01 gennaio 2015

IL GATTO. Ritratto del più caro, ingrato e inaffidabile degli “amici dell’uomo”.

Gatti nelle favole (disegno)IL GATTO CASALINGO, IL SUO “CARATTERE” E LE SUE MANIE

MALAFEMMINA D’UN SORIANO

Morbido. sfuggente, umorale, giocherellone e traditore: ecco un ritratto controcorrente, tutto aceto e miele, dell'amico dell'uomo più amato dalle donne.

NICO VALERIO,  Scienza 2000, ottobre 1988


Un cane giocherellone ci viene incontro scodinzolando, e noi lo scacciamo. Un gatto, invece, ci sfiora e fugge via con l'agilità di un'anguilla, se solo proviamo a carezzarlo. Perché? Perché il cane è il più grande amico dell'uomo, ma l'uomo è il migliore amico del gatto.
      E questo spiega due cose: la malasorte di certi cani non ricambiati nel loro attaccamento al padrone, e l'ingratitudine di certi gatti che dal padrone sono troppo amati. E il gatto che abbandona il suo padrone, che a sua volta ha abbandonato il suo cane, è strumento di una Nèmesi implacabile, diventa un riparatore di ingiustizie, un vendicatore. Perciò, quasi sempre, veneriamo il cane, ma siamo poi innamorati del gatto.
      Definito «domestico» da zoologi distratti, il micio di casa casalingo lo è solo part time, cioè quando gli conviene. Randagio, siamese, persiano, d'Angora (Ankara), soriano (siriano), di qualunque altra razza o condizione sociale, il gatto se ne va per il mondo forte di una decisa personalità, di una autonoma – come dire? ‑ visione delle cose, talvolta di un caratteraccio tutto suo.
      Bisogna accettarlo così com'è, oppure lasciarlo. A un amico più paziente di noi, s'intende. Tenendo presente che il più delle volte è lui a lasciare noi. Del resto, se non sgattaiolasse così bene, scivolando via all'inglese nel momento più opportuno (per lui), che gatto sarebbe? La gattaiola, il foro a misura di micio praticato sull'uscio delle vecchie case, serviva a questo.
Il Gatto e la Volpe con Pinocchio (A.Mussino, part)      Ora che i suoi «ospiti» sono più sedentari, il caro felino si è adeguato. Senza più gattaiola, in città la sua mobilità si riduce al percorso salotto-bagno-e-ritorno, sia pure con fantasiose variazioni.
      Lontana l'epoca del gatto da focolare, che dopo una giornata di stravizi e avventure si addormentava sulle ginocchia della padrona davanti al camino, incombe l'èra del Felis catus varietà televisivus, che sonnecchia al ritmo della moviola elettronica davanti allo schermo acceso.
Ma quando è sveglio ‑ secondo i suoi calunniatori ‑ si merita gli aggettivi di sempre: indolente, pigro, inaffidabile, goloso, anarchico, libertario, zingaresco, avventato, opportunista, svogliato, egoista, e chissà quanti altri.
Freyja, dei della fertilità dei Vichinghi con carro trainato da due gatti (picc)      «Malignità di chi i gatti non li ha mai amati né capiti – replicano i difensori ‑ perché ragiona col cervello di un uomo». Fatto sta che anche dizionari ed enciclopedie, forse asserviti alla lobby dei cinofili, ripetono le solite vecchie accuse. «Il gatto ‑ scrive il dizionario Enciclopedico Italiano ‑ è generalmente assunto come simbolo della falsità e della tendenza al furto: Falso come un gatto; Ladro come un gatto».
      Povero felino, incompreso e criminalizzato! Soltanto il Raiberti, oscuro scrittore della metà dell'800, volle elogiare in un libro i caratteri, le abitudini e le virtù, sì proprio le virtù, della razza felina, per contrapporli satiricamente ai difetti degli uomini. La discrezione, il senso dell'opportunità, un perfetto controllo dell'equilibrio, un'agilità proverbiale, la grande capacità di adattamento, sono per alcuni le migliori qualità fisiche e «morali» del gatto.
      In ogni caso, con i suoi presunti vizi e i suoi vantati pregi, il nostro amico felino non è che una vittima incolpevole delle arbitrarie proiezioni degli esseri umani.
Gatto aggressivo (stampa 600)Autonomo, coccolone ma anche irritabile, il gatto non viene mai addomesticato fino in fondo dagli esseri umani, anche se vive nelle loro case e viaggia sulle loro auto. A differenza del cane, che si affeziona ed è più fedele, il gatto forse affascina proprio per la sua irriducibile indipendenza.
      Divinità per gli antichi Egizi, idolo e compagno di vita di artisti sensibili e maledetti (E.A. Poe), oggetto di studio di celebri etologi (D. Morris), il gatto, tra gli amici dell'uomo è certamente il più amato dalle donne. E si comprende il perché. Di tutte le bestiole da compagnia è la più «femminile»: mobile, instabile di umore, emotiva, sfuggente, morbida, seducente, esoterica.
clip_image004      Le antiche streghe, ribalde e nude malafemmine, si tramutavano in gatte (v. riquadro).       Le streghe moderne hanno ancora con i gatti un rapporto morboso, esclusivo, ricco di zone d'ombra e di mai svelata complicità. A Roma le chiamano «gattare». Amano vivere con tanti felini attorno, e la notte le puoi sorprendere nelle strade buie a nutrire clandestinamente tribù di randagi.
Gli ecologi protestano: «Così si favorisce la sovrappopolazione, contro ogni equilibrio naturale». Ma le moderne streghe non ci badano. Questa volta sbagliano per troppo amore.

