17 dicembre 2009

VIAN. Quello strano genio anarchico e playboy che sedusse Parigi e la Francia.

Immaginate un identikit messo insieme da un agente ubriaco della polizia scientifica con i più casuali pezzetti di carte d’identità di personaggi rompiballe nei più disparati campi, dai più ai meno "seri". Per esempio: Marco Pannella, Alain Delon, Red Nichols, Fred Buscaglione, Francois Villon, Renzo Arbore, Vittorio Sgarbi, Federico Zeri, Roberto D’Agostino, Porfirio Rubirosa, Oscar Wilde, Lucio Dalla, Woody Allen ecc. Ah dimenticavo, aggiungete il più occhialuto e lentigginoso jazz-fan adolescente che riuscite a trovare, uno di quelli che durante i concerti si mettono sotto il palco a dondolare la testa e a battere il piede, quasi sempre col ritmo sbagliato. Ecco, mettete nel frullatore e otterrete qualcosa di vagamente simile a Boris Vian. Di lui abbiamo parlato anni fa, sul Globo, un saggio che è riprodotto nel presente sito.

Dilettante di genio, genio dell’irrisione e dell’anticonformismo, grande provocatore, versatile come pochi, re incontrastato della Parigi notturna degli anni 50, amico di Sartre e Juliette Greco, caustico scrittore satirico e viveur nottambulo, autore di teatro e opinionista, ingegnere e cantante, seduttore di femmine e moralista, insieme anarchico e mondano, battagliero e pacifista, critico musicale e trombettista jazz di stile New Orleans ("trompinette" chiamava il suo strumento).

"Vagabondo elegiaco", truand élégiaque, ha detto di lui Lucien Malson, critico di Le Monde. E intendeva dire poco meno che "barbone-poeta", uno di quei personaggi magici e sbrindellati di Kerouac che a forza di fuggire finiscono agli occhi dei lettori per diventare eroi carismatici, maestri di vita". Così cominciavo nel 1983 sul quotidiano Il Globo il primo saggio-ritratto apparso in Italia su Boris Vian, genio tipicamente francese che mai avrebbe potuto imporsi in Italia, se non altro perché gli Italiani non lo avrebbero capito, tantomeno – permalosi e provinciali come sono – avrebbero gradito la sua ironia. Nell’Italia degli avvocaticchi, da Bari a Milano, Boris Vian sarebbe stato inseguito da mille querele civili e penali intentate da ometti e donnette di nessun valore.
E invece pochi personaggi come lui hanno in Francia un seguito che dura da decenni, fino a sconfinare nel Mito.
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Ma, anche se le casalinghe e i pensionati che vedono la tv non lo sapranno mai, per fortuna l’Italia si è riscattata a Pitigliano con una curiosa e rilassata festa-convegno dedicata a Vian. Semplice, dissacrante, senza fronzoli, tutt’al più con un pizzico geniale di improvvisazione goliardica, come sarebbe piaciuto a lui.

Ma diamo la parola al "vianiano" Marcello Baraghini, famoso creatore di Stampa Alternativa e leader fin dagli anni ‘70 della cultura alternativa in Italia, che ha coordinato l’organizzazione dell’insolita rassegna.

"Le dodici ore del sesto Festival resistente di Pitigliano, dedicato a Boris Vian, hanno reso quel tributo che io per primo auspicavo, superando di gran lunga le più ottimistiche previsioni, non solo per numero di partecipanti ma per dar corpo collettivo tra voci recitanti, musicali e no, alle voci interiori di tutti quelli che hanno partecipato. Non solo per ricordarlo, quel gran provocatore di Boris Vian, ma anche per cercare di ispirarsi a lui per una nuova resistenza culturale e sociale, oltre che artistica".

"Il Teatro Salvini, gentilmente accordato dall'amministrazione comunale, era gremito in ogni ordine, così come i due spazi Strade Bianche e Libreria del Ghetto dove la trama per il nuovo da intraprendere è stata sempre fitta. Potrei di già inventariarlo, e comincerò per riconvocare resistenti, appassionati, i complici insomma.

Addirittura tra qualche giorno - dice Baraghini - potrei cominciare a riconvocarci per il prossimo dicembre.
"Le jour de Vian" come ricorrenza fissa, in altre parole, dedicato ai disobbedienti, della cultura, non solo a quelli nonviolenti e antimilitaristi, "per rileggere quel capolavoro poetico, quell'inno alla resistenza e disobbedienza del diserteur".

Il Festival della Letteratura Resistente, dedicato quest’anno a Boris Vian, si è tenuto a Pitigliano lunedì 7 dicembre dal pomeriggio alla notte inoltrata. Gli eventi sono stati gratuiti e senza sponsor.
Il festival era nato cinque anni fa "per proporre un'oasi di resistenza, libertà e fantasia, mille chilometri lontana dai riflettori e dai lustrini dei grandi eventi affollati da nani e ballerine". E aveva esordito in modo eccentrico. La prima edizione aveva avuto come protagonisti – ha ricordato Baraghini nell’invito, con gusto della provocazione – "quattro scrittori analfabeti: una contadina, un carbonaio, un tombarolo e un cocciaio, che dopo essersi raccontati con la loro lingua hanno avuto le loro storie pubblicate in un libro, e così sono divenuti scrittori. Perché, si sa, "la vita si scrive" o, meglio ancora, "la vita è letteratura".

Nelle edizioni successive, fino a quella dello scorso anno "Matti chiari, amicizia lunga", si sono avvicendati, tra tanti, autori come Gary Snyder, John Zerzan, John Giorno, John Sinclair, per citare alcuni dei dissidenti che hanno fatto la storia del pensiero moderno, assieme a una moltitudine di amici e compagni.

Questo sesto festival è stato interamente dedicato a Boris Vian, per festeggiarlo a cinquant'anni dalla sua scomparsa. Per chi lo conosce e lo ama, un'occasione per riproporre l'attualità delle sue provocazioni culturali. Per chi lo conosce appena o per niente, un'occasione preziosa per cominciare a farlo.

Con Michele Vietri, traduttore e curatore dell'ultima opera di Boris Vian e animatore del quartetto che porta il nome dell'artista, abbiamo sintetizzato l'idea che ci ha spinti a promuovere questa sesta edizione, accompagnata da un programma aperto, naturalmente, a ogni contaminazione.
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Ecco il programma della giornata di Pitigliano:
ore 17 - Strade Bianche, via Zuccarelli 25 a Pitigliano: "Vian mon amour", con Gianfranco Salvatore, Michele Vietri, Angelo
Olivieri, Marcello Baraghini.
ore 21,30 - Teatro Salvini, Piazza del Comune (Pitigliano):
Quartetto Vian in concerto: "En avant la Zizique"
Dopo concerto - Libreria del Ghetto, via Zuccarelli 260:
"La nuit de Vian", tributi e testimonianze.

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JAZZ. Il grande chitarrista francese, lo zingaro Django Reinhardt, è considerato tuttora il più grande e originale jazzista europeo. Eccolo in una rara registrazione musicale (con immagine fissa) mentre esegue Fine and Dandy con la chitarra elettrica, in un linguaggio che dallo swing puro guarda ormai al be-bop, Segno ulteriore che tra i due stili e periodi ci fu un rapporto di evoluzione, non di contrapposizione.

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1 Comments:

Anonymous Madame Bovary said...

Ah, averlo saputo prima, sarei andata! Oddio, sarò mica diventata una delle "tipiche casalinghe che vedono la tv", come dici tu...:-)

23 dicembre 2009 11:25  

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