02 aprile 2006

RADICE DEL DIAVOLO. Vero e falso nel ginseng dai Gesuiti alla scienza

Non sapevo nulla di ginseng, la più costosa e rara radice dell'erboristeria. Però sono esperto di alimentazione e capace di studiare gli studi biologici originali sulle riviste scientifiche. Il che mi aveva permesso di rivelare in 10 libri, in centinaia di articoli, corsi e conferenze, gli altarini nascosti della pseudo-scienza, la disinformazione spacciata per divulgazione scientifica non solo da parte di "alternativi" esoterici, ma anche di medici, dietologi e nutrizionisti di Stato e Rai-Tv in camice bianco (da medico o salumiere? ci si potrebbe chiedere) e tanti, tanti giornalisti raccomandati incapaci.
Sapendo tutto questo e apprezzandomi per il rigore critico, un editore mi propose di ristudiare ex novo la materia del ginseng, affrontandola in modo severo. Accettai ad una condizione: quella di avere sulla scrivania tutti gli studi scientifici recenti - "fino all'oggi", dissi - oltre ai due-tre libri sull'argomento. Dopodiché mi misi a studiare il tutto, a tempo pieno, come ho sempre fatto per ogni mio libro: cioè 12-14 ore al giorno. In due mesi e mezzo, dal 3 gennaio al 15 marzo, lo studio era finito. Ed ... anche il libro.
E sapeste quello che avevo scoperto! Intanto, una storia incredibile, avventurosa, con risvolti paradossali, piena di colpi di scena. Per dirne una, i cinesi che non oggi, ma nel Settecento e Ottocento, comprano sottobanco ginseng in Canada e negli Stati Uniti, rivendendolo in patria al quadruplo perché "più pregiato". Salvo dire agli occidentali, con la tipica doppiezza dei commercianti vecchio stile, che "non è così buono come quello cinese". Poi i gesuiti che stranamente si interessano d'una pianta che allora si riteneva favorisse l'erezione. Non solo la scoprono e la propagandano, ma ne detengono per un po' il monopolio.
Infine, i trucchi più sporchi della divulgazione e della ricerca biologica. Non scrittori di manuali, ma faziosi manovali della parola hanno copiato i precedenti errori, senza andare mai a verificarli scientificamente. E nei laboratori coreani e sovietici pseudo-ricercatori di Stato hanno truccato per decenni gli studi, obbligati dalle gerarchie burocratiche. Quando il comunismo "fa ricerca".
E ancora ditte (capitalistiche) senza scrupoli che nelle preparazioni mettono ginseng di bassa qualità o di scarsa efficacia. Morale liberale e liberista: mai fidarsi non solo della ricerca comunista, ma neanche delle etichette o della pubblicità dei produttori capitalisti in assenza di una vera concorrenza e di consumatori agguerriti e informati. Per finire, migliaia di erboristi da quattro soldi che raccontano balle ai clienti per far soldi, essendo in realtà solo dei comuni negozianti. Spesso più ignoranti.
Per dare un'idea dell'approccio usato nel manuale scientifico (informazione a livello universitario, ma linguaggio alla portata di tutti), riproduco la mia presentazione:
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Che cosa c’è di vero e fondato; che cosa di falso, inesatto o inattendibile, nella scienza del ginseng? Tra le piante officinali occupa oggi il posto predominante, sia per importanza economica sia per mole di lavori scientifici. Solo per questi due aspetti, e non per i vecchi luoghi comuni tuttora cari agli erboristi, la radice del ginseng è, davvero la "regina delle erbe". Ed è anche "la radice delle meraviglie", nel senso che riserva continue sorprese non soltanto ai consumatori ma anche agli "esperti", molti dei quali anziché studiosi neutrali sono in realtà sostenitori acritici, innamorati perdutamente dell’oggetto dei loro studi, oltretutto fermi a contenuti, proprietà e convinzioni degli anni Ottanta, che per il ginseng sono un’epoca lontana e prescientifica.
