07 gennaio 2013

CARCERI. Ti resta la speranza, anche se sei stato famoso come politico o medico.

Totò Cuffaro e Achille Della Ragione a Rebibbia (2012) Totò Cuffaro, per anni il più potente politico siciliano, quello che dopo averne fatte di cotte e di crude secondo la sentenza di condanna e la voce popolare che l’ha preceduta, anziché fuggire come fanno i membri della Casta si presentò spontaneamente a Rebibbia (il più grande carcere di Roma), è in questa foto ripreso nel cortile del carcere accanto al medico ginecologo Achille Della Ragione, condannato – se ho capito bene – per aver procurato un aborto non richiesto, su denuncia d’una donna. Sia chiaro, questo articolo non vuole “riabilitare” nessuno, con la scusa della sofferenza in galera, tantomeno il politico colpevole (se davvero lo è). Non so che cosa abbia fatto Cuffaro, non ho nessunissima simpatia politica per lui e i suoi metodi di governo, anzi, sono suo avversario. E non credo neanche ai “pentimenti” repentini”, né ai miracolosi cambiamenti da Belzebù in Arcangelo Gabriele, grazie a pochi mesi di vita dietro le sbarre. Però mi è piaciuta di lui solo una cosa: la sua civile (lui dice “cristiana”) accettazione della Legge e della pena. Della Ragione, anche lui penitente, che mi ha appena inviato questa foto, oltre a essere stato un famosissimo ginecologo napoletano è anche uno studioso d’arte, uomo colto, dotato di spirito, senso critico e d’una verve molto partenopea. Certi suoi quadretti autobiografici sulla Napoli (e Capri) della sua giovinezza me li ricordo ancora: ci siamo conosciuti attraverso internet. Un tempo era radicale, laicista e libertario, perciò gli inviavo la mia newsletter del Salon Voltaire, ora cessata. A suo tempo si è battuto a lungo per la libertà di aborto: e proprio l’aborto ora lo ha punito. Posso dire una castroneria? Be’, invidio qualcosa a questi due noti personaggi ora carcerati: la loro sopportazione, la loro lucidità mentale, pur nel dramma del carcere, pur nell’umiliazione di dover condividere spazi e vita con ogni genere di criminali, veri o presunti. Ora il ginecologo mi invia una sua recensione al libro che Cuffaro ha scritto in prigione: “Il candore delle cornacchie” (Ed. Guerini, 20 euro; i diritti d’autore saranno devoluti in beneficenza). C’è tutta la sua vicenda, riferisce il recensore: come da uomo politico più potente della Sicilia sia diventato la matricola 87833 del carcere di Rebibbia. Oltre alla “cristiana rassegnazione”, pur nella ovvia dichiarazione di innocenza, vi si parla della curiosa storia di una cornacchia che si posava davanti alle sbarre della sua cella, delle visite di politici e cardinali, delle assurdità del regolamento carcerario, delle angherie e umiliazioni, della cena con Marco Pannella il 31 dicembre, delle cartoline quotidiane di una donna misteriosa da ogni parte del mondo (una hostess?), perfino della sua ora di corsa mattutina che gli ha permesso, nota il medico Della Ragione, una perfetta forma fisica (e il calo di 30 kg di peso), della sua tenuta in campagna dove – ha promesso – dopo la detenzione farà il contadino allevando pecore e capre e continuando a produrre un vino tra i più rinomati della Sicilia. Insomma, almeno in una cosa il carcere “fa bene”. Oltre al recupero del colloquio con se stessi, compreso un maggior controllo della psiche e del corpo, alimenta una virtù desueta: la speranza.

JAZZ. Il trombettista Lee Morgan, una delle voci più rinomate e riuscite della corrente mainstream del jazz moderno, l’hard bop, è qui presente in due video musicali YouTube, con Dishwater e Nostalgia, due brani non notissimi che meritano di essere ascoltati.

4 Comments:

Anonymous Anonimo said...

Sta in carcere da neanche un anno e già sarebbe un uomo nuovo....MA MI FACCIA IL PIACERE!!!

Questi vip che in pochi mesi di galera diventano tutti santi e martiri sono ridicoli. Mi stupisce che lei ci creda, non la facevo così tanto ingenuo!

8 gennaio 2013 16:02  
Blogger Nico Valerio said...

Ma dove ho scritto quello che dice? Anzi, sapesse, io sono in queste cose molto più severo dell'italiano medio. Comunque per evitare che la semplice descrizione della vita in carcere e il commento di una foto ricevuta, vengano presi per colpevole pietismo assolutorio, ho modificato l'articolo aggiungendo qualche aggettivo e qualche frase. Non amo gli equivoci. Grazie.

8 gennaio 2013 17:00  
Anonymous Anonimo said...

ok, allora le chiedo scusa per aver frainteso, forse ho letto troppo velocemente!

saluti
Andrea

8 gennaio 2013 18:51  
Blogger Nico Valerio said...

No, anzi, grazie, Andrea: la obiezione mi ha costretto a migliorare il testo, scritto troppo in fretta, e adesso come leggerà, rispecchia meglio il nostro COMUNE pensiero.

8 gennaio 2013 21:29  

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