08 maggio 2007

SALUTE e vegetarismo. Negli anni ’20, primi naturisti contro la “necrofagìa”.

Spulciando nella propria biblioteca si fanno scoperte curiose. Ho trovato un malandato opuscolo del 1927 che rivela il buon livello che aveva in Italia in quegli anni la grande e antica cultura “naturista” [da Naturismo, il nome del movimento medico-salutistico che prende le mosse da Ippocrate, prosegue con i saggi medici o umanisti (Cornaro, Redi ecc), ma si diffonde dappertutto con i grandi medici o terapeuti tra 700 e 900 (da Hufeland a Lehmann, da Carton a Bircher-Benner); ma è anche il nome della filosofia sottostante, cioè la il “vivere secondo Natura”]. Nell’ambito del Naturismo, si sviluppò in Germania e Svizzera nell’800 il grande movimento della Lebensreform o “Riforma della vita”. Oggi, invece, in tempi di grande ignoranza, cioè perdita di memoria, ovvero di cultura, non si trovano le parole per dirlo, e ci si arrampica sugli specchi con concetti vicini, analoghi, imperfetti, talvolta ridicolmente inadeguati (“igienismo”, ecologismo, salutismo, vegetarismo, biologismo ecc), nessuno dei quali riesce a comprendere il Tutto come il termine Naturismo.
      Nel Naturismo troviamo medici, anche specialisti e docenti, divulgatori, giornalisti entusiasti, organizzatori. Il naturismo mette al primo posto correttamente la "questione alimentare", secondo la tradizione del cibo semplice, che però è anche medicina, che da Ippocrate passa per il dottor Carton (e gli altri terapeuti ippocratici) e arriva ai giorni nostri. Con una precisa tendenza vegetariana, in alcuni autori addirittura fruttivora o veganiana. Il rapporto con l'ambiente e gli animali è strettissimo: sorprendono le motivazioni circostanziate, molto simili a quelle odierne, un secolo dopo.
      Ma la preziosa rivista, diretta dal prof. Fortunato Peitavino, offre squarci di vita culturale e scientifica che vanno ben al di là del contenuto degli articoli.
      Eloquente la pubblicità: ristoranti vegetariani di ottimo livello e prezzi modici (come quello di Torino, della signora Pissarreff, vedova Bocca, in Corso Vittorio Emanuele 41 ("Scelto e variato servizio, cucina esclusivamente vegetariana"). Molti gli studi medici collegati o raccomandati, gestiti da sanitari vegetariani o addirittura propagandisti del naturismo salutista e vegetariano. Un collegamento che oggi, per ipocrite "norme deontologiche", è difficilissima se non impossibile da trovare sulle riviste del settore.
E ancora: "E' uscito in seconda edizione Il Vegetarismo, [manuale] di Nigro Licò, a lire 1,50 la copia". Era lo pseudonimo d'un medico, il prof. Nicola Grillo, di Chiavari.
      Colpisce il trafiletto Naturoterapia, un manuale completo di Juan Angelatz y Albornia sull'antica Scienza della Salute, per la quale “tutti possono arrivare ad essere Medici di se stessi e degli altri”. A parte la faciloneria e il semplicismo, oggi immutati, anzi peggiorati (basta leggere i siti su internet), meraviglia l’uso corretto del termine Naturoterapia, cioè terapia della Natura. Finalmente il termine corretto: nel 1927 non erano così ignoranti come oggi, quando orecchiando il termine omeopatia si ciancia, anche nei testi di legge, di "naturopatia" cioè, letteralmente, mescolando latino al greco, malattia naturale! Perciò, grazie a quel madornale errore linguistico, oggi abbiamo i “naturopati”, ovvero, stando al significato delle parole natura e patìa, sorta di stregoni malefici che diffondono le malattie naturali…
      E com'erano aggiornati e internazionali negli anni 20. In apertura, a pagina 3, si riferisce dell'importante Congresso vegetariano di Londra, a cui parteciparono vegetariani di 14 Paesi, dalla Danimarca all'America del Sud. Tra l'altro si sostiene che in Italia, nel lontano 1927, i vegetariani erano moltissimi, paragonabili a quelli delle nazioni d'Europa più progredite. "Il numero dei simpatizzanti a questo regime è superiore a quello delle Nazioni predette; essendo però essi dispersi, non possono unirsi per manifestare le loro nobili idee": Insomma, al solito, il difetto italico di organizzazione e di associazionismo.
      Dal fascicolo diretto da Peitavino riporto l'articolo sulle ragioni etiche del "vegetarismo" (non "vegetarianesimo", meno male, perché il nome del movimento non può derivare da quello del singolo… associato: altrimenti da “socialista” avremmo “socialistismo”! Perciò vegetarismo, da cui vegetariano). Il titolo è originale, il sottotitolo-sommario è una mia aggiunta (Nico Valerio).