E invece, lo diciamo con orgoglio, le sorprese che vengono dalle nuovissime ricerche scientifiche condotte negli ultimi anni in laboratori di biologia sperimentale, biochimica, farmacologia, tossicologia, epidemiologia e in minor misura in clinica medica, mentre rappresentano una rivoluzione nella scienza del ginseng, garantiscono la priorità e l’originalità del presente manuale. Un volume che testimonia un "boom scientifico", per così dire, ancora modesto se comparato alla sperimentazione dei farmaci di sintesi, ma eccezionale se lo confrontiamo con altre piante officinali, che di rado hanno gli onori della provetta e della capsula di Petri, e mai in ogni caso l’aureola di migliaia di studi pubblicati sulle riviste specialistiche, come ora sta accadendo a questa radice.
Certo, è una vittoria "di laboratorio", basata su esperimenti con animali trattati ad alte dosi per brevi periodi (spesso somministrando solo i presunti "principi attivi"), che ripropone l'annoso problema della ricerca sperimentale; se cioè i dati ottenuti negli esperimenti su modelli animali siano o no applicabili anche all’uomo, la cui biologia com’è noto è diversa e la cui tipica assunzione è piuttosto quella di piccole dosi per lunghi periodi. La risposta della scienza è già nota: quegli studi non sono riferibili sempre, né nella totalità dei casi, agli umani.
Tuttavia, per la prima volta il presente manuale collaziona criticamente con precisione di tipo universitario i primi successi (e qualche insuccesso) ottenuti in studi più attendibili di quelli di vent’anni fa, a cui si erano ispirati gli autori dei vecchi manuali. Oggi finalmente gli studi sul ginseng sono condotti con metodi più razionali e su un numero elevato di soggetti, e sono anche sufficientemente controllati per evitare aspettative psicologiche e casualità statistiche. In passato non era mai accaduto.
Questi nuovi dati consentono ora di rispondere a domande che fino a pochi anni fa sarebbero state imbarazzanti. Qual è il fondamento scientifico dell’uso preventivo e terapeutico della radice? E quali sono i modi d’azione farmacologica che potrebbero legittimare le sue varie attività biologiche, insomma la sua efficacia? Il manuale risponde per la prima volta minuziosamente e con una ricca casistica di centinaia di studi recenti, tutti riferiti, a questi due quesiti essenziali. Cosa che finora nessuno degli altri libri sul ginseng aveva mai potuto fare compiutamente.
Il vaglio della ricerca sperimentale, branca scientifica della medicina moderna (che, se ne fosse priva, sarebbe ancor oggi la magica e aleatoria "arte del guarire" degli sciamani), si era reso indispensabile per una medicina popolare immutata da millenni. I limiti e i rischi erano nell'inesattezza o genericità di indicazioni terapeutiche e dosaggi, nelle superate definizioni di sindromi e sintomi, e nelle stesse affascinanti costruzioni di una fantasia filosofica tipica di dottrine prescientifiche in cui il corpo era collegato allo "spirito", secondo i miti di una primitiva "cosmogonia" o nascita del mondo, come accadeva anche in Occidente fino al Medio Evo. Cadono, così, vecchie convinzioni e moderne leggende metropolitane, e il ginseng affrancato dal retaggio del primo e più lungo periodo della sua storia, quello della magia, diventa oggi un rimedio del tutto nuovo e moderno.
Si sta anche attenuando il condizionamento della ricerca orientale da parte dei monopoli di Stato che nello stesso tempo producono ginseng e finanziano convegni e ricerche sul ginseng, a mano a mano che quei regimi (Corea, Cina e Russia) si fanno meno autoritari e diventa più frequente il ricorso alle banche di dati internazionali, alle reti informatiche e agli scambi con gli studiosi occidentali. Pur tuttavia, i lettori vedranno quali ombre e sospetti oscurino ancor oggi le ricerche condotte in Oriente. Ed è una stridente contraddizione che la radice da secoli ritenuta la "medicina dello spirito", apportatrice della "suprema libertà" per l’uomo, sia diventata il simbolo della mancanza di libertà, sia dei ricercatori che della gente comune, nei paesi orientali.
