30 maggio 2011

ECOLOGISTI. Nasce il nuovo soggetto politico post-Verdi. E gli anti-Casta?

Angelo Bonelli e Michele Dotti al congresso fondazione Ecologisti e civici (NV 22 mag 2011) Il nome, anche se è un po’ burocratico, è coerente con la promessa di un cambiamento. Da partito tra i partiti, con tutti i loro difetti, a movimento “metapartitico”: “Ecologisti e civici”. È stato presentato il 21 e 22 maggio, al teatro Ambra Jovinelli, a Roma. al termine di due giorni di un congresso per sessioni specializzate: 1. aree protette-territorio-animali, 2. energia-clima, 3. qualità della vita-paesaggio-città ecologiche, 4. economia verde, 5. etica-legalità, 6. nuovi diritti. Simbolo e programmi dettagliati saranno scelti alla fine di novembre, dopo consultazioni (“primarie”) nella base.
Il congresso dell’Ambra Jovinelli ha confermato la tendenza già manifestata qualche mese fa nel Conclave di Bologna (29 e 30 gennaio), in cui si incontrarono per fiutarsi l’un l’altro e cercare di superare le reciproche diffidenze gli ecologisti e i gruppi civici o anti-Casta, "ultima novità" della politica in Italia, se ci si dimentica dell'Uomo Qualunque di Giannini, dei Radicali di Pannella, della Lega Nord di Bossi, dell'Italia dei Valori di Di Pietro e perfino del Fascismo, che nacque contro i riti del parlamentarismo liberale e la corruzione dei partiti e della politica.

Ecologisti e movimenti dei cittadini si devono incontrare, anzi fondere: ecco il messaggio nuovamente sottolineato a Roma. Ma chi ha aderito poi, in pratica, delle decine di gruppi, all’appello della Costituente Ecologista, che è come dire di ciò che resta dei Verdi? Ben pochi. Di nuovo c’è stato il passo indietro dei più importanti gruppi civici e anti-Casta, che a Roma, dato il programma fondativo, non si sono visti, ma che a Bologna avevano inviato partecipanti o “osservatori”, come Alternativa di Giulietto Chiesa, Rete dei Cittadini di Sergio Mazzanti e Alessandro Lunetta, Cinque Terre di Marino Massimo e Maurizio Di Gregorio, e molti altre reti civiche. Per non parlare del movimento di Grillo, Cinque Stelle, che dopo le prime vittorie elettorali sembra essersi montato la testa e voler correre per conto proprio giocando al “tanto peggio, tanto meglio”. A Milano, prima dà per scontata la vittoria della Destra della Moratti, poi quando invece vince la Sinistra con Pisapia lo irride (“Pisapippa”). Proprio vero, allora, che il qualunquismo è una forma più subdola di anti-democrazia? Ad ogni modo, gli assenti hanno sbagliato a lasciar solo Bonelli: se i nuovi Ecologisti dovessero prendere la vecchia strada, sarà anche per colpa loro.

Le adesioni dei gruppi “civici” al nuovo soggetto degli Ecologisti di Bonelli sono, infatti, molto limitate. In pratica, la fusione, il rilancio, avviene solo tra i Verdi residui, cioè la Costituente Ecologista, più i firmatari dell’appello “Abbiamo un Sogno” (il sorridente – meno male – Michele Dotti) e il movimento virtuale dei Sindaci dei Comuni virtuosi (il bravo Domenico Finiguerra), con l’appoggio indiretto di alcuni club scientifici storici, obbligati per statuto alla apoliticità. Basti dire che Giuliano Tallone, presidente della Lipu, Lega italiana per la protezione degli uccelli e direttore del Parco del Circeo, è anche uno stretto collaboratore di Bonelli nella Costituente Ecologista ed ha avuto un ruolo di primo piano nell’organizzazione del Congresso romano. Bene: siamo da sempre dell’idea che, senza intaccare minimamente la neutralità della scienza (l’ecologia), studiosi ed esperti scientifici non possano dimenticare di essere uomini e intellettuali, ed abbiano anzi il dovere di dare una mano per costruire una società migliore. Anche Gianluca Felicetti, presidente della Lega anti-vivisezione, e Carlo Consiglio, presidente della Lega per l’abolizione della caccia, hanno portato la loro adesione personale.

