12 maggio 2009

TERREMOTI. “Case antismiche? Ma il prossimo sisma sarà tra 100 anni!"

Egregio Onorevole, sono un costruttore edile, fortemente interessato alla ricostruzione dell’Aquila. Non sono mafioso perché, come lei ben sa, la mafia non esiste. Sono una persona che si preoccupa del bene di tutti: ridare una casa ai terremotati, sostenere la carriera di politici illuminati come lei, rimettere in moto l’economia, e infine fare i miei giusti profitti. Se ci muoviamo bene, tenendo presenti gli eventi precedenti del Molise e di San Giuliano, l’affare abruzzese può essere bello grosso.
Il punto chiave, come mi hanno confermato esperti sismologi e studiosi della complessità e delle previsioni stocastiche che ho consultato allo scopo, è che un sisma della potenza di quello appena avvenuto è ben difficile che si verifichi di nuovo nell’arco di 50 anni, anzi è molto più probabile che passeranno due o tre secoli, come è avvenuto finora.
Quindi non c’è nessun bisogno di costruire edifici di alta qualità e resistenza sismica. Sarebbero soldi sprecati, i nostri soldi. Possiamo continuare ad usare cementi depauperati e acciai semplificati, con notevole risparmio. Possiamo vendere le case nuove a prezzi più alti spacciandole per case fatte secondo i criteri più avanzati. Ci basterà fare infissi a buona tenuta e mettere qualche pannello solare, per dare alle case un aspetto ecocompatibile.
Del resto ciò che conta per la gente è avere un tetto e viverci spendendo il meno possibile. Di quello che c’è dentro i muri alla fine nessuno ci capisce niente. Sarà necessario mettersi a posto dal punto di vista formale e burocratico, ma basterà assicurarsi i servizi di qualche compiacente funzionario per ottenere una documentazione a prova di bomba, anzi, di terremoto, anche se non corrisponde alla realtà.
Se non avviene nessun sisma forte entro 50 anni siamo a posto, perché allora si potranno demolire e ricostruire le case basandosi sul naturale invecchiamento del cemento, e quindi non resterà traccia di quanto abbiamo fatto, nessuno se ne sarà nemmeno accorto, nessuno avrà subito danni.
L’unico rischio è che ci sia un forte sisma a breve, e che crolli tutto. Contro questa eventualità non possiamo fare nulla. Possiamo solo cercare di renderci invisibili e introvabili, possiamo costituire una società immobiliare che gestisce il tutto subappaltando i lavori a piccole imprese dell’est europeo, e dopo un paio di anni sciogliere la società in modo da disperdere tracce e responsabili. Questi stessi criteri si possono usare per le New Town, che in tal senso potrebbero rappresentare un altro ottimo affare.
suo dev.mo amico
ing. C. B.
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Questa lettera immaginaria è stata scritta dall'amico Umberto Santucci su
Apogeo online ed esprime bene l'ironia, la rabbia e lo scoramento di chi teme che anche nella ricostruzione dell'Aquila le antiche furberie italiche possano riprendere il loro corso abituale, passato il momento "virtuoso" della solidarietà parolaia, che non costa nulla.
Solo un concetto voglio aggiungere, fuor di paradosso, per evitare che qualche sprovveduto prenda alla lettera le "argomentazioni" probabilistiche del cinico ingegnere così ben delineato da Santucci. La sequenza dei terremoti precedenti non autorizza in nessun modo i sismologi a disegnare una curva probabile dei terremoti futuri. In teoria, perciò, potrebbe verificarsi un altro terremoto anche tra un mese, un anno o 10 anni. A scanso di illusioni (e speculazioni), diciamo che per prudenza e coscienza ci conviene calcolare, come per il Super-Enalotto, che ogni volta si ripropongono per tutti le medesime probabilità di vittoria (o di sconfitta). La madre Terra, che noi abusivamente chiamiamo "caso", non è come noi, maliziosi esseri umani: è ingenua, e non tiene conto dei precedenti.
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JAZZ. Il geniale chitarrista zingaro Django Reinhardt suonò alla fine della sua carriera anche la chitarra elettrificata, modificando insieme con la tecnica anche un po' lo stile. Eccolo in una rara incisione con Sadi Lallemand (vib) ; Martial Solal (p) ; Pierre Michelot (b) ; Pierre Lemarchand (dr) a Parigi (8 aprile 1953), dal titolo Deccaphone, chiaro omaggio alla casa discografica Decca.

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2 Comments:

Anonymous Sabrina F. said...

Inquietante.

13 maggio 2009 11:16  
Anonymous Umberto Santucci said...

Ovviamente il mio è un paradosso un po' macabro, ma hai fatto bene a precisare. Sono d'accordo con te, la Terra se ne frega delle nostre previsioni e lotterie.
Mi sto solo esercitando a pensare il peggio, ma sicuramente la realtà sarà ancora più cinica delle mie ingenue fantasie.
U. Santucci

13 maggio 2009 16:52  

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