12 ottobre 2007

"Vostro Onnore, mi dichiaro ssardo". Il diritto e l'isola antropologica

Un tempo gli imputati furbi ma semplicioni, da film di Totò, facevano i finti sordi. Ma d’ora in poi, vista una sentenza tedesca, faranno i finti sardi. Gli conviene.
Non eravamo rimasti che essere siciliani (mafiosi), o romani (bulli), o milanesi (bauscia) o torinesi (bugianen), e così via, è un aggravante? Bene, e invece essere sardi, è un'attenuante. Sempre fortunati l'ex presidente Cossiga e l'ex ministro dell'interno Pisanu. Sarà per i malloreddus o il gioddu, o la "carta da musica" che mangiano ogni giorno? Non si sa. Certo, non è colpa né merito dei simpatici isolani, che tranne pochissimi casi sono persone per bene, per le quali anzi, questa sentenza aumenta la vergogna che già quel loro rappresentante in terra germanica aveva gettato loro addosso.
La colpa è dei pastori sardi oppure del giudice tedesco? Forse la seconda. Sono i guasti d'una antropologia da strapazzo, sbirciata nei sunti per gli studenti asini, mescolata all'ipocrita e finto-pluralista galateo europeo. Ma sì, diciamolo, il politicamente corretto, o corrotto, nato come politesse liberale per non offendere le minoranze, si è talmente degradato da confondersi con un relativismo illiberale, perché determinista e positivista - direbbe Croce - in cui l’individuo non è più responsabile delle proprie azioni secondo il Diritto e l'Etica, ma è l’intera società attorno a lui che o va messa sul banco degli accusati o, col buonismo imperante di oggi, assolta o comunque in parte giustificata con la scusa umiliante che è arretrata.
Un grave "relativismo" etico e giuridico, perché riguarda i crimini, che è cosa ben diversa dal relativismo culturale (le usanze, le idee e le fedi) che invece è essenza del liberalismo. Oltretutto una scusante non richiesta, visto che in Italia per fortuna un imputato del genere, sardo o no, non avrebbe avuto sconti, ma sicuramente una condanna molto più dura. E allora, perché accennare all'ambiente? Per ricordo polemico all'antico "delitto d'onore"? Insomma, la finta delicatezza etnica si rivela razzismo.
Però, mettetevi nei panni d’un giudice del genere: il parallelismo, secondo la sua sottocultura sociologica, è perfetto. E’ uno che vive nel cuore dell’Europa multiculturale: ha visto facce e usanze di tutti i colori, e il pover’uomo non si raccapezza più.
Il suo ragionamento deve essere stato questo, e ditemi se fa una grinza.
Se in Europa, senza conseguenze penali, le mammane africane possono praticare l’infibulazione e la clitoridectomia alle bambine (cosa vietata nel mondo civile, cioè, scusate: volevo dire occidentale), se le donne islamiche integraliste passeggiano allegramente a Londra, Berlino e ora anche a Treviso nascoste nel burqa integrale, se il buon padre di famiglia islamico schiaffeggia e chiude in casa perfino le figlie maggiorenni (quando non le percuote a sangue o non le uccide…), non si vede perché un uomo sardo, e dunque notoriamente abituato alla violenza barbaricina, come si diverte a dire Cossiga, non debba poter percuotere e violentare a piacimento la fidanzata. Tutto può fare, visto che è sardo, secondo il giudice tedesco.
Anzi no. Forse solo una cosa non può fare: arrostire il "porceddu" allo spiedo nel pianerottolo del condominio di Dorthmund. Ma solo per via dei fumi inquinanti. L'ecologia non è come la sociologia: non perdona.
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JAZZ. Grande esponente del jazz "cool", cioè fresco, nel senso di rilassato, apollineo, classicheggiante come una composizione di musica colta europea, che ebbe il periodo di massimo fulgore negli anni '50, bianco come la maggior parte dei musicisti cool (Miles Davis è un'eccezione), il sassofonista contralto Lee Konitz è uno stilista di grande personalità, che nella musica significa anche grande riconoscibilità e quindi timbro caratteristico. Eccolo in una celebre esecuzione. Il corno inglese (french horn) non è, come sembra, solo una citazione colta, ma serve a dare quel suono ovattato e pulito che l'estetica del jazz cool e west coast voleva.
Lee Konitz Quartet ("Move") 1954

4 Comments:

Anonymous Anonimo said...

io sono un sardo che vive da ventisei anni in Olanda, e per colpa di questo lurido verme mio conterraneo, mi sento una merda. No credo che la colpa sia del giudice o dell'avvocato o del pubblico ministero tedeschi, la colpa é tutta quanta di quel pezzo di sterco che la zoccola troia della madre doveva partorire direttamente nella fogna invece che su di un letto d'ospedale, cosí sarebbe bastato tirare la catena e questo mongoloide sarebbe finito assieme agli altri componenti della sua famiglia, pezzi di merda, stronzi vigliacchi, vi venisse la leucemia a tutta la vostra razza, coglioni....

13 ottobre 2007 02:18  
Blogger Nico Valerio said...

Calma, i violenti e criminali ci sono dappertutto, purtroppo. E non mi risulta che la Sardegna abbia più criminalità totale delle altre regioni. Mi dispace se ho dovuto mettere il sardo nel titolo, ma l'avrei fatto con qualunque altra regione o nazione.
E grazie per tenere alto col tuo lavoro e la tua onestà il nome dell'Italia all'estero. Ti siamo tutti molto grati.

13 ottobre 2007 11:22  
Anonymous marilena b. said...

Bello, complimenti, sono stra-d'accordo. Questo non è relativismo culturale.

13 ottobre 2007 11:33  
Anonymous giulia giuliva said...

Una cosa è il velo islamico, un'altra ammazzare la fidanzata per gelosia! Possibile che il giudice non se ne renda conto?
besos
g

13 ottobre 2007 16:30  

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