie classicheggianti. L'intero disco, completato nel 1949, riflette le idee orchestrali di Gil Evans, anche se come co-arrangiatore di alcuni brani (tra questi mi pare di ricordare proprio Venus de Milo) si segnalò il giovane Gerry Mulligan.

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2 Comments:

Anonymous mary the red said...

Complimenti, per quanto ne so io sei l'unico a protestare.

1 settembre 2008 23:53  
Anonymous Alba said...

anche io ho protestato e mi sono opposta ,ma solo via mail perchè quella verbale è la sola opposizione che so fare.Che fine ha fatto ora la venere di Cirene?

16 giugno 2011 02:30  

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