Una sessione tematica del sabato (C.Pozzer 21 maggio) Angelo Bonelli, così, è il protagonista assoluto della fondazione del nuovo movimento politico (che “non è un partito”, ha precisato). Ha confermato, ma senza uno scatto di ulteriore coraggio e fantasia, la scelta coraggiosa di Fiuggi nell’ottobre 2009, in cui raccogliendo le spoglie dei vecchi Verdi, squassati da sconfitte politiche, protagonismo di primedonne e scandali, aveva rotto con la continuità rispetto alla passata classe dirigente (Pecoraro Scanio, Francescato, De Petris, Mattioli, ecc) che avrebbe voluto continuare l’innaturale e umiliante coabitazione con l’estrema sinistra di Sinistra e Libertà, e aveva riaffermto l’indipendenza culturale e politica degli ecologisti italiani, e l’intento di riorganizzarli in un soggetto autonomo entro qualche anno. E Marco Boato, politico verde di grande prestigio ed esperienza, era stato subito con lui (ma all’Ambra Jovinelli è apparso solo e in platea, sempre in disparte: segno chiaro di un certo dissidio con Bonelli, pare a causa dei residui rapporti con Pecoraro Scanio).

Bonelli è stato tenace capo-gruppo dei Verdi alla Camera, e con Boato è l’unico dei nuovi ecologisti a sapersi muovere con abilità nel difficile mondo politico italiano. Il nostro ecologismo, dunque, non offre di meglio come ceto politico. E sbagliano gli avversari esterni, come i gruppi civici Cinque Terre e Rete dei Cittadini, che parlano addirittura di machiavellica “poca chiarezza”, “ambiguità”, “vecchia politica”, il che è eccessivo e ingeneroso. Se questi difetti ci sono, sono dovuti alla sua natura, sono involontari. Peccato, piuttosto, che gli manchi il tocco brillante, il sorriso, il carisma: questi sì, servirebbero.

Pur nel tono dimesso e nella prudente linea diplomatica che gli sono propri, Bonelli ha confermato la nuova politica bipartisan anticipata al Congresso di Fiuggi, cioè non bipolaristica, che intende dare al nuovo soggetto ecologista. Né Destra, né Sinistra, insomma, almeno per partito preso. Si vedrà, com’è giusto e pragmatico, caso per caso, con la convergenza naturale sulle “cose”. Ma più spesso – siamo sicuri – finirà per criticare gli uni e gli altri. Una terzietà, però, che non è, non deve essere equidistanza, cioè un’ottusa via di mezzo geometrica tra due poli che sappiamo bene essere ugualmente insensibili all’ambiente e interessati allo stesso modo all’affarismo delle inutili e finte Grandi Opere “pubbliche” (ma, in quanto a vantaggi, privatissime), alla cementificazione speculativa, alla sottomissione ai monopoli e gruppi di potere piuttosto che ai cittadini.

In particolare, visto che ora è al Governo, com’è corretto nel sistema democratico-liberale, è questa Destra in particolare ad essere la più criticata. Devono capirlo quegli oppositori preconcetti che lo accusano ingiustamente di strizzare l'occhio al PD, cioè alla Sinistra istituzionale e moderata. Ma se perfino i liberali di centro e di destra sono oggi anti-governativi! Anche all’osservatore neutrale, questa Destra appare impresentabile e inaffidabile, per i ripetuti condoni ai reati contro il territorio, l’illiberale disprezzo per le regole, le mille scorrettezze che hanno toccato i temi ambientali, la tendenza alle inutili “grandi opere” per favorire le ditte amiche, la cementificazione selvaggia, la mano leggera sui reati di inquinamento, il rilancio del programma nucleare, le concessioni del diritto di superficie che finiranno per rovinare del tutto le coste italiane, i sotterfugi per vanificare i referendum, l’abbandono del patrimonio archeologico ecc. Basta leggersi, per passare in rassegna le sue imperdonabili magagne, l’ottimo libro-denuncia “Vandali”, di Stella e Rizzo (ed. Rizzoli). Se in futuro, insomma, dovesse nascere una Destra moderna, europea e attenta al territorio – possiamo così interpretare il pensiero del nuovo ecologismo pragmatico di Bonelli – allora, perché no, i nuovi Ecologisti non avrebbero alcuna difficoltà a dialogare anche con la Destra. Del resto, quando la ministra Brambilla (PdL, Destra) è intervenuta, perfino un po’ fuori delle proprie competenze, a difesa degli animali, tutti gli ecologisti italiani, anche di estrema sinistra, l’hanno lodata.

Ecologisti e civici, presentazione logo (Ansa,23 mag 2011)Nel suo messaggio augurale per il Congresso, inviato a Bonelli, il Presidente della Repubblica ha mostrato di cogliere il nuovo ruolo degli ecologisti italiani. “La tutela dell’ambiente – ha scritto Giorgio Napolitano – è ormai divenuta una esigenza irrinunciabile che deve essere resa patrimonio comune di tutte le componenti della società civile al di là degli schieramenti politici di appartenenza. Per questo ho apprezzato il suo richiamo a considerare l’ecologia e la tutela dell’ambiente come questione che riguarda tutti i paesi e la generalità dei cittadini. Spetta quindi a tutte le forze politiche sensibilizzare la pubblica opinione e formulare, all’interno di definiti ordini di priorità, proposte credibili e lungimiranti, capaci di superare impostazioni troppo legate alla contingenza del momento. Sono certo che dalla vostra Assemblea, che si propone di superare frammentazioni e divisioni ideologiche negative per la causa ecologista – ha concluso il Presidente della Repubblica – verranno in questa direzione proposte utili a rafforzare una piena e diffusa coscienza ambientale, in grado di fronteggiare i problemi di una società industriale matura come quella italiana”.

