27 aprile 2007

AUTO D’EPOCA. L’Itala torna in Cina cent’anni dopo, senza Barzini

Che c’entra l’ACI, il carrozzone parastatale dell’Automobile Club? Oggi la "traversata del centenario" avrebbe meritato di organizzarla l’ASI, l’associazione delle auto storiche, benemerita per aver favorito la tutela, il restauro e la rimessa su strada di tanti gioielli a quattro o a due ruote che, se fosse dipeso da Stato e Comuni d’Italia, a forza di tasse e divieti di circolazione, oggi sarebbero abbandonati agli sfasciacarrozze.
Ma così è andata. I più attivi sono sempre i meno adatti: è una nuova "legge di Peeters". L’ASI si è lasciata scippare la riedizione della leggendaria gara "Pechino-Parigi" del 1907, che vide trionfare con un vantaggio di tre settimane sui concorrenti l'Itala di Scipione Borghese e il giornalista Luigi Barzini. Quest’ultimo trasmise le corrispondenze in esclusiva a Daily Telegraph e Corriere della Sera. Anche allora esisteva la figura dello "sponsor" occulto.
L’Itala 35-45 HP, di ben 7400 cc di cilindrata, percorse dal giugno all’agosto 1907 le strade sassose, fangose e dissestate da Pechino a Parigi. Il 20 luglio prossimo, 100 anni dopo quell’epica vittoria della tecnologia e intraprendenza italiana (altri tempi, altri uomini, e la lira faceva aggio sull'oro), la medesima auto, perfettamente restaurata e messa a punto come nuova, ripeterà l'impresa al contrario, da Parigi a Pechino.
La fotografia parla da sé: macchina robusta, non c’è che dire. Di fattura quasi militare: una specie di SUV di quei tempi. L'auto ricondizionata - che invidia per chi possiede auto antiche rabberciate alla meglio, di fatto solo "viaggianti" - è stata presentata oggi alla stampa alla casina Valadier, a Roma..
E, nonostante che nel frattempo le strade siano quasi tutte asfaltate e siano più numerosi i distributori di benzina (e l'Itala beve…), siamo proprio curiosi di vedere in quante settiimane e in quali condizioni arriverà a Pechino. Anche perché dovrebbe traversare le zone calde del terrorismo islamico e della guerriglia. Chissà se Al Qaeda non la vede come uno strumento di penetrazione del Grande Satana occidentale. Ammesso che i cinesi non la trafughino per smontarla pezzo a pezzo e riprodurla con la loro arma letale: il tornio copiatore.
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JAZZ. "Come eravamo 2". Eccomi, dopo il filmato sotto l'articolo precedente (v. per i particolari), sempre a Umbria Jazz 1976. Sono visibile sul palco del concerto del gruppo di Cedar Walton a Umbria Jazz. Il filmato musicale è la continuazione del precedente: "Naima, part 2" (mi si può vedere alla fine, 3’14-3’26 e 3’50-4’05, dietro batterista e sax).

4 Comments:

Anonymous gwendolina said...

Ho partecipato alla pechino-parigi, seconda edizione, nel '97 e sono uno dei due equipaggi italiani iscritti alla terza, 130 equipaggi, percorso originale sul serio (deserto del Gobi, tutta la Mongolia, steppe siberiane), tre Itala alla partenza. Alla remiazione del concorso culturale del'Asi, settembre scorso a Torino, parlai di questo rally col presidente della sezione e rispose che non gli interessava perché stavano organizzando una "loro" Parigi-Pechino (!) d'accordo con Beppe Tenti. Si tratta quindi della
stessa sciagurata carovana pubblicitaria annunciata alla casina Valadier.
Solo che al posto dell'Asi è subentratao l'Aci. C'è solo da
piangere...Un'occasione del genere, che dovrebbe essere il cavallo di battaglia dell'Asi, trasformata in uno spot di cosa? Del "prodotto italiano" con l'impresentabile Beppe Tenti a fare da ambasciatore...E lo stesso
presidente Aci che spaccia questa carovana d'affari con la riedizione, la corsa, lo spirito. E la sponsorizza con i soldi degli iscritti. Roba da magistratura!
chiodi@ilvelino.it

1 maggio 2007 16:27  
Blogger Nico Valerio said...

Grazie della preziosa testimonianza. Il nostro buonsenso non tiene conto della voglia di "potere" che hanno gli Italiani, specialmente quando invecchiano (e vedere oggi quant'è imbolsito e decaduto il fondatore di Trekking International stringe il cuore, ammesso che un organo del genere abbia qualcosa a che fare con Beppe Tenti).
Non mi meraviglio delle mire e pretese dell'ACI, mi meraviglio, ci meravigliamo, d'un ASI così rinunciataria.
Come fondatore del MG Car Club d'Italia e iscritto all'ASI, protesto.

1 maggio 2007 16:36  
Anonymous Anonimo said...

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8 febbraio 2010 01:36  
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