LA NECROFAGIA 
"La carne? Diffonde le malattie. E gli amici degli animali siano coerenti: diventino vegetariani" 
di Nigro Licò 
Salute-Longevità, anno I, n.3, 30 maggio 1927. Organo per la divulgazione scientifica della scienza del ben vivere

La questione del vegetarismo può essere considerata da diversi punti di vista, i quali però nel complesso si riducono a due principali: quello dell'igiene e quello della morale. Ora io tratterò del lato morale, prescindendo perciò dal fatto, ormai dimostrato, che il regime vegetariano è altrettanto adatto alla conservazione dell'individuo normale e alla cura dell'anormale, quanto è disadatto il regime carneo. Intendo spiegare che il regime vegetariano vale anche a preservare il regno animale da un cumulo di sofferenze e di vere torture, che l'uomo gli infligge per farne suo cibo.
      Richiamo dunque la principale attenzione sul tatto della necrofagia e della crudeltà ch'esso implica; pel quale scopo. riporto qui tradotto un articolo che fu stampato nel periodico dì Mulhouse, "L'ami des animaux", annata 1925, n. 6 e 7,
      Dice quell'anonimo articolista:  " Tutte le sofferenze inflitte al mondo animale mediante la vivisezione, le corride, l'ammaestramento, la caccia, il commercio delle pelliccia, il lavoro, messe in ano dei piatti della bilancia, sarebbero come una pagliuzza relativamente alla massa terribile dal dolore causato dall'alimentazione carnea.
      Al pascolo e nella stalla, buoi, montoni e vitelli ricevono già numerosi maltrattamenti, bastonate, o morsicature di cani stimolati dai pastori e dai boari. Allorchè bisogna abbandonare il prato nativo per andare in città, sulle banchine delle stazioni, alla cinta daziaria, quei cattivi trattamenti si raddoppiano, occasionati dallo spiegabile spavento delle povere bestie, le quali non avanzano che a colpi di randello e di nervo di bue..... Poi cominciano gli orrori del viaggio. Per ore e per giorni le bestie sono ammucchiate in vagoni, o, peggio, nelle stive di navi in cui, sballottate, urtate, soffrono crudelmente la sete ed il caldo in estate, il freddo nell'inverno. Molte hanno le membra rotte e ricevono colpi di piedi dalle loro compagne di sventura.
      All'arrivo delle navi da trasporto per bestiame, si trova sempre un buon numero d'animali morti in condizioni miserevoli. Chi non ha sentito stringersi il cuore nell'udire i dolorosi muggiti che escono dai vagoni-bestiame lasciati per lunghe ore in pieno sole lungo le linee ferroviarie?
      Arrivati nelle città è peggio ancora. Lo sbarco è un'altra tappa atroce che percorrono i disgraziati animali commestibili, calvario che raggiungerà il suo apice negli ammazzatoi in cui le povere vittime della ghiottoneria e dell'ignoranza umana saranno sacrificate in un luogo sudicio e ripugnante, nel mezzo di violenze e crudeltà ancora più brutali, le ultime tuttavia. Sembra che solo nella morte i nostri umili e disgraziati servitori trovino l'estremo rifugio contro la brutate ferocia dell'uomo.
      La somma delle sofferenze cagionate agli animali coll'alimentazione carnea è terribile. Mentre in tutta l'Europa si trovano solo alcune dozzine d'infermi di vivisezione e poche centinaia d'arene spagnuole e di circhi, si contano a migliaia i mattatoi e a milioni le loro vittime. Ecco la grande, la principale sorgente della sofferenza animale. Ed essa ha questo di specialmente tragico: che é ignorata. Solo nelle stazioni lontane, nei quartieri remoti, l'umanità, che sacrifica gli animali alla sua gastronomia, compie il suo basso lavoro, lungi dal pubblico. Le brave persone, la cui anima sensibile soffre vedendo un carrettiere che dà un colpo di frusta ad un cavallo e che proteggerebbero gli animali dai maltrattamenti, mangiano impavide la loro cotelletta o bistecca, senza che niente evochi in esse le sofferenze che hanno preceduto ed accompagnato lo strozzamento, il colpo di mazza delle disgraziate vittime della loro alimentazione.