Ma quali sono tra le centinaia di novità e curiosità quelle più rilevanti dal punto di vista scientifico? Almeno due: il ridimensionamento dei ginsenosidi, le saponine terpeniche ritenute finora gli unici e indiscutibili principi attivi del ginseng, e la scoperta nella radice di numerosi nuovi composti sinergici, decine di potenti sostanze antiossidanti, per lo più fenoliche, che hanno mostrato impensate proprietà farmacologiche. Ne deriva un’inattesa estensione dell’area di applicazione terapeutica della radice. Insomma, una vera e propria rivoluzione nel contenuto e nelle indicazioni del ginseng.
Altro che semplice adattamento allo stress e potenziamento del rendimento mentale e fisico, le uniche indicazioni note fino a poco tempo fa. Questa radice oggi mira più in alto, come si vede nell’ampio e fondamentale Capitolo sesto del volume, che presenta i migliori e più attendibili studi di farmacologia e clinica medica, e nel paragrafo dedicato ai meccanismi d’azione. Il ginseng oggi vuol dire la sua anche sulla prevenzione e cura di molti altri disturbi e malattie della civiltà moderna, quali l’invecchiamento precoce, la trombosi, il diabete, l’ulcera, l’alcolismo, le tossicomanie, le insufficienze immunitarie, le malattie infettive, le cardiopatie, i tumori. Saranno confermati questi studi? E basteranno queste generiche e troppo universali indicazioni a legittimare l’uso continuato d’una radice pur sempre costosa? E come reagirà il mercato a questo "nuovo" ginseng?
La prima conseguenza della rivalutazione del ginseng da parte della scienza è psicologica e culturale. L’antica "radice dei Re" si sta facendo accettare dal largo pubblico come il rimedio erboristico più attuale e up to date. Una mera testimonianza di etnomedicina si trasforma in un ausilio terapeutico reale, preventivo e curativo, alla stregua dei medicinali "da banco" venduti in farmacia senza ricetta medica. E il ginseng diventa addirittura un "integratore" alla moda. I bar d’America e d’Europa, da Los Angeles a Ibiza, da Rio a Ios, offrono bottiglie o lattine di bevande "tonificanti", capsule, compresse, sciroppi di frutta, tè, matè e perfino gomme da masticare (tutti a base di ginseng), ai giovani e ai meno giovani che affrontano lavori o sport intensi, trascorrono svegli la notte o si scatenano per ore in discoteca.
Il rimedio per eccellenza allo stress e alla nevrosi quotidiana sembra godere del trionfo della notorietà tra minoranze sempre più ampie che dello stress e della nevrosi fanno uno stile di vita. I suoi tempi lunghi d’azione, del tutto naturali, non spaventano gli entusiasti ma frettolosi neofiti, spesso tacitati con l’aggiunta alla formulazione di prodotti naturali ricchi di caffeina, come il guaranà. E così, favorito dalla pubblicità e dal "passaparola" quotidiano, si consuma l’ultimo paradosso della radice delle meraviglie."Bastone della vecchiaia" dei saggi cinesi, riscoperto e prescritto da gerontologi, endocrinologi e psichiatri alle prese con i problemi dell’età matura, rinasce oggi –in tempi di nicchie di mercato– sotto forma di stimolante giovanile "naturally correct" da ostentare tra gli amici come una sorta di anti-droga "sana e naturale" capace di riportare senza rischi al sogno dell’uomo primigenio: la mitica panacea.
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Prefazione-presentazione di Nico Valerio, autore del volume "Ginseng" (ed. 2000)