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LEGGENDE E RITI: DAL GATTO MAMMONE AL GATTO-STREGA
Miao, sento odore di zolfo
Strega e gatto che strimpella il violino nel Sabba (antica stampa, part)
Il gatto, proprio per la sua natura misteriosa, è sempre stato al centro delle favole per bambini e anche di ricorrenti leggende popolari, comprese canzoncine o versi irriverenti che hanno allarmato polizie e Governi, come la famosa cantilena “Maramao, perché sei morto?"
      Attorno alla figura del gatto sono andate sorgendo le più diverse credenze. E’ stato visto talvolta come entità positiva e benefica (ad esempio nell'antico Egitto, che usava perfino elevargli altari e statue). Ma altri popoli l'hanno invece considerato servitore del demonio.
      Mostro immaginario delle favole, evocato da che mondo è mondo dalle mamme per impaurire i bambini, il «gatto mammone»  (dall'arabo maimún, scimmia ma­caco) doveva essere un animale grosso, nero, peloso, ma agilissimo. Più grande d’una lince, più piccolo d’un orso. Saltava addosso ai bam­bini soli sul limitare del bosco per sbranarli.
Gatto nero di notte con luna piena stilizzata (piccolo)      Ma il gatto, ogni gatto, sia nelle leggende sia nella fantasia po­polare, è per eccellenza l'animale delle streghe, dei sortilegi e degli incantesimi.
      In Puglia le vecchine credono ancora oggi che in ogni gatta randagia si nasconda in realtà l' anima di una strega. Raccontano che nella vecchia Bari aragonese le streghe salivano nude sul terrazzo più alto della casa, da dove si lanciavano nel vuoto tramutandosi in gatte.
      A Oppido Mamertina, in Calabria, i gatti sono tabù. Chi uccide un gatto dovrà scontare la colpa con sette anni di penitenza, e quando sarà sul punto di morte la sua anima non potrà staccarsi dal corpo finché non verrà portato un gatto al suo capezzale.
      In provincia di Novara, a Miasino, giurano di aver visto più volte un fantasma in forma di gatto, «di color bianco, diafano e trasparente», scomparire per incanto dentro un muro.
[Papa%2520con%2520Triregno%2520come%2520gatto%2520furbo%2520e%2520inaffidabile%2520%2528stampa%2520francese%2529%255B12%255D.jpg]      A Bormio, in Valtellina, i vecchi si dicono convinti che in ogni gatto «dispettoso» si celi una strega, e raccontano in proposito antiche e inquietanti storie.
      A Ellera, in Liguria, si narra che le locali streghe si erano mutate in gatti dopo l'invasione dei francesi e avevano preso l'abitudine di mostrarsi in chiesa soltanto al sacerdote che officiava la messa, restando invisibili a tutti gli altri fedeli.
      A Feltre, nel Bellunese, tenere in braccio un gatto nero morto è invece un rimedio efficace contro il latrare assordante delle anime dannate che hanno preso le sembianze di cani.
      A Vicenza, invece, un'antica e maligna voce insinua che i gatti vengano da sempre cucinati in salmì o arrosto al posto delle lepri e dei conigli.
Cavour Il gatto cavorrese, satira Pedrini, Il Fischietto (part, picc) 21 dic 1848      I marchigiani, da parte loro, sono accusati di detestare i gatti di ogni razza. Trattano bene soltanto i gatti randagi perché sanno che si trasformano spesso in streghe.
      In Ciociaria, a Vallemaio, c'era l'usanza superstiziosa di curare il mughetto dei neonati introducendo nella loro bocca una coda di gatto.

