13 settembre 2018

CERONETTI, il vecchio bambino, poeta e narcisista che non accettava il Mondo.

PER L’ANAGRAFE E’ MORTO OGGI, ma – che ne sanno i burocrati della natura degli uomini? – in realtà ci aveva lasciati da tempo. Come molti di noi, anche meno timidi di lui e soprattutto meno snob, Guido Ceronetti appena aperti gli occhi su questo Mondo moderno, ben diverso da quell’Altro che lui sognava, aveva messo macigni invalicabili tra sé e gli altri, specialmente se appartenenti alla varietà contemporanea dell'Homo sapiens italicus..
      Perciò non era solo un anti-italiano; uno così si sarebbe trovato male (cioè bene, per potersene lamentare scrivendo: in fondo chi scrive è sempre uno scontento), in qualsiasi Paese, non solo l’America e l’Inghilterra, patrie abusive della nostra Civiltà poco civile e capri espiatori di tutte le (nostre) brutture, ma anche della pur amata India (quale, quella di oggi? ah-ah-ah!).
      Così, è stato acuminato, crudele, polemista di costume e politico, pur senza capire un’acca, come tutti gli artisti, di Politologia e Sociologia (scienze moderne, finte, anzi, no, troppo realiste: fotografano anziché educare l’uomo, puah!). Per vastità d’intelligenza era eclettico, filologo, poeta e filosofo onnisciente come i Rinascimentali. Per spirito era apocalittico millenarista e biblista, amante del macabro e di ogni Giudizio Universale come i monaci Medievali. Ma per spirito critico moralista e mondano (sì, perfino lui) era cultore del bon-mot elegante, dell'epigramma ben riuscito, dell'aforisma tagliente capace di “épater les bourgeois”, proprio come gli odiati Illuministi.
      Eppure, nonostante la sua aria monacale, indifesa e dimessa (qualcuno, perfido, diceva costruita ad arte) da vecchietto-saggio anzitempo che attirava la stima e la “compassione” delle donne, al proprio corpo, anche se ridotto all’osso, ci teneva, eccome. Non lo destinava solo a penitenze, digiuni e improbabili resurrezioni come un superficiale avrebbe immaginato squadrando la sua figura: anzi poteva essere definito un salutista, un edonista, addirittura un naturista vegetariano. Nei mitici avventurosi e felici anni Settanta, lungo lo Stivale eravamo forse solo in due a bere tè verde e a condire gli alimenti col germe di grano: il secondo era Ceronetti. Aveva antenne sensibilissime ed era sempre aggiornato; così era stato tra i primi intellettuali, insieme a Dacia Maraini, a leggere i miei articoli e libri sull’alimentazione naturale. Lo incontravo spesso nei ristorantini vegetariani romani di via della Vite e di via Crescenzio.
      Il viso, poi, tradiva non l’adolescenza, ma proprio un’infanzia prolungata oltre ogni limite, un eterno inquietante bambino-vecchio grande teorico e pratico del Ludico. Solo che il gioco lui lo interpretava dietro il paravento dell’azione scenica interpretando spesso con la seriosità tipica dei bambini il ruolo del burattinaio e del burattino in vari spettacolini deliziosi che incuriosirono anche Moravia e Fellini.
      Ma quello che dava originalità alla sua personalità era la tendenza all’Insolito, ad essere sempre affascinato dall’Antico, dall’Esoterico, dal Simbolico, dallo Spirituale. Ah sì, e allora come si spiega la sua curiosa ricerca del Semplice e Naturale? Col fatto che anche questi perduti valori erano riscoperti e rivalutati in quei primi anni di crisi e autocritica della società industriale, appunto, come ignoti ai più, desueti, dimenticati, insomma elitari, raffinati. Ecco l’ulteriore snobismo, allora comune sia alla cultura di Sinistra che a quella si Destra, a cui sotto sotto apparteneva senza saperlo, in quanto nemico del Mondo moderno.
      Con la tipica efferata crudeltà dei finti deboli, era e appariva un grande moralista esistenziale e politico, un polemista educatore. Con le sue parole, in volumetti sempre eleganti per forma e contenuto, avrebbe preteso di cambiare il Mondo, che dico, il Genere Umano. Narciso? Certo, perché, avete qualcosa contro i narcisi?
      Dite che in immagine ricordava maledettamente un famoso attore di culto Oscar mondiale dell’ironia? Se Ceronetti avesse saputo suonare il clarinetto jazz e avesse avuto un minimo di auto-ironia e ancora più narcisismo (ancora di più?), sarebbe stato il Woody Allen della scrittura e del pensiero debole. Invece, per fortuna, era più vero, più terribile. Perché in realtà fu un intellettuale abnorme e poligrafo, capace di tutto, e non “soltanto” un grande scrittore satirico. “Soltanto”?

IMMAGINE. Lo scrittore, saggista, poeta, drammaturgo e polemista Guido Ceronetti, col suo abituale berretto basco (foto La Stampa).

AGGIORNATO IL 17 SETTEMBRE 2018