Tutto bene, allora? Per completezza critica e onestà intellettuale, accenniamo a due o tre punti deboli: l’apertura molto limitata ai gruppi “civici” e anti-Casta, come già detto, il che fa pensare qualche sospettoso che i nuovi “Ecologisti e civici” non siano altro che i vecchi Verdi con altro nome e altra veste, e il tono dimesso, poco festoso, della convention inaugurale. D’accordo, di questi tempi per l’ambiente in Italia e nel Mondo c’è poco da ridere, però non è futile notare che qualche fotografo (ricordo in particolare un operatore tv italo-tedesco che mi ha intervistato) andava borbottando che il simbolo storico del “Sole che ride” strideva in confronto con le facce seriose e depresse degli ecologisti italiani, sia sul palco, sia in platea. L’evento, in altre parole, è stato modesto, e questo non è senza significato, perché denota una mancanza preoccupante di entusiasmo e partecipazione popolare. Ben altra atmosfera – ricordiamo bene – si respirava nell’84, alla fondazione dei Verdi. E poi lo ha ricordato dal palco dell’Ambra Jovinelli anche la tranquillissima e moderata Dacia Maraini: gli ecologisti italiani oggi non sanno più comunicare. Sono, siamo autoreferenziali. La medesima sindrome di Pannella e dei Radicali? Sembra di sì.

Inoltre ha pesato sul clima e anche sulla sostanza dei lavori la scelta di evitare ogni dibattito o contrapposizione possibile. In alcune importanti sessioni tematiche di sabato 21, peraltro affollate, per esempio nelle sessioni 1, 2 e 3, tutto il tempo disponibile è stato monopolizzato dalle relazioni dei relatori prefissati, e non c’è stato spazio alcuno per le domande e le proposte dell’assemblea, starei per dire del “pubblico”.

“Ecologisti e civici”, dunque. Non solo i giornalisti politici, ma a maggior ragione anche la casalinga di Isernia e il ragioniere di Vigevano faticheranno a capire che cosa vuol dire quel “civici” aggiunto, che impedisce alla prima parola, semanticamente forte e autosufficiente come sa chiunque si occupa di comunicazione, di imprimersi nella mente del pubblico. Chi è impegnato da decenni nei temi ambientali ed ecologici sa che è una concessione demagogica ad una sorta di “spirito dei tempi”, anche se non lo vuole ammettere per carità di patria.
Come se gli ecologisti non avessero una cittadinanza, e non avessero già dimostrato, anzi, fin troppo, di volersi occupare di tutti i temi possibili, ultimo dei quali la Natura. E come se questa diluizione del proprio specifico fino alla perdita di identità e riconoscibilità presso il largo pubblico, non fosse stato addirittura uno dei motivi della loro decadenza.
E d’altra parte, se si intende riferirsi alle lotte dei cittadini nei municipi, sia verso gli amministratori locali, sia verso la classe politica nazionale, tutti i partiti possono in teoria legittimamente definirsi “civici”. Ora, poi, anche il movimento delle Cinque Stelle di Grillo, il più tipico esempio di questa categoria, ha avuto i suoi eletti.

Per tirare le somme, un Congresso preparatorio, più che fondativo: molto resta da fare, decidere, migliorare, comunicare, coinvolgere. Non sprechimo questi mesi. Nel frattempo, essendo stato un fondatore dei Verdi nell’84, mi sono sentito in dovere di firmare l’adesione al Congresso, ed ho partecipato alle due giornate e anche a tre sessioni tematiche. E mi dichiaro convinto assertore del nuovo soggetto ecologista, tanto più che Bonelli dice oggi cose che io ho sempre detto, criticando molti aspetti inutilmente “sinistresi” dei Rosso-Verdi degli anni 90. Purché siano rispettate le promesse fatte finora di un nuovo soggetto davvero severo e bipartisan. Perciò, se davvero amiamo e difendiamo la Natura e l’ambiente in Italia, diamo tutti una mano, qualunque sia la nostra idea politica, ai nascenti nuovi ecologisti indipendenti. Altrimenti, non lamentiamoci poi se aree protette, centri storici, periferie, borghi, spiagge e boschi, montagne e pianure, animali e cittadini, continueranno ad essere maltrattati e inquinati. Essere “ecologisti”, in questo senso, è un dovere morale di tutti, non di una ristretta setta di eroi o di fanatici. Tutti noi abitiamo questo bel Paese, politicamente unito dopo secoli di umiliazioni grazie all’intelligenza e ai sacrifici dei nostri eroi del Risorgimento, proprio 150 anni fa. Arrivederci tutti in autunno, sabato 26 e domenica 27 novembre.