IMMAGINI. 1. Il gatto in una delle tante illustrazioni di favole per bambini, alcune perfino inquietanti. 2. Mosaico romano con gatto che attacca una gallina. 3. Gatto domestico in disegno bianco-nero. 4. Il gatto e la volpe della favola, coppia simbolo di scaltrezza e dissimulazione, si ritrovano anche nel Pinocchio di Collodi (dis. di Mussino). 5. Freya, dea della fertilità presso i Vichinghi, su un carro trainato da due gatti. 6. Gatto aggressivo in una stampa del Seicento. 7. Il dio gatto degli Egizi. 8. Gatto che suona il violino al sabba delle streghe. 9. Il gatto simbolo notturno. 10. Gatto sornione ma infido che rappresenta il Papa nella satira francese del Settecento. Anche nella pittura il gatto era rappresentato come simbolo di tradimento e maldicenza. 11. Il “gatto cavorrese”, cioè il furbissimo e diabolico Cavour, nella satira del disegnatore Pedrini sul giornale Il Fischietto (1848). Il che dimostra che anche i migliori degli Italiani, i Padri della Patria, ai loro tempi erano criticati, eccome, dai tanti che anche allora fingevano di ignorare ipocritamente che la furbizia è la prima dote in Politica, dalla Polis di Atene in poi.

AGGIORNATO IL 29 GIUGNO 2017

2 Comments:

Anonymous Anonimo said...

E' simpatico perché è opportunista (ma nel senso buono).
E' simpatico perché non è servile come il cane: quest'ultimo, di riffa o di raffa, si deve affezionare al padrone; il gatto no, si affeziona (per modo di dire) a chi lo tratta meglio, a chi gli fa più coccole (quando è lui a chiederle) e a chi gli offre le pappe più gustose.
E' simpatico perché è molto filosofo.
E' simpatico perché è discreto.
E' simpatico, infine, perché .... insegna a vivere: mangia quando e quanto vuole, si fa coccolare quando e quanto vuole, ma non fa nulla tutto il giorno (riuscite forse a immaginare un gatto che lavora?).
Ebbene sì: io adoro i gatti, lo ammetto. Sono tra gli animaletti più belli che ha inventato Madre Natura.
Evviva il gatto!

Piero Mazza - Milano

5 febbraio 2015 00:41  
Anonymous Anonimo said...

E' simpatico perché è opportunista (ma nel senso buono).
E' simpatico perché non è servile come il cane: quest'ultimo, di riffa o di raffa, si deve affezionare al padrone; il gatto no, si affeziona (per modo di dire) a chi lo tratta meglio, a chi gli fa più coccole (quando è lui a chiederle) e a chi gli offre le pappe più gustose.
E' simpatico perché è molto filosofo.
E' simpatico perché è discreto.
E' simpatico, infine, perché .... insegna a vivere: mangia quando e quanto vuole, si fa coccolare quando e quanto vuole, ma non fa nulla tutto il giorno (riuscite forse a immaginare un gatto che lavora?).
Ebbene sì: io adoro i gatti, lo ammetto. Sono tra gli animaletti più belli che ha inventato Madre Natura.
Evviva il gatto!

Piero Mazza - Milano

5 febbraio 2015 00:43  

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