02 luglio 2009

CORPO. “Ma il Boss è nudo!” E tutti produssero in pace, felici e contenti

La nudità rilassa e riduce lo stress, perché mostra chiaramente che - più o meno - siamo tutti uguali, pur considerando i nostri pregi e difetti. Il corpo al naturale, dunque, è pacifico e inerme, prosaico e democratico. Un re nudo che in una spiaggia nudista vi chiedesse un po' d'olio solare, vi apparirebbe un uomo come tutti. Con quale faccia potrebbe più tardi salire di nuovo al trono? Gli verrebbe, allora sì, da ridere.

Insomma, il nostro corpo si presta poco, secondo i teorici del Potere, a rappresentare i ruoli di comando. Ve lo immaginate un generale senza divisa, anzi senza abiti, dare l'ordine dell'assalto finale a Little Big Horn o a Porta Pia? E un Papa non solo senza tiara, pianeta e stola, ma anche senza mutande, ardire il colloquio con la Divinità? Eppure gli Dei di rado li trovate effigiati in giacca e cravatta, tunica, tuta da ginnastica o minigonna. Spesso sono stati rappresentati nudi. Già, come mai? Bah, ne parleremo un'altra volta: valli a capire quei contorti maniaci dei religionari.

Siamo noi umani, ad ogni modo - o meglio quegli insicuri che gestiscono il Potere - che facciamo violenza al corpo, innaturalmente rivestendolo di concetti, cioè abiti, tute, divise, simboli, gradi e armi, per renderlo autorevole, dignitoso, minaccioso e inquietante, cioè artificiale. Ma il corpo umano non c'entra nulla con questa grottesca messinscena, con una tale poco dignitosa mascherata di evidente compensazione psicologica. Infatti, a livello individuale, più si è deboli e di scarsa personalità, più si cerca con le professioni apposite di rivestire il proprio corpo per dargli quell'autorevolezza che le nostre scarse idee non riescono a dargli.

Di qui l'abuso nella Storia di abiti e soprabiti religiosi, civili e militari, che non hanno altro compito che nascondere il corpo, più o meno uguale per tutti, quindi privo di misteri e minacce efficaci per il volgo ignorante, e differenziare così gli uomini in base ai ruoli del Potere. Ecco, perciò, i sacerdoti, i magistrati, i re, i generali, i soldati, i membri militarizzati delle varie corporazioni, vestire abiti rigidamente codificati.

I medici, per esempio, vestivano lunghe palandrane o corpetti con calzamaglie nere fino all'Ottocento. Avvocati e magistrati, parroci e cardinali, ancor oggi sono rivestiti di sontuose e ridicole divise che dovrebbero incutere rispetto e timore, dando ingiustamente per scontata l'insignificanza media del corpo e della parola dei suddetti. Perfino gli scolari e gli impiegati, alle volte, sono stati cacciati fuori dal loro corpo con divise. Il ridicolo fiocco e l'abito bianco dei bambini, compresi quelli che a 15 anni avevano già le gambe pelose, o l'abito nero con le mezzemaniche di tela anti-inchiostro dei "monsù Travett", gridano ancora vendetta al cospetto del Buongusto e del Buonsenso.

E a proposito di impiegati, visto che le tensioni, le rivalità, le invidie sul lavoro danneggiano soprattutto i conti economici delle ditte, ecco che qualche psicologo in cerca di notorietà ha fatto ricorso alla nudità in ufficio per ristabilire quella fiducia, quella intimità e fratellanza che deriva dall'aver visto tutti i colleghi nudi, e quindi dall'aver condiviso in solidarietà la medesima situazione "critica". Non c'è dubbio, infatti, che certi atteggiamenti odiosi, certe creste alzate dai capi-ufficio mediocri, cessano immediatamente se tutti sono nudi. L'esperimento, pur nei suoi limiti temporali, secondo noi insufficienti, e il sospetto costante di pubblicità che sempre viene dalle notizie dei giornali anglosassoni, è stato compiuto nel Regno Unito.

Comunque siano andate le cose, qualunque sia stata la reale finalità dell'iniziativa, possiamo credere che sicuramente il giorno dopo i rapporti tra impiegati sono risultati davvero migliori, più familiari e amichevoli. Semma qualcuno obietterà: ma c'era bisogno proprio di spogliarsi? Evidentemente sì. Non era possibile instaurare rapporti normali con i vestiti? Chiaramente no, se no lo avrebbero già fatto, non vi pare?