Qui di seguito, in un lungo filmato, è possibile vedere tutta la seconda giornata dei lavori (durata: 6h 20min), quella dell’assemblea plenaria. Se si è interessati a qualche singolo intervento, seguire il link sovrimpresso che rimanda al sito di Radio Radicale, dove il file è diviso per oratori.

IMMAGINI. 1. Bonelli e Dotti, le due anime (ecologista e civica) del nuovo movimento. Appaiono perplessi, ma è solo un momento di stanchezza. Sembrano pensare: riuscirà il connubio, attireremo tutti gli ecologisti e i civici, e soprattutto arriveremo alla “massa critica”? (foto N. Valerio). 2. Una sessione tematica nel pomeriggio di sabato 21 maggio (foto C. Pozzer). 3. La presentazione del logo in conclusione della Convention degli “Ecologisti e civici” al teatro Ambra Jovinelli di Roma (foto Ansa) il 22 maggio 2011.

JAZZ. La grande cantante be-bop Billie Holiday che canta in una orchestra del periodo (e stile) swing. Non è cosa risaputa da tutti, specie i più giovani. Eccola con un gruppo di Teddy Wilson: Buck Clayton tp, Buster Bailey clarinet, Lester Young sax ten, Freddie Green guit, Artie Bernstein drums in When you’re smiling.

Etichette: , , ,

8 Comments:

Anonymous Madama Dorè said...

Bella relazione, completa e intelligente. Complimenti. Confermo: nella sessione su Territorio e urbanistica, quella con Berdini, la Violante Pallavicino e Turroni, non c'è stato alcun dibattito.

1 giugno 2011 00:17  
Anonymous Marion C. said...

Speriamo...

1 giugno 2011 12:25  
Anonymous adriano mencarelli said...

tutto ottimo, tranne una cosa, se permetti, quando dici che i radicali non comunicano e sono autoreferenziali.
forse può essere vero per pannella, che è diventato veramente ostico da seguire nei suoi ragionamenti, ma quando parla una bonino o un cappato mi pare che la chiarezza e l'intelligenza abbondino. il problema vero è che, dati alla mano, non gli è consentito, tranne rarissime eccezioni, comunicare le proprie idee, iniziative, o anche la semplice esistenza, in tv e sulla stampa.

1 giugno 2011 16:11  
Anonymous adriano mencarelli said...

aggiungo: ....rispetto, x esempio, ad un Di Pietro qualsiasi.

1 giugno 2011 16:15  
Blogger Nico Valerio said...

Adriano, sono anch'io un simpatizzante (critico) radicale, e da quando ero adolescente... Ma se ti dico quali sono le critiche poi ne deduci che... non sono radicale. In realtà bisogna distinguere il radicalismo dal pannellismo. Ecco non vorrei che l'amico Bonelli, anche lui come noi non insensibile al fascino radicale, li imitasse nel comodo piangersi addosso ("Ah, come sono cattivi gli altri!..."), anziché imparare a farsi capire - senza minimamente annacquare il messaggio - dalla casalinga e dal pensionato. Quasi sempre noi "radicali" e noi ecologisti parliamo tra di noi, per quelli come noi che già sanno tutto, non all'uomo della strada o ai giovani. Nessuno fa opera di educazione nelle scuole, p.es. E invece la provinciale Italietta liberale lo aveva capito! Scuola, scuola, scuola! E' lì che dobbiamo battere, se vogliamo far maturare idee ecologiste nella gente! Ma sono l'unico a ripeterlo.

1 giugno 2011 16:43  
Anonymous San Pietrino said...

Grazie per non aver fatto il solito panegirico propagandistico, ma aver presentato in modo critico e problematico, cioè intelligente, noi nuovi ecologisti. Era il modo migliore. Il tentativo di Bonelli avrà successo se stimoliamo la riflessione critica, oltre l'azione concreta. E hai fatto bene a sottolineare l'errore di molti gruppi anti-Casta che non partecipano al nuovo soggetto. Ottimo.

1 giugno 2011 16:46  
Anonymous Mary the Red said...

Bello e abbondante, come al tuo solito...:-) Certo che ci sono luci e ombre, ma è ancora presto per criticare: noi ecologisti ci fonderemo davvero a novembre. Ma nel frattempo dobbiamo lavorare per coinvolgere altre realtà e altri gruppi. Ciao.

1 giugno 2011 17:39  
Anonymous ing. Peeters said...

Una relazione equilibrata con qualche stoccata secondo me giusta ai cosiddetti "civici"...

2 giugno 2011 17:33  

Posta un commento

<< Home