      Quand'anche si ammetta necessario di mangiare della carne per vivere, si potrebbe a rigore rassegnarsi, colla morte nell'anima, come è voluto dalle abitudini alimentari, ad uccidere gli animali per mangiarli, circondando però gli ultimi istanti delle nostre vittime colle massime cure e col maggior sollievo possibile.
      Ma ciò è inutile. " Per fortuna l'uomo non é condannato a nutrirsi dei sangue, della carne e del grasso degli animali. Egli può vivere, e vivere assai bere, coi frutti della terra. Centinaia. di milioni di vegetariani, in tutti i paesi e in tutti i tempi, l'hanno provato più che a sufficienza, mediante l'esempio, il quale annienta tutte le discussioni e le ipotesi sulla possibilità od impossibilità di vivere senza carne.
      Non soltanto è possibile di vivere senza carne, ma ciò è necessario se si vuole rafforzare la propria salute ed evitare i reumi, l'appendicite ed il cancro, queste piaghe del mondo moderno.
      La loro recrudescenza infatti é dovuta alla generalizzazione dell'alimento carneo che gli igienisti ed i medici, impressionati dai suoi pericoli, cominciano a combattere.
      Dal punto di vista personale ed igienico, l'uomo ha dunque interesse a cessare di mangiar carne, la quale è la causa della maggior parte delle malattie di cui soffre. Dal punto di vista morale, è quello un dovere, giacché in tal modo egli eviterà di causare le sofferenze e la morte degli animali, che sono ora sacrificati ogni giorno, affatto inutilmente, alla sua ghiottoneria.
      Divenendo Vegetariano e frugivoro, egli troverà in un'alimentazione sana, abbondante e piacevole, di legumi, di noci, di cereali, di frutti, la forza e la salute del corpo, la chiarezza e la libertà della mente, nel tempo stesso ch'egli farà la pace cogli animali.
      Da più di un secolo i filantropi, gli animi buoni, hanno tentato di alleviare gli orrori della guerra, di umanizzarla. Si é visto dal 1814 al 1918 fino a qual punto vi siano riusciti. Pretendere di umanizzare la guerra, è quanto darsi a un gramo e truce scherzo. Bisogna sopprimerla. Lo stesso si deve dire per l'uccisione degli animali. Gli amici degli animali, se sono logici, se sono coerenti, se vanno al fondo dei fatti, devono voler sopprimere i mattatoi, col cessare di mangiare carne e non col tentar di umanizzarli. Questo, d'altronde, sarebbe vano, giacché l'alimentazione carnea implica ineluttabilmente la sofferenza. Infatti, quand'anche si giungesse ad anestetizzare gli animali prima di sacrificarli, bisognerebbe pur sempre portarli a destinazione, ed è il loro trasporto ciò che li fa soffrire di più. Cosicchè il voler sopprimere le sofferenze degli animali e continuar a mangiare carne strappata ai loro cadaveri ancora palpitanti, é altrettanto ridicolo quanto il voler empire la botte delle Danaidi. Se i protettori sono sinceri, diventino vegetariani.
      Essi avranno le mani pure da ogni sangue animale, nel tempo stesso che saranno più sani e più lieti, vivendo nella dolcezza e nella pace, in armonia colla vita universale".  NIGRO LICO'

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3 Comments:

Anonymous ivan il terribile said...

Ehi, complimenti per la chicca. Ogni tanto emerge qualche documento che dimostra che l'Italia non era proprio da buttare ai primi del 900.

8 maggio 2007 21:51  
Anonymous Anonimo said...

ciao nico devo chiederti un favore.
potresti farmi sapere se hai altre notizie sul prof. Fortunato Peitavino.
sono la sua bis-nipote e cercando notizie sul web ho trovato il tuo post. la mia mail: salsa_iaki@hotmail.com
grazie

9 ottobre 2007 18:12  
Anonymous Anonimo said...

Hi, as you can see this is my first post here.
In first steps it is really good if someone supports you, so hope to meet friendly and helpful people here. Let me know if I can help you.
Thanks in advance and good luck! :)

28 febbraio 2010 04:28  

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