Quando ci sono problemi di socializzazione e di incomprensione, quando i ruoli schiacciano le persone, la nudità può essere una vera e propria terapia di psicologia sociale. L'unica obiezione che facciamo noi, certo, è che perfino la nudità viene accettata dai consulenti delle aziende solo per accrescere il fatturato. Ci risiamo. Sì, d'accordo, il Re è nudo, ma la produzione è produzione, e poi tutti si rimettono a lavorare come stakanovisti, felici e contenti. E il giorno dopo si rivestono. Avevano scherzato. Però i conti in verde sono veri:

Una società di marketing britannica ha scelto lo stratagemma per migliorare i risultati: con successo
TUTTI NUDI AL LAVORO PER UN GIORNO
"L’esperimento ha prodotto grande fiducia in se stessi e nelle persone che ci circondano". "Ora tra di noi non ci sono più barriere. E' stato emozionante, e da quel giorno di aprile abbiamo cominciato a discutere con più onestà. La società è nettamente migliorata".
(leggi qui il seguito)

JAZZ. La più bella grande orchestra mai organizzata in Europa è stata certamente la CBBB, ovvero la Clarke-Boland Big Band, messa in piedi con amorevole dedizione dall'italiano Gigi Campi, imprenditore in Germania e grande appassionato di jazz. Ecco il brano Sax No End del 1968, che ha dato il nome ad un album.

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6 Comments:

Anonymous Madame Bovary said...

Che cosa non fanno gli psicologi in tempi di crisi per guadagnarsi la pagnotta...:-)
Comunque credo anch'io che la nudità in comune allenti le inibizioni di ruolo e faciliti la comunicazione .

6 luglio 2009 01:38  
Anonymous Sabrina F. said...

Curioso e imprevedibile.
ciao e complimenti per i tuoi blog.

6 luglio 2009 11:14  
Anonymous prof. Anders said...

Nudismo terapeutico.

6 luglio 2009 21:22  
Blogger Nico Valerio said...

Nel primo Novecento il grande Bertrand Russell fondò in Gran Bretagna una scuola sperimentale umanistica e riformata in cui ragazzi e ragazze facevano la doccia insieme e avevano occasione di stare in nudità per qualche tempo durante la giornata. Ma non tenne conto del conservatorismo delle famiglie. E la scuola fallì. E fallirebbe anche oggi, perché il tabù del corpo è il più potente che ci sia, e la liberazione da questo tabù è la più difficile di tutte.

7 luglio 2009 13:07  
Blogger Sandro Corsari said...

Dici bene, Nico: quello del corpo è il tabù più potente che ci sia. Tuttavia non dispererei: esperimenti come questo, e sopratutto la loro accettazione, dimostrano che alcune barriere stanno cadendo e che oggi si accetta il corpo nudo in maniera più distesa e tranquilla di una volta.
Ne ho appena avuto una prova: ho trascorso una bella vacanza in Umbria in un bellissimo b&b, isolato e dotato di una splendida piscina, nel quale, oltre me e mia moglie, vi erano solo i proprietari;vista la situazione mi sono azzardato (con qualche esitazione) a chiedere al mio ospite se ci permetteva di stare nudi in piscina. Egli ha acconsentito subito, e senza esitazioni, come se la mia richiesta fosse la più normale del mondo. Sottolineo che questo simpatico signore (con il quale ho stretto una simpatica amicizia) NON era mai stato naturista nè tale era la sua struttura.

4 agosto 2009 19:29  
Anonymous Momo said...

Mai come in questo momento potevo trovare un articolo più azzeccato...
Nel mio ufficio (lavoro per l'azienda più bigotta/ipocrita della bassa lombarda credo..) hanno, con l'arrivare dei primi caldi estivi esposto un bel elenco di norme comportamentali e limiti al vestiario...
certo ho colto nel tuo articolo lo spunto per un argomento molto diverso..nel mio caso non c'è nessuna ricerca psicologica atta ad incrementare la produttività...ma solo una sana dose di grigiore d'ufficio...
ma non è possibile..coprirsi i gomiti!?! niente sandali...vietato portarsi bevande strane (il mio decotto freddo super rinfrescante urta la sensibilità del popolo..è verdino..)
Quindi da me è accaduto il contrario: vestiamoci di più e mandiamo al rogo la crescita sul fatturato...certo..stressati e ingrigiti..=_=
Momo

5 agosto 2009 